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OTTOBRE 2016

     

 La famiglia nel piano di Dio

Fin dalla Genesi noi vediamo che Dio costituisce l’uomo e la donna in famiglia:

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.  Allora l'uomo disse:

«Questa volta essa

è carne dalla mia carne

e osso dalle mie ossa.

La si chiamerà donna

perché dall'uomo è stata tolta».

Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”.

Questo è un atto costitutivo primordiale, incancellabile, scritto nell’intimo di ogni uomo e di ogni donna nell’atto creativo.

Questa è la famiglia, non inventiamoci nient’altro. A tutto ciò che vorremo inventarci dovremo dare altri nomi ma la famiglia è sacra e non si tocca!

La famiglia ha origine dall’amore. E’ l’amore che crea il primo vincolo di parentela, perché solo l’amore è capace di generare cose nuove. La carne e il sangue, intervengono solo dopo per accrescere i vincoli di parentela con la generazione dei figli in collaborazione con Dio.

L’amore, nel corso dei secoli, va rinnovando la vita, va contrastando la morte, perché l’amore crea legami di appartenenza così saldi che neanche la morte riesce a spezzare.

Quando Eva generò Caino disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore”           

Questo perché l’amore che crea la famiglia ha la sua origine in Dio, sorgente dell’AMORE. Dio è Amore per essenza, noi lo siamo per partecipazione, ma come la lampadina non s’illumina se non è attaccata alla sorgente della corrente elettrica, così noi se non siamo collegati con Dio. Senza Dio potremo darci un surrogato d’amore ma non l’amore che  resiste anche se richiede sacrificio, se costa umiliazioni, se richiede la partecipazione alla cattiva sorte. L’amore autentico resiste ad ogni tipo di difficoltà, è disposto a pagare tutto il prezzo della fedeltà, costi quel che costi.

L’amore è anelito dell’anima e agisce attraverso le potenze dell’anima che sono l’intelligenza e la volontà. Attraverso l’intelligenza avviene la conoscenza e attraverso la volontà si riceve la spinta a donare ciò che di più caro abbiamo: la nostra vita. L’amore è dono di sé. Amare significa, infatti, anteporre l’altro/a a sé, significa uscire dall’egoismo per orientarsi verso lui/lei, significa creare famiglia!.

E la famiglia riempie di vita la nostra esistenza. Il coniuge è già vita nostra ma poi da questa reciproca appartenenza germoglia la vita nuova nel grembo della coppia, che quando si schiude e sorride e abbraccia, e strepita, riempie di vita la casa e tu, come Eva dici: “Ho acquistato un uomo da Dio”

Queste le novità dell’amore, volute da Dio che ci ama.

L’amore può diventare anche difficile, doloroso, crocifiggente … ma è sempre amore. L’imperativo morale che si fa strada tra la tentazione di abbandono, di rinuncia è: “Rimani fedele, perdona, il perdono permette alle storie d’amore di continuare” …

E se non cedi i romanzi o le tragedie della vita iniziano a scrivere un nuovo capitolo, quello dell’amore maturo, che nasce dalla dilatazione del cuore all’accoglienza misericordiosa e consapevole della fragilità umana e inizia la ricostruzione di una relazione nuova, più profonda, più vera perché basata sulla conoscenza e sulla verifica della tenuta del proprio amore.

E così la coppia va tessendo la trama sull’ordito difficile della vita ma il risultato è un lavoro meraviglioso, che stupirà anche gli angeli del cielo, quando l’esistenza umana si aprirà all’eternità.

La coppia è chiamata a questo lavoro di squadra in una reciprocità indissolubile, trasformando i grovigli della vita in capolavori dell’arte d’amare.

