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FEBBRAIO 2006

     

IN NEURINOMA (Anna continuazione)

Circa venti giorni dopo averlo consultato, il chirurgo mi informò che c'èra un letto disponibile in ospedale, sicché l'indomani mi ritrovai a ripetere tutta la prassi per subire ancora un altro intervento chirurgico. I miei ricordi sono un po' confusi, ma di questo mi compiaccio perché mi aiuta a non soffrire, ricordando quei terribili momenti.

Del giorno dell'intervento, ricordo che mi condussero in sala operatoria solo nel tardo pomeriggio, io, per distrarmi nella lunga attesa, scrissi un racconto che in seguito inviai ad un concorso letterario dove giunsi tra i finalisti.

Nella tarda mattinata di quel giorno, giunse Rita e restò a darmi la sua confortante presenza sino al momento che mi condussero in sala operatoria ed ad intervento ultimato quando mi svegliai lei era ancora presente, l'affetto e la riconoscenza che provo nei suoi riguardi è immensa, anche se non sono capace di dimostrargliela come vorrei, insieme a lei accanto al mio letto, vidi anche mio fratello mia cognata e mio figlio ed un'altra carissima e generosa amica.

Ero completamente sveglia, quando l'assistente del chirurgo venne a controllare di persona il mio stato e dichiarò che avevano asportato un grosso quantitativo di materiale fibroso, corrispondente ad una mela, io francamente non compresi di cosa si trattasse e non pensai di chiedere una spiegazione.

L'indomani fu il chirurgo a farmi una visita di controllo, io gli dissi di sentirmi molto bene e sostenni di avere la netta impressione che finalmente lui aveva risolto il problema, ma, la sua risposta fu molto cauta, infatti, dichiarò che soltanto dopo un paio di mesi si sarebbe sentito in grado di dire che il problema era stato risolto, io anche in quella circostanza non compresi bene che cosa avessi. Tornai a casa convinta che ormai c'era solo da pazientare qualche giorno e poi avrei ripreso la vita abituale, invece tutti i sintomi accusati in precedenza tornarono a farsi sentire e con maggior violenza.

Consultai ancora il chirurgo, questi dichiarò che la causa delle scariche elettriche che accusavo purtroppo erano dovute al fatto che il nervo reciso aveva formato ancora delle fibrose e in futuro si sarebbero formate ancora e avrei dovuto continuare ad asportarle ad intervalli di un paio di mesi. Per la prima volta lo udii pronunciare la parola neurinoma.

Inutile dire il mio sconforto, l'amica carissima che generosamente mi aveva accompagnata, chiese al dottore se era il caso di consultare altri specialisti in quella determinata materia ma, il dottore rispose con sicurezza che lui non conosceva uno specialista in grado di risolvere il mio problema, aggiunse che il neurinoma che si era venuto a formare non dava altre alternative, inoltre la possibilità di camminare era molto remota, concluse che forse si sarebbe avverata a distanza di un paio di anni se il mio organismo avrebbe ben reagito alle cure mediche.

Forse istintivamente mi rifiutavo di comprendere il significato della parola “neurinoma” però di una cosa ero certa, mi rendevo conto che il mio corpo mi era all'improvviso diventato sconosciuto e non rispondeva neanche ai minimi comandi che il cervello gli trasmetteva, era morto mentre la mia capacità di capire era cosciente. (continua al numero successivo)


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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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