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GIUGNO 2013

     

  

La fede nell’uomo di oggi” Barbara Battaglia

            Si avverte oggