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GIUGNO 2018

     

(Continuazione dal numero precedente)

NEW AGE

Dal punto di vista dottrinale offrire una descrizione del New Age sembra particolarmente difficile, tanto più che i suoi promotori si fanno premura normalmente di spiegare che il New Age non è né ha una “dottrina”. Volendo perseguire una descrizione di tipo dottrinale, si dovrebbe piuttosto insistere su un principio di carattere epistemologico, cioè su una forma particolare e particolarmente radicale di relativismo. L’idea secondo cui non esiste la verità – oppure esiste, ma l’uomo comunque non può conoscerla – è antica quanto l’uomo. Tuttavia, nessuna forma di relativi-smo è uguale alle altre. Il relativismo del New Age sostiene non soltanto che ognuno di noi ha la sua verità, ma che ognuno di noi può letteralmente creare la sua realtà, di cui quindi sarà autorizzato a porre i criteri di verità e le leggi. Effettivamente, nel parlare di una “visione del mondo” del New Age vi è qualcosa di paradossale, forse di provocatorio, visto che i portavoce dello stesso affermano tenacemente che lo specifico del fenomeno è l’assenza di una visione del mondo e di qualsivoglia dottrina. Comunque sia, poiché non si darebbe unità – nemmeno quell’unità fluida e instabile che caratterizza il New Age – senza un minimo comune denominatore, è possibile ricondurre a sei temi principali quella trama di fondo costitutiva della “dottrina” del New Age:

(a) la premessa necessaria per qualunque “visione del mondo” del New Age è, come abbiamo detto, di carattere epistemologico: non esistono verità assolute;

(b) un secondo elemento comune è una diffidenza nei confronti dell’idea di “religione”, sostituita dalla più vaga “spiritualità”;

(c) per quanto riguarda il concetto di Dio, di cui il New Age parla volentieri, non si tratta di un Dio     personale, ma piuttosto di un sottofondo cosmico, di un’energia cosmica immanente;

(d) la visione dell’uomo si riassume nel noto slogan dell’attrice Shirley MacLaine, che per anni ha svolto il ruolo di missionaria internazionale del New Age: “Noi siamo Dio”;

(e) relativamente a Gesù Cristo, il New Age preferisce riferirsi a “il Cristo”, quella scintilla divina che è in ciascuno di noi e che può essere risvegliata attraverso la molteplicità di tecniche che il New Age insegna;

(f) infine, il sesto tema unificante è il rifiuto della nozione di peccato, sostituita da quella di malattia, che può essere superata con un generale cambiamento di coscienza che risolverà i problemi del mondo.

In linea di principio, proprio perché il New Age non è un “movimento”, se è giusto dare spazio in questa sede alle linee principali della corrente, non vi sono però nel suo ambito specifici “movimenti” da censire come tali. Anche figure molto note – pure in Italia – come Rosemary Altea hanno lettori e al massimo “clienti” che partecipano a corsi e seminari offerti da una pluralità di centri, che però non si presentano come movimenti né aspirano a trasmettere una visione del mondo. Tuttavia, all’interno del New Age – che non ha capi – alcuni libri sono diventati così importanti da far nascere gruppi di studio e articolazioni che possono avvicinarsi almeno alla struttura di movimenti religiosi in fieri. È il caso di Un corso in miracoli e della Profezia di Celestino. Esamineremo anche centri e network, che per la loro proposta di una visione del mondo almeno tendenzialmente globale, emergono come embrioni di movimenti all’interno del “non-movimento” che è il New Age.

Mentre, come vedremo di seguito, Un corso in miracoli ha dato origine a una Fondazione e a un’ampia gamma di attività e corsi, uno dei libri più importanti nell’ambiente New Age, La profezia di Celestino di James Redfield, ha visto – per l’Italia – il termine delle attività del Celestinian Center di Milano alla metà degli anni 2000, anche se in maniera meno organizzata continuano a permanere le idee veicolate in tale ambito nel più vasto network New Age. D’altra parte, il volume di Redfield riveste un ruolo importante e non trascurabile nell’ambito dello stesso network: dopo essere già stato tradotto in quindici Paesi, esce nell’agosto 1994 in Italia. Nello stesso anno, lo aveva pubblicato negli Stati Uniti il gruppo Warner, dopo che il volume aveva già scalato le classifiche in una versione che l’autore aveva fatto stampare nel 1989 a proprie spese.

La trama del romanzo è semplice. Un americano – incuriosito dal racconto di un’amica – si reca in Perù per scoprire quanto ci sia di vero nella storia della scoperta di un antico manoscritto che contiene le risposte ultime alle domande fondamentali dell’uomo. In Perù l’americano scopre che il manoscritto esiste davvero, ma è diventato la posta in gioco di una corsa mortale fra due gruppi rivali. Scienziati “aperti” e “progressisti”, ricercatori spirituali “alternativi” e sacerdoti cattolici liberal in conflitto con la gerarchia cercano il manoscritto per fare beneficiare il mondo della sua saggezza. Militari peruviani e scienziati ottusi e scettici cercano invece il manoscritto per sequestrarlo o distruggerlo: tutti costoro – i “cattivi” del romanzo – prendono ordini dalla parte “retriva” della gerarchia cattolica peruviana guidata da un moderno inquisitore, il cardinale Sebastián. I “buoni”, a poco a poco, riescono a scoprire le nove “illuminazioni” o parti in cui si articola il manoscritto, ma la forza dei “cattivi” prevale e le illuminazioni sono sistematicamente confiscate. Giacché tuttavia i “cattivi” non sono sanguinari – il cardinale Sebastián raccomanda di non spargere sangue – nessuno dei protagonisti positivi principali è ucciso, e l’autore è semplicemente espulso e rimandato negli Stati Uniti. Qui potrà raccontare al mondo la storia del manoscritto e prepararsi a cercare la decima illuminazione ancora perduta, oggetto di un successivo romanzo del 1996, mentre per l’undicesima un terzo romanzo, del 1999, ha condotto il narratore nella mitica terra segreta tibetana di Shambhala.