 

Dialogo di Dio con l’uomo

Il dialogo di Dio con l’uomo, nell’Antico Testamento è sempre riferito alla persona che vive e si perpetua nella sua famiglia. Quando parla ai patriarchi li considera sempre come famiglia. Anche quando salva Noè dal diluvio lo salva non come individuo ma come famiglia e salva anche tutte le specie animali in famiglie. Quando chiama Abramo include anche Sara e la sua servitù, così Isacco, Giacobbe ecc, la promessa la fa alla famiglia, alla discendenza considerata sempre come fecondità della coppia sia pure attraverso le generazioni, L’uomo e la donna sono complementari e solo quando questa simbiosi viene infranta con la perversione, interviene per ristabilire l’ordine primordiale,

            “La gloria di Dio è l’uomo vivente”. L’uomo che vive e genera vita. Immagine Sua, Trinità Santa, che continuamente genera e sostiene la vita sulla terra e nei cieli Questa è la più grande missione dell’uomo sulla terra.

            Meraviglioso questo piano di Dio, ma quanta fragilità già nell’Eden per quella libertà concessa all’uomo! Papa Francesco ci traccia questo sentiero di sofferenza:

 

Un sentiero di sofferenza e di sangue

L’idillio presentato dal Salmo 128 non nega una realtà amara che segna tutte le Sacre Scritture. E’ la presenza del dolore, del male, della violenza che lacerano la vita della famiglia e la sua intima comunione di vita e di amore. Non per nulla il discorso di Cristo sul matrimonio (cfr Mt 19,3-9) è inserito all’interno di una disputa sul divorzio. La Parola di Dio è testimone costante di questa dimensione oscura che si apre già all’inizio quando, con il peccato, la relazione d’amore e di purezza tra l’uomo e la donna si trasforma in un dominio: «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà» (Gen 3,16).

E’ un sentiero di sofferenza e di sangue che attraversa molte pagine della Bibbia, a partire dalla violenza fratricida di Caino su Abele e dai vari litigi tra i figli e tra le spose dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, per giungere poi alle tragedie che riempiono di sangue la famiglia di Davide, fino alle molteplici difficoltà familiari che solcano il racconto di Tobia o l’amara confessione di Giobbe abbandonato: «I miei fratelli si sono allontanati da me, persino i miei familiari mi sono diventati estranei. […] Il mio fiato è ripugnante per mia moglie e faccio ribrezzo ai figli del mio grembo» (Gb 19,13.17).

Gesù stesso nasce in una famiglia modesta, che ben presto deve fuggire in una terra straniera. Egli entra nella casa di Pietro dove la suocera di lui giace malata (cfr Mc 1,30-31); si lascia coinvolgere nel dramma della morte nella casa di Giairo e in quella di Lazzaro (cfr Mc 5,22-24.35-43; Gv 11,1-44); ascolta il grido disperato della vedova di Nain davanti a suo figlio morto (cfr Lc 7,11-15); accoglie l’invocazione del padre dell’epilettico in un piccolo villaggio di campagna (cfr Mc 9,17-27). Incontra pubblicani come Matteo e Zaccheo nelle loro case (cfr Mt 9,9-13; Lc 19,1-10), e anche peccatori, come la donna che irrompe nella casa del fariseo (cfr Lc 7,36-50). Conosce le ansie e le tensioni delle famiglie e le inserisce nelle sue parabole: dai figli che se ne vanno di casa in cerca di avventura (cfr Lc 15,11-32) fino ai figli difficili con comportamenti inspiegabili (cfr Mt 21,28-31) o vittime della violenza (cfr Mc 12,1-9). E ancora si preoccupa per le nozze che corrono il rischio di risultare imbarazzanti per la mancanza di vino (cfr Gv 2,1-10) o per la latitanza degli invitati (cfr Mt 22,1-10), come pure conosce l’incubo per la perdita di una moneta in una famiglia povera (cfr Lc 15,8-10).

In questo breve percorso possiamo riscontrare che la Parola di Dio non si mostra come una sequenza di tesi astratte, bensì come una compagna di viaggio anche per le famiglie che sono in crisi o attraversano qualche dolore, e indica loro la meta del cammino, quando Dio «asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno» (Ap 21,4).

(Amoris laetitia 19,20 21,22)

Ruolo del padre e della madre di famiglia

            Il padre, nella bibbia viene presentato come lavoratore. A lui Dio aveva consegnato l’universo in tutti i suoi aspetti, perché con la sua intelligenza capisse l’utilità di ogni elemento e procurasse il necessario alla famiglia.(Sal. 128)

Il lavoro salvaguarda la dignità dell’uomo ed è la fonte principale del proprio sostentamento. Paolo dice: “Alle mie necessità provvedo col mio lavoro: “Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende” (At 18:1-3). E poi stigmatizza i fannulloni dicendo: “Chi non vuole lavorare neppure mangi” (2Ts3,10).

