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FEBBRAIO 2006

     

CAROL WOJTYLA, GRANDE COMUNICATORE

I media ci hanno abituati a creare ritorno a qualsiasi evento, dal più semplice e talvolta disimpegnato a quello che intende far passare un messaggio di un certo spessore culturale, una sorta di spettacolo al fine di catturare l'attenzione della maggior quantità di persone possibile. E' un gioco che comporta anche rischi e pericoli.

Non tutto ciò che passa in TV però ha una finalità costruttiva, vuole offrire un messaggio di verità. Gli spettacoli di evasione, la maggior parte delle volte, diventano contenitori di volgarità, di sproloqui, di banalità dove militano persone che di professionalità ne hanno ben poca. Persone spesso disposte a tutto pur di apparire, di godere di un certo successo e far soldi col minimo sforzo. Il mondo del media e della pubblicità spesso banalizza il male, facendolo sembrare, in certi casi, più autentico del bene.

Ma in sé la TV e Internet, per esempio, non sono altro che dei mezzi di comunicazione tecnologicamente sofisticati, che servono ad interagire con gente di ogni fascia di età e di culture differenti; e, come sempre, è l'uso che si fa delle cose che ne determina la qualità. Non è più necessario far pensare, occorre far vedere; non si sviluppano più idee, si raccontano storie; non si cerca più di svelare la verità, ma si suscitano emozioni.

Penso al nostro amato e compianto Papa Giovanni Paolo II; egli non rimase turbato da questo fenomeno, anzi capì che nell'era in cui viviamo è assai importante fare uso della tecnologia mass mediatica per comunicare al mondo intero; consapevole che una semplice immagine, a volte, è meglio di un'enciclica. “Impossibile fare pastorale oggi sottovalutando l'impatto dei mezzi della comunicazione sociale ignorandone i linguaggi. Un loro uso al tempo stesso avveduto e coraggioso è condizione imprescindibile per parlare di Dio all'uomo contemporaneo” (Orientamenti pastorali per il decennio 2001 – 2010: “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa). Ovvero: un annuncio del vangelo adeguato al nuovo contesto culturale determinato dai media”.

Papa Wojtyla fu un uomo del nostro tempo, che seppe approfittare con grande maestria di ciò che la tecnica ha messo a disposizione dell'uomo, dichiarando che la verità deve essere proclamata con i mezzi dell'epoca e la Chiesa deve essere visibile: mise pertanto in scena grandi celebrazioni.

Come non ricordare i bagni di folla di cui ha goduto durante i suoi viaggi in tanti Paesi stranieri, ripresi da tutte le più grandi TV del mondo?

I giovani sono stati la sua grande passione! Abbiamo potuto assistere dagli schermi televisivi, agli incontri del Pontefice con i grandi della terra, uomini di potere, di cultura, capi religiosi; giovani di tutte le razze, assistendo a manifestazioni mediatiche di grande suggestione e impatto emotivo. Canti corali, balli folkloristici, effetti scenici quasi sempre accompagnavano gli incontri; spesso anche la funzione eucaristica.

Alla fine del primo viaggio negli Stati Uniti, nell'ottobre 1979, la rivista “Time” titolò: John Paul II, Superstar!” – Dunque l'informazione ci viene mondializzata e l'annuncio del Vangelo non è più limitato ai pulpiti delle Chiese, ma esce sulle piazze e nei mega – spazi di tutto il mondo e viene spettacolarizzato con raduni giganteschi, show internazionali, benedizioni in 60 lingue diverse: non ci sono limiti alla mondializzazione del messaggio papale!

Ma questo Papa, molto “mediatico” se da un lato approfitta del fenomeno che fa arrivare il messaggio, la Buona Novella, in ogni angolo del pianeta, secondo le esigenze spettacolarizzanti dei mezzi di comunicazione di massa, resta comunque molto critico nei suoi confronti in generale: “I media devono restare a servizio della verità, della giustizia e della moralità” All'inizio di una Quaresima chiede, suggerisce un “digiuno televisivo”. E' capace anche di ironia quando, a bordo dell'aereo che lo porta a Cuba, il 21 gennaio 1998 dichiara: “Se voglio sapere qualcosa sulla mia salute, soprattutto sulle mie operazioni, devo leggere i giornali”!

I giovani lo hanno capito e seguito sempre con grande entusiasmo, perché egli ha compreso il loro modo di comunicare e l'ha fatto suo.

Ecco ciò che significa empatia: tendenza ad identificarsi emotivamente con un'altra persona; consapevolezza dei pensieri e dei sentimenti di un'altra persona. La gente, i giovani hanno recepito e lo hanno amato. In TV abbiamo visto la massa di gente accorsa in Piazza S. Pietro a Roma, quando il Papa stava per tornare tra le braccia del Padre, e sentito tanti giovani dichiarare: “Sono qui a rendere omaggio al Papa, che amo come fosse mio nonno!”.

Papa Giovanni Paolo II aveva fatto passare il messaggio di Cristo utilizzando i mezzi di comunicazione del nostro tempo, con grande maestria, con un talento naturale, ma soprattutto con la voce dell'amore. L'amore ha sempre, talvolta contro tutto e tutti, la corsia preferenziale della comunicazione.

L'amore dunque diventa un modo di relazionarsi con il mondo esterno; esso non è perciò dipendenza in una relazione (sarebbe schiavitù d'amore), ma è rispetto della diversità dell'altro; l'amore è tenerezza in antitesi con la rigidità e l'aggressività.

Papa Wojtyla ce l'ha comunicato questo amore, l'abbiamo sentito dentro di noi, nei suoi gesti e nelle sue parole. Egli non ebbe pregiudizi di sorta, nutrì fiducia in particolare nei confronti dei giovani (“Voi siete la luce del mondo e il sale della terra”), guardò con ottimismo al lato positivo della gente, seppe perdonare il suo attentatore con grande libertà interiore, attingendo alle sue risorse personali, doni di Dio, che condivise con l'umanità intera. In questo modo il nostro Giovanni Paolo II aiutò tutti, indicando la via per diventare individui straordinari come fu lui. Questo è comunicare ad arte.

Cristo, la Chiesa, i giovani furono la sua grande passione!

Dada

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Messaggio a Miriana del 2 / 1/ 2006

Cari figli, mio Figlio è nato, il nostro Salvatore è qui con noi.

Cosa ostacola i vostri cuori di accettarlo? Cosa c'è di falso in loro?

Purificatevi col digiuno e la preghiera. Riconoscete e accettate mio Figlio.

Il vero amore e la vera pace solo Lui vi dà.

La strada verso la vita eterna è Lui, mio Figlio.

Vi ringrazio.

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Un giorno malinconico Vania Carmasi Guidi

E' una giornata di pioggia e di vento, sono molto triste.
Nel pomeriggio mi sono accoccolata sul divano,
brutti pensieri si affacciavano alla mia mente,
ricordi che volevo soffocare
e invece erano sempre più vivi da non poterli cancellare.
Stavo male, volevo uscire ma non potevo,
il tempo non lo permetteva.
All'improvviso mi sono messa a pregare,
ho recitato il Padre Nostro,
pian piano mi sono calmata, ho iniziato a pensare.
Chissà se domani verrà il sole e illuminerà la mia casa,
se leverà quel grigiore e mi libererà da quei brutti ricordi.
Così penserò alle cose belle del passato,
sperando che ce ne siano anche nel futuro.
Uscirò di casa con cuore gonfio d'Amore per donarlo
a tutte le persone che possono Amare di più il Signore.


 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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