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GENNAIO 2013

     

Crisi della dimensione religiosa e recupero della sensibilità religiosa”. Barbara Battaglia

 

 

UNO            Prima di proseguire nel percorso d’indagine sul rapporto tra i giovani e la fede è opportuno riportare l’attenzione al passato e riflettere sulle ragioni che hanno dato vita ad una crisi della religiosità, depotenziata nella propria funzione etica e normativa ma capace comunque di controbattere i presupposti individualistici della morale secolarizzata.

            Il sociologo statunitense R. Inglehart afferma l’esistenza di un mutamento di lungo termine nelle società avanzate, il declino delle norme religiose tradizionali è strettamente legato al passaggio da valori materialisti a valori post-materialisti.

            Il vuoto etico, il rifugio nel privato individuale, il sorgere di nuovi fermenti culturali e nuove sensibilità, sono tutti tratti caratterizzanti gli anni Ottanta ma già prima negli anni Settanta attraverso l’analisi di una serie di indagini sociologiche si coglie nel passaggio ai valori post-materialisti, il centro dei processi di cambiamento sociale in Occidente.

            Viene meno il desiderio di realizzare scopi di tipo materiale, si affermano la ricerca del vivere semplice, l’equilibrio interiore, la maggiore attenzione rivolta ai rapporti e alla dimensione affettiva.

            I legami sono importanti se si vuole realizzare lo sviluppo della propria persona e i valori post-materialisti pongono l’individuo alla ricerca di senso e lo inducono ad un’introspezione, l’individuo sembra non raggiungere una sua consistenza se non si pone in relazione con gli altri e non condivide con questi un universo simbolico affinitario.  

            La dimensione religiosa non si ritira in virtù dell’avanzare di un processo di razionalizzazione, piuttosto perde d’interesse ed attrattiva nel momento in cui sorgono nuovi significati dell’esistenza. La crisi della sensibilità religiosa che si verifica in Italia vede irrompere sulla scena quel processo di secolarizzazione che investe i diversi settori della vita sociale, i principi che li regolano e la vita interiore degli individui.

            La separazione dal trascendente riflette gli itinerari di vita dei singoli, si afferma una vera e propria indifferenza nei confronti della dimensione religiosa nel suo ambito generale ma anche rispetto ai rapporti con Dio, frutto di significative trasformazioni nella percezione del mondo e dell’esistenza.

            L’espansione della società di massa costituita dal primato della razionalità economica, dei modelli di esistenza condivisa e separata sempre più dalla trascendenza, ha prodotto un’espulsione culturale della dimensione religiosa.

            L’individuo ridisegna il proprio se a misura del nuovo contesto sociale: emancipato dal passato, libero dal senso di precarietà della vita e sicuro delle promesse offerte dal benessere collettivo, abbandona la dimensione religiosa per farne un lascito della tradizione.

            Emerge una società distaccata ed indifferente alle istanze normative dell’agire sociale, alle etiche del dovere, emergono modelli di comportamenti arrendevoli e ampiamente tolleranti.

            Questo rende inutile porsi delle domande circa l’esistenza umana, il bene, il male, il dolore, la morte, qualsiasi interrogativo di senso.

            Una cultura questa che inevitabilmente diviene irreligiosa, una cultura che non avverte più la necessità del trascendente nel momento in cui sono promesse serenità e benessere. L’avvento di una società dei consumi di massa incoraggia il primato assoluto del soggetto, del suo mondo personale con la messa al bando di tutti i vincoli.

            Emerge un individualismo tale da provocare la crisi della dimensione normativa: liberazione da vincoli religiosi, declino dell’etica del dovere, realizzazione dell’autonomia individuale.

            Ed è proprio a questo punto che la dimensione religiosa non può ritenersi estranea a questo quadro ma svolge un ruolo decisivo e se vogliamo anche strategico.

            Dopo un periodo di crisi la pratica religiosa aumenta, tra il 1980 e il 2000 la crisi delle vocazioni si stabilizza e la Chiesa gode di stabile fiducia. La dimensione religiosa risulta essere il motore che rende possibile la ricerca delle relazioni significative per il soggetto ormai cosciente dell’impraticabilità dell’esistenza umana basata sull’autonomia radicale.

            La nuova sensibilità religiosa entra in sintonia con le qualità di vita che si affermano nella società contemporanea. Con il declino di una società rassicurante caratterizzata dal benessere garantito e dallo sviluppo costante, si avverte la necessità di guardare al presente e ai legami significativi ed è sempre la sensibilità religiosa nella dimensione dell’appartenenza e dei riferimenti simbolici che si fa visibile ai soggetti in ricerca.

            Le ragioni del credere sono inserite nello scenario post-moderno che vede mancare l’ottimismo e la sicurezza diffuse nella società negli anni di crescita.

            L’individuo post-moderno incontra una Chiesa molto sensibile al mondo contemporaneo e rinnovata intorno al principio dell’accoglienza.

            Inizia il dialogo che procede a volte in maniera visibile a volte in maniera discreta attraverso un universo simbolico che da segno di alterità diviene incontro.

            Nel momento in cui la sensibilità religiosa non è più in contrasto con lo spirito dell’epoca si ammette la sua plausibilità e anche delle istituzioni ecclesiastiche.

            Il recupero da parte delle giovani generazioni della buona visibilità della Chiesa è dimostrato da diversi avvenimenti ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni e ruotano intorno al successo del Giubileo dei giovani del 2000, alla numerosa ed inaspettata partecipazione al lutto del pontefice Giovanni Paolo II e intorno ad altre iniziative contro le nuove forme di unione in difesa della famiglia.

            Si apre il dialogo tra ricerca spirituale e domande di senso, si fa propria la religione come lettura della realtà, maestra di vita, mappa per condurre una vita buona piuttosto che come costruzione di personalità moralmente coerente.

            In questo modo si è arrivati ad attribuire sempre più significato e senso all’umano esistere da parte del mondo laico ormai svincolato dalla fiducia nel progresso che mostra tutta la sua incapacità nel colmare bisogni che si trovano fuori dal suo campo.

DUE            Nel prossimo articolo saranno evidenziati gli studi e le interpretazioni sul ruolo che la fede ha assunto nel mondo contemporaneo, prestando maggiore attenzione all’approfondimento di alcune tematiche, quali la persistenza della credenza, della pratica, le modalità dell’esperienza e dell’appartenenza religiosa dei giovani.

 

 

 

Credo in Gesù

 

unica speranza

 

per l’umanità.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2019
 
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