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MARZO 2005

     

A integrare quanto detto precedentemente in questa sede, sebbene in modo succinto, ho fatto una piccola ricerca sul “Manuale di Bioetica” di Elio Sgreccia (Cap XVI – volume i. Ecco quanto mi è parso opportuno estrapolare.

Dada

La incontentabilità della storia

Con questa espressione: “L'incontentabilità della storia”, un filosofo del diritto (Capograssi, Introduzione alla vita etica), descrive il costante dislivello che esiste nell'uomo stesso tra un'insopportabile sete della volontà verso una felicità piena e inappagata e le concrete azioni circoscritte dai limiti e negatività, tra una sete di conquista del “di più”, della pienezza, e la ricaduta sul negativo e sul “no” che accompagna ogni esperienza di vita. In questo dislivello si attua una tensione, perché la volontà umana, come chiamata dall'eterno e dall'infinito, non cessa di lottare contro i limiti e spingersi oltre nella esperienza di una conquista del cosmo che circonda la vita, del mistero che avvolge la mente. Scienza e tecnica si intrecciano da sempre per sapere di più, dominare di più, essere di più.

C'è una volontà incoercibile al fondo, c'è quindi un'eticità nella sete del sapere e del fare. Che questa eticità sia ordinata e positiva dipenderà non soltanto dai fini verso cui si dirige la conquista, ma anche dai modi e dai mezzi che si realizzano durante il cammino e la conquista, dipenderà soprattutto dal progetto di uomo e di umanità che via via si proietterà all'orizzonte: tecnologia e deontologia dovranno congiungersi insieme durante il cammino. Ma intanto è certo che il cammino c'è stato e ci sarà, perché l'uomo è fatto per camminare, è pellegrino in cerca di grandezze maggiori di lui e di orizzonti non ancora raggiunti……

…. Ma ci si domanda perché oggi il problema è diventato più acuto ed è fatto oggetto di interrogazione etica. Quando l'uomo addomesticò il cavallo non si posero problemi etici, anche se poi fu usato, oltre al resto, anche per la guerra; quando l'umanità inventò la ruota o l'aratro non si posero problemi etici, anche se queste conquiste servirono per lavorare la campagna e trasportare i prodotti, ma anche per rifornire gli eserciti e incrementare la sete di conquiste. Oggi il problema etico si pone in modo più acuto per più ragioni: il potenziale accresciuto ed esplosivo posto nelle mani dell'uomo, capace di distruggere l'uomo stesso e l'umanità intera; il bisogno di un nuovo progetto di umanità che integri le conquiste nei valori umani perenni e profondi; la persuasione che a fare ciò non bastino le volontà di alcuni, o non siano sufficienti alcune leggi, ma occorra una crescita globale dell'umanità.

Vediamo anzitutto di definire il ruolo della tecnica in rapporto alla persona. La tecnica, come prassi, configura il rapporto strumentale della persona con il mondo; è il potenziamento e il prolungamento del corpo. Per millenni l'uomo ha cercato strumenti per potenziare la sua forza muscolare, in seguito la tecnica ha amplificato il sensorio; l'udito e la vista. Si pensi a quello che oggi è consentito vedere e udire con l'ecografia, i raggi X, la radio e la televisione. Infine, nel nostro tempo – e il cambiamento è perciò epocale – l'uomo ha inventato mezzi per potenziare il sistema nervoso centrale: non più soltanto la forza muscolare, ma anche la forza mentale. Come vedremo non tutto il pensiero entrerà in questa trama strumentale, ma soltanto il pensiero qualificabile e calcolabile, riducibile a formulazione, ma intanto un'era nuova si è aperta, quella dell'informatica e della robotica in cui le forze di dominazione del mondo sono accresciute e il cervello umano è stato potenziato dalla macchina.

Ma facciamo una rapida rassegna di questo sviluppo della tecnica: nella ricostruzione delle diverse tappe del progresso della tecnica, del rapporto tra uomo e natura, gli studiosi della storia della civiltà affermano che in ogni tappa di evoluzione della tecnica c'è stata una “mutazione” della società e della cultura, in altre parole un progetto – uomo. Questo dato è importante per rilevare che la tecnica non è soltanto un fatto strumentale, ma anche culturale e, perciò, ha anche una dimensione etica.

Sotto il profilo della storia dello sviluppo tecnico l'umanità ha conosciuto quattro ere. Queste fasi sono successive, ma all'apparire di una nuova non scompare immediatamente la precedente.

La prima era è quella primitiva, detta anche “della caccia e della pesca” : l'uomo raccoglie quello che la terra produce spontaneamente. Gli strumenti di lavoro sono quelli di primo contatto: pietre, bastoni, frecce e asce sono strumenti di contatto diretto con l'oggetto. A questa fase corrisponde un'organizzazione sociale molto semplice: la famiglia e la tribù; la vita abitativa è provvisoria a modo di capanna oppure costituita da rifugi naturali come le grotte.