            Il lavoro contribuisce alla dignità e alla serenità della famiglia, di queste preoccupazioni Gesù si è fatto carico, lavorando lui stesso come falegname..

Nel libro dei Proverbi nell’elogio alla donna forte:

Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore.

In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto.

Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita.

Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.

Ella è simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste.

Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche.

Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.

Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia.

È soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna.

Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita.

Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.

Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste.

Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti.

Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani del paese.

Confeziona tele di lino e le vende e fornisce cinture al mercante.

Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire.

Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà.

Sorveglia l'andamento della casa; il pane che mangia non è frutto di pigrizia.

I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l'elogio:

«Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!».

Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare.

Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città. (Pr 31:10-31)

           

Il lavoro della donna è altrettanto importante come quello dell’uomo, solo che nella Bibbia la donna viene vista come anima della casa, come ape operosa che provvede al benessere della famiglia, ben inserita nella società, anche se il suo compito principale è la cura della vita dei figli e del coniuge, facendoci uscire tempo e attenzioni anche per chi vive difficoltà. La donna parsimoniosa, ha sempre qualcosa da dare a chiunque bussa alla sua porta.

 

Disagi familiari nei nostri giorni        

            Le cause dei disagi familiari nei nostri giorni sono tanti, sono di carattere politico, per scelte sbagliate o per cattive applicazioni dei rimedi possibili; l’egoismo prevale sull’altruismo e l’attenzione agli ultimi viene trascurata. Noi, singolarmente presi ci sentiamo impotenti ma non per questo possiamo deresponsabilizzarci, magari sarà la goccia, ma non facciamo mancare anche la goccia che ci è possibile dare.  

Non possiamo fare molto ma possiamo amare e l’amore lenisce molte sofferenze anche se non le annulla, Gesù ce ne ha dato l’esempio dando la vita per noi (Gv 15,13) e c’invita a darla a nostra volta, partecipando al dolore altrui, soffrendo accanto a chi soffre, consolando gli afflitti, perdonando le offese, vestendo, nutrendo l’indigente, sentendolo fratello.

            Forse qualche famiglia potrà ritrovare la serenità per mezzo nostro e avremo contribuito a stabilire sulla terra la civiltà dell’amore che Gesù ha voluto portare come novità del suo Regno.

            La tenerezza di Dio noi possiamo viverla non solo in famiglia ma possiamo cercare di promuoverla con la testimonianza e l’aiuto reciproco.

Il salmo 131 ci descrive il cuore buono, che vive serenamente e diffonde pace:

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo;

non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.

 Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre,

come un bimbo svezzato è l'anima mia.  Speri Israele nel Signore, ora e sempre.

            Il Padre crea la famiglia estraendola dal suo Cuore per amore; lega l’uomo e la donna con lo stesso vincolo che lega la Trinità: l’amore, perché il soggiorno terreno delle sue creature fosse addolcito da questo dolce sentimento.

Gesù risana la famiglia, reinserendola nell’alveo da cui era uscita per il peccato. Il peccato, infatti si può paragonare al diragliamento di un treno in corsa. Gesù con la sua Croce rimette la famiglia umana sui binari dell’amore e puntella i bordi con la croce, perché con il perdono tutti i vagoni diragliati possono essere rimessi in corsa.

Il perdono è amore al superlativo, è misericordia e salvezza. Non c’è diragliamento, per grave che sia che non possa essere riparato, la forza della croce abbracciata, ristabilisce ogni deviazione. Ma il perdono suppone umiltà da parte di entrambi i coniugi: il coniuge tradito è chiamato a dilatare il cuore per riaccogliere il coniuge e il traditore deve riconoscere la sua infedeltà e concepire un vero desiderio di reinserimento.

