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DICEMBRE 2014

     

  

E…se ritornassimo alla Lira? Maria Grazia Zagaria

 

BELVA            “ …chè questa bestia per la qual tu gride,  

            non lascia altrui passar per la sua via, 

            ma tanto lo impedisce che l’uccide;

            e la natura sì malvagia e ria,

            che mai non empie la bramosa voglia,

            e dopo il pasto ha più fame che pria.”

                                   (Dante Alighieri, Inferno canto primo).

           

            “L’avidità è una bestia che ha sempre fame e quando non trova più cibo sbrana se stessa”!

            Mai descrizione più appropriata è calzata a pennello alla grande e forte Deutschland.

            Grazie al cambio favorevole, con l’introduzione dell’Euro, i tedeschi sono stati capaci di rovesciare l’import-export a loro favore portando a casa un bottino indicibile!

            La Lira rappresentava l’anima del tessuto economico italiano, con basso potere d’acquisto e permetteva di poter vendere i prodotti finiti italiani in tutto il mondo a prezzi molto competitivi. Al contrario, la Germania avendo un Marco forte esportava quasi esclusivamente materie prime di cui i paesi come l’Italia ne erano poveri. Così, si è pensato bene di introdurre una moneta unica che equiparasse il valore delle merci. Ma chi ne avrebbe tratto vantaggio? Facile:  La Germania e la Francia, in primis! Come mai il cambio è stato fissato pari a 1.936,27 Lire per 1 Euro? Per essere conveniente per l’Italia, a quanto si sarebbe dovuto fissare il cambio Lira-Euro?

            Il cambio giusto sarebbe  stato 1.250 Lire per 1 Euro! Così che non venisse meno la convenienza ad acquistare prodotti finiti made in Italy, in modo da non creare inflazione e da non dimezzare il potere d’acquisto della nostra moneta.

            Lo scacco matto è fatto!  Si, proprio così!

            Perché acquistando materie prime a caro prezzo, si immettono sul mercato prodotti finiti a prezzo non competitivo facendo crollare l’export, con ripercussioni catastrofiche sull’economia italiana! I nostri negoziatori, che avrebbero dovuto fare i nostri interessi, coscienti del problema, hanno preferito genuflettersi, subendo senza neanche farsi sentire. 

            Come mai? In più, essi col trattato di Maastricht, hanno aderito a due parametri fondamentali: contenimento al 3% del rapporto Deficit Pubblico/PIL, e del rapporto Debito Pubblico/PIL, non superiore al 60%. Ciò ha portato, di fatto, a chiedere agli italiani sacrifici più forti, con tagli alla spesa sociale, penalizzando le fasce più deboli, provocando un prelievo ed un rigore fiscale feroce su persone e società. In effetti, con l’Euro si è invertita la rotta positiva assicurata dalla Lira, per cui l’Italia deve fare i conti con un disavanzo calcolato nel periodo 1999-2012, pari a 351,15 miliardi di Euro. Tutto questo ha permesso a Berlino, in pochissimo tempo, di rovesciare il tavolo dell’import-export grazie al cambio favorevole.

            Vincenzo Visco, all’epoca ministro delle finanze, confessa: “Serviamo alla Germania nell’euro proprio perché siamo economicamente deboli. Un’Italia fuori dall’Euro avrebbe fatto concorrenza a Berlino e Parigi, in quanto con una Lira più debole sarebbe stata preferita come partner commerciale rispetto all’èlite che commerciava con una moneta più forte ed unica.” In realtà, l’Italia è stata solo uno strumento economico in mano ad una nazione (Germania) che ci ha solo sfruttato: serviva avere l’Italia dentro l’Euro!

            Sì Serviva!  Per la Germania, l’Italia è una vacca da mungere!

            Ma…se l’Italia uscisse dall’Euro?

            Wow!  La sola uscita dell’Italia dall’Euro farebbe cadere tutto il sistema: le banche europee sarebbero costrette a ricapitalizzarsi, oppure a ricevere aiuti di Stato per far fronte alla svalutazione del debito italiano in portafoglio, con automatica rovina per i conti pubblici. Inizialmente ci sarebbero effetti negativi anche in Italia: aumento dello SPREAD, deprezzamento del Patrimonio Pubblico, inflazione galoppante, aumento della disoccupazione, impennata di mutui e prestiti; ma, le imprese avrebbero un export sorprendentemente alto e questo farebbe ribaltare la negatività iniziale, riportando l’Italia ad essere una nazione che esce dalla crisi e diventa finalmente capace di garantire il lavoro e la dignità!

                                        

STRISCIONE

‘A ‘bbestia

 

Sta ‘bbestia

c’azzanna,

stracciannece

‘e panne ‘a cuollo,

ce ‘mbruscina ‘pe terra

senza pietà!

 

Si ‘sta zuppa furnesce,

comme l’avimme ‘a sfamà?

 

Sti zanne ch’ammosta

So zanne pussente,

sta bava ca scenne,

stu sciato…

‘ncoppe ‘o cuollo sciatato,

c’affanna,

c’appiccia,

trasenne ‘nfino

‘a dint’ all’anema.

Sta storia add’ ‘a furnì!

Sta ‘bbestia add’ ‘a schiattà! 

 

                                     Inedita di: Maria Grazia Zagaria.

 

Traduzione dal dialetto napoletano:

 

Questa bestia che azzanna, stracciandoci i panni di dosso,

ci trascina per terra senza pietà!

Se questa zuppa finisce, come potremo sfamarla?

Queste zanne che mostra sono zanne possenti,

questa bava che scende, questo fiato…

Questo fiato sul collo che affanna,

che brucia scendendo fin dentro all’anima

Questa storia deve finire,

Questa bestia deve schiattare.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2018
 
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