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GENNAIO 2008

 

 

“L’osservanza delle regole” Grazia

            Se non poniamo freni ai figli alla fine li  troveremo  incontrollabili e non disposti ad impegnarsi, e  non   li  rendiamo più sicuri, sia perché li mettiamo contro gli altri, sia perché i traguardi  realizzati fuori o contro  le  regole comuni procurano solo sicurezze provvisorie.

            Per far acquisire ai figli le norme in modo naturale e non limitante dobbiamo creare un clima educativo nel quale chiediamo ed offriamo in modo esplicito, in modo che capiscano dove sono  liberi  di  fare  e  decidere  e   dove  invece   non   possono andare, chiarezza che li libera dalla  paura  dell’errore  e li predispone ad  accettare le  nostre regole.

            Evitiamo poi interventi rigidi  rifiutando schemi prefissati e  adattiamoci  ai loro limiti.

            Infine, nell’educazione le regole devono essere rispettate ma, in tempi successivi devono anche  essere  riviste  e  rese più funzionali alla crescita dei figli stessi. La regola, per essere  accettata,  deve  esser  compresa nella sua intrinseca utilità; al contrario  otterremo  solo  un  giovane  che  tenderà  a  sottomettersi o ad opporsi. Per far  sì  che  i  figli  mettano in pratica le  regole, il  genitore dovrebbe anzitutto  rifiutarsi di assumere compiti e responsabilità che spettano a lui.

            Se ci mostriamo disponibili, aperti e tolleranti trasmettiamo un modello di rapporto armonico; se  siamo  coerenti  e  non accettiamo deleghe per i loro problemi trasmettiamo il CORAGGIO  di mettersi alla prova e di non  DARSI PER VINTI; se non nascondiamo stima e apprezzamento per gli altri e ci impegniamo nei  diritti come nei doveri, trasmettiamo la maturità che permette ai figli di apprezzare i loro e i nostri sforzi e di non temere la propria impreparazione.

 

“Adattamento,competizione,mode”

            Adattarsi non significa sottomettersi, ma se i figli devono evolversi devono accettare anche i punti di vista degli altri per poter essere capaci di creare e non di difendere solo le proprie idee.

Alleniamoli ad esporre le loro opinioni anche quando non concordano con le nostre, accettiamole quando sono costruttive e discutiamole quando non lo sono, in modo che sappiano che valgono o le correggano e imparino a scambiarle con tutti.

Offriamo sempre e solo spunti e mai soluzioni indiscutibili, affinché si abituino a trovarle da soli e acquisiscano così la sicurezza per proporsi secondo i loro punti di vista.

Se i ragazzi vanno a cercare nelle mode un ruolo o una considerazione che credono di non avere, forse si sentono insicuri o limitati perché è stato loro chiesto troppo e quindi non credono di poter contare al di fuori del gruppo.

Quindi i genitori li dovrebbero valorizzare per ciò che sono e che possono dare, in modo che sappiano di valere per qualcosa che è loro o che dipende da loro.

Stiamo attenti a non scoraggiare ulteriormente i figli, quando tirano i remi in barca, si afflosciano o non sembrano all’altezza dei nostri desideri, o quando cercano cattive compagnie, perché potrebbero cercare altrove il modo per sentire che contano, e, in ogni caso, rendiamo le nostre proposte più gradevoli dei modelli che può offrire l’ambiente.

Perchè l’eccessiva protezione dei genitori porta solo guai ai figli ?

Perché questo atteggiamento già in età infantile provoca nei figli la sensazione che l’ambiente esterno sia contro di loro e quindi reagiscono da scoraggiati e fuggono anche le esperienze che li avrebbero potuti rassicurare.

Quindi a causa di questa iperprotezione, che non ha permesso loro di imparare e salvaguardarsi da soli, non hanno acquisito una misura delle proprie forze e gli strumenti per difendersi dai pericoli, e anzi sono stati proprio questi pericoli che li hanno caricati di novità e fascino  fino a non sapervi resistere.

Si arriva così ad esperienze come la droga, l’alcool, la sessualità prematura e non meditata.

 


 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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