Nella casistica i due poli della contesa, lui e lei, non sono così ben definiti. Spesso chi tradisce è stato portato dal coniuge all’esasperazione magari con argomenti ammantati di moralità. Ma quando la correzione diventa martellante, può produrre effetti contrari a quelli sperati. “Non esasperatevi”, dice S. Paolo.

La dolcezza, la mitezza, la tenerezza, la bontà devono accompagnare il dialogo di coppia perché sia efficace. L’amore non si può pretendere, si può accogliere e donare liberamente. E anche se il coniuge avesse deviato gravemente dal binario del dovere coniugale, non si può obbligarlo a tornare sui suoi passi. Si può, con umiltà, riconoscere che non si è stati capaci di custodirlo nel proprio amore e invitarlo a tornare, dicendosi disponibili ad accoglierlo, per reimpostare su nuove basi la relazione; si può pregare, attendendo il ritorno.

 

Come un bimbo svezzato

Il salmo che abbiamo letto dice che l’anima che sta tra le braccia di Dio, come un bimbo svezzato è tranquilla. Il paragone del bimbo svezzato sta a significare che non sta tra quelle braccia per necessità di nutrimento ma per amore. Anche noi non dobbiamo desiderare la vicinanza del coniuge per interesse ma per amore. Il coniuge è il completamento del mio progetto di vita ma non può essere il mio ideale non mi sarebbe utile, il mio ideale esiste solo nella mia mente, il coniuge è il tutt’altro.

La sua diversità mi permette di crescere nella conoscenza ma può anche richiedermi la croce, cioè un amore difficile per cui il cuore è chiamato a estendersi all’infinito, come la retta tracciata di bracci della croce. In questo caso si tratterebbe di amore crocifisso, del tipo di quello  richiesto da Gesù, ma quest’amore è il più fecondo, il più santo, il più redentivo. Gesù ce ne ha dato l’esempio stendendo le braccia sulla croce per darci la dimensione del suo amore, ma le braccia tracciano un retta e sappiamo che la retta non si può misurare, è illimitata. “Un amore senz’altro limite che l’impossibilità umana” come quello che Madre Speranza ha richiesto ai suoi figli. Ma questa può essere anche la dimensione della coppia fedele a Dio, a se stessa, al coniuge, ai figli, ai fratelli.

Con questo sguardo, fatto di fede e di amore, di grazia e di impegno, di famiglia umana e di Trinità divina, contempliamo la famiglia che la Parola di Dio affida nelle mani dell’uomo, della donna e dei figli perché formino una comunione di persone che sia immagine dell’unione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. L’attività generativa ed educativa è, a sua volta, un riflesso dell’opera creatrice del Padre. La famiglia è chiamata a condividere la preghiera quotidiana, la lettura della Parola di Dio e la comunione eucaristica per far crescere l’amore e convertirsi sempre più in tempio dove abita lo Spirito.

 Davanti ad ogni famiglia si presenta l’icona della famiglia di Nazaret, con la sua quotidianità fatta di fatiche e persino di incubi, come quando dovette patire l’incomprensibile violenza di Erode, esperienza che si ripete tragicamente ancor oggi in tante famiglie di profughi rifiutati e inermi. Come i magi, le famiglie sono invitate a contemplare il Bambino e la Madre, a prostrarsi e ad adorarlo (cfr Mt 2,11). Come Maria, sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio (cfr Lc 2,19.51). Nel tesoro del cuore di Maria ci sono anche tutti gli avvenimenti di ciascuna delle nostre famiglie, che ella conserva premurosamente. Perciò può aiutarci a interpretarli per riconoscere nella storia familiare il messaggio di Dio.

(Amoris laetitia 29, 30)

 

QUESTIONARIO PER L’APPROFONDIMENTO PERSONALE

 

  1. Il progetto di Dio è edificante. Vi state impegnando come coppia e come famiglia a realizzarlo?
  2. Vi ritrovate nel modello biblico dell’uomo responsabile, della donna forte?
  3. Avete pagato o pagate ancora il vostro contributo al peccato con momenti difficili da affrontare?
  4. Avete imparato, state imparando a dilatare il cuore al perdono rigeneratore?
  5. Fate della Famiglia di Nazareth la vostra icona? La imitate nelle difficoltà?

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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