Nel primo – e più fortunato – romanzo, vero protagonista è il manoscritto, e le avventure sono solo il pretesto per svelare una dopo l’altra le nove illuminazioni. La prima insegna a prendere sul serio le presunte “coincidenze” che si verificano nella nostra vita, che ci rivelano l’esistenza di una realtà ulteriore e nascosta rispetto al mondo fisico. La seconda introduce a una filosofia della storia moderna, la storia di un’umanità che invia “esploratori” per superare gli angusti confini “confessionali” del mondo medioevale. Gli esploratori tornano con il progresso materiale e tecnologico, ma senza quel progresso spirituale in cui molti avevano continuato a sperare. La terza illuminazione insegna una tecnica per “vedere” l’energia che ogni uomo emana e per imparare a dirigerla verso le persone che si vogliono aiutare. La quarta mostra che l’umanità fa normalmente un cattivo uso dell’energia: uomini e donne cercano di strapparsela e di dominarsi a vicenda. La quinta insegna che i conflitti non sono veramente necessari perché, anziché cercare di rubare energia ai nostri simili, possiamo imparare ad attingerla da una fonte comune e superiore attraverso le esperienze mistiche. La sesta classifica le relazioni interpersonali sbagliate e i “tipi” dell’intimidatore, dell’inquisitore e della vittima, cui tutti inconsciamente ci conformiamo e che dobbiamo imparare a riconoscere per poi superarli. La settima illuminazione insegna a interpretare pensieri apparentemente “spontanei”, sogni e coincidenze come segni che annunciano il futuro e indicano la via che dobbiamo percorrere, lasciandoci “trascinare dalla corrente” senza cercare di resistere. L’ottava illuminazione insegna come impostare le relazioni interpersonali in modo corretto, evitando che gli altri ‒ a cominciare dai bambini ‒ sviluppino una relazione di dipendenza da noi come unica fonte di quell’energia che tutti devono invece imparare ad attingere da soli dall’universo. La nona illuminazione, la più misteriosa, annuncia l’Era Nuova, il New Age in cui gli uomini rallenteranno la crescita demografica, ridaranno spazio alle foreste e ne attingeranno un’energia straordinaria. Questa energia permetterà loro di “vibrare” in modo sempre più rapido fino a raggiungere uno stato di esistenza nuovo in cui diventeranno immortali e invisibili: molti secoli fa i maya “hanno compiuto tutti insieme il grande passo”, il che spiega il mistero della loro scomparsa. La decima costituisce un’estensione alla società, alla storia e all’ambiente delle precedenti illuminazioni; man mano che l’uomo comprende questa decima illuminazione, la memoria si espande, fino a includere la comprensione del corso della storia e la missione speciale che tutti gli uomini condividono, ossia di condurre l’umanità verso il suo vero scopo. L’undicesima consta di quattro “estensioni”, che si basano sull’idea dei “campi di preghiera” che ciascuno di noi proietta mentalmente intorno a sé e che possono sia aumentare sia  – se si proiettano “preghiere negative” – diminuire il nostro livello di energia.

La prima estensione insegna a mantenere costante – e costantemente positivo – il proprio livello di energia, così come il proprio campo di preghiera. La meditazione e gli esercizi di respirazione aiutano, ma c’è anche un prezzo da pagare: l’energia dipende in parte dal cibo che s’ingerisce e bisogna rinunciare alla carne e ai cibi pesanti, troppo cotti o troppo zuccherini, passando a una dieta a base di verdure e di frutti che non siano ricchi di zucchero come limoni e pompelmi. Le nostre vibrazioni diventano così più pure e il nostro campo di preghiera più esteso: ce ne accorgiamo dalla nostra percezione di tutti tipi di bellezza, che non è più l’intuizione di un momento ma una percezione costante e continua. Una volta che la nostra energia è così migliorata, la seconda estensione insegna a rimanere sempre all’erta, in attesa della prossima coincidenza, avvenimento apparentemente fortuito o “sincronicità” attraverso cui forze superiori guidano la nostra vita. Si tratta, in realtà dell’essenza delle precedenti illuminazioni e de La profezia di Celestino, ma qui si aggiunge che questa attesa fiduciosa rafforza ulteriormente la nostra energia perché la mette in sintonia consapevole con il processo di crescita dell’universo stesso. La terza estensione si rivolge agli altri: una volta esteso il nostro campo di preghiera, possiamo imparare a dirigerlo consapevolmente verso gli altri, non per cercare di manipolarli ‒ otterremmo l’effetto contrario ‒ ma per innalzare il loro livello di energia e indurli così a darci informazioni utili che renderanno ancora più fruttuoso il gioco delle sincronicità. La quarta estensione è la più difficile da imparare. In una prima versione, insegna semplicemente che i pensieri negativi inducono eventi negativi e che si devono quindi apprendere tecniche per mantenere costante il flusso di pensieri positivi qualunque cosa accada, mettendo al bando l’aggressività e la rabbia. In realtà, tuttavia, l’estensione comprende anche insegnamenti sull’unità delle religioni e sulla possibilità di essere aiutati da esseri di luce come dakini o angeli.

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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