La fase successiva, quella agricolo – pastorale , è caratterizzata dalla lavorazione del suolo, per ricavarne prodotti: l'invenzione della ruota, la costruzione della casa, la lavorazione dei metalli, lo scambio dei prodotti, la moneta e la scrittura; la costruzione di difese; in sintesi la grande civiltà agricola conosciuta in oriente (Egitto, Mesopotamia, Asia Centrale), nell'America precolombiana, in Grecia, a Roma. La fase agricola è giunta fino all'invenzione della macchina e ha continuato a fianco della civiltà industriale. Peraltro anche tracce e zone di cultura primitiva hanno continuato a coesistere con le fasi successive. Nella cultura agricola la civiltà è giunta a quel grado di sviluppo delle arti, della letteratura e del pensiero filosofico cui noi ancora siamo debitori. L'organizzazione sociale ha raggiunto la fase del diritto e ha vissuto l'esperienza che la nostra storia conosce fino al XVIII secolo.

L'era industriale è caratterizzata dalla macchina, che ingigantisce la forza dell'uomo e trasforma più profondamente la natura – la materia prima – che l'uomo reperisce nel suo ambiente; tali macchine sono sempre più potenti, capaci di utilizzare sempre nuove forme di energia (vapore, elettricità, prodotti petroliferi). Sorgono i fenomeni propri della civiltà industriale: la questione sociale, l'urbanizzazione, la frammentazione della famiglia, il consumismo produttivistico, l'edonismo, i problemi demografici, le rivoluzioni politiche e sociali che si sono intrecciate. La macchina non ha trasformato soltanto la materia prima, ma anche la società e i valori.

Gli studiosi di antropologia culturale ci avvertono che siamo giunti alla quarta era del mondo, definita dai più era tecnologica . La caratterizzazione dell'epoca proviene dal progresso tecnologico, per cui la macchina guida altre macchine e ciò è reso possibile soprattutto tramite l'informatica. L'informatica ha consentito di imitare e potenziare non solo la forza muscolare ma la forza mentale dell'uomo. Non che, per costruire la macchina di primo tipo, l'uomo non debba utilizzare le risorse mentali: scienza e tecnica si sono sempre congiunte da che uomo è uomo, ma lo scopo delle macchine di informatica (robot e computer) è quello di utilizzare il calcolo, l'informazione e il dato mentale trasmesso dall'uomo, e di procedere alla combinazione, simulazione, calcolo automatico.

E' stata così possibile la cibernetica (“Teoria di sistemi di controllo che si serve in particolare di analogie fra le macchine e il sistema nervoso degli animali e dell'uomo” Zingarelli) , o meglio, si è reso possibile il trasferimento della cibernetica residente all'interno dell'uomo nella cibernetica all'esterno dell'uomo….

Questa teoria scientifica, come molte altre del resto nella storia delle scienze, ha travalicato presto l'ambiente specialistico per tentare di acquistare una connotazione extrascientifica a livelli diversi. Premesso, infatti, l'utilizzo di automi, macchine complesse in grado di eseguire funzioni sofisticate, la cibernetica ritiene che in ambito biofisico i disturbi neuropsichici possono assimilarsi a deficit di controllo e di elaborazione dei dati da parte delle macchine. A livello biologico essa afferma la riproducibilità delle basi fisiche della vita e dell'intelligenza e, sempre mediante robot, sarebbe possibile – siamo a livello psicologico – di riprodurre qualsiasi comportamento umano. In ambito antropologico viene affermata la capacità di principio da parte degli automi, di compiere qualsiasi attività umana.

… da quanto detto, ne emerge che le implicazioni di questa nuova era sono immense e non tutte ancora prevedibili e compensate. Anzitutto è stata realizzata così la fissione dell'atomo, per cui questa, era stata anche chiamata era atomica ; è stato reso possibile il volo spaziale, per cui la stessa è stata anche definita era spaziale . Si rende possibile la progettazione simulata per cui la nostra è diventata l'era del progetto e del futuro. In campo medico siamo alla realizzazione non soltanto delle macchine che sfruttano i raggi, le radiazioni atomiche, la captazione dell'energia nucleare nell'organismo, ma si sta realizzando la telemedicina e la computerizzazione, nella gestione del malato e nella conservazione e lo studio dei dati nosografici, gestionali e previsionali. Altre conseguenze dell'era tecnologica sono previste nel rapporto uomo ambiente per le accresciute conseguenze di sfruttamento, inquinamento (anche radioattivo) e di possibili mutazioni biologiche con l'applicazione delle tecnologie di ingegneria genetica.

Questa incontentabilità della storia e del progresso umano ha a che fare dunque con l'antropologia e con l'etica ( e anche con il diritto) e per più capitoli di relazione.


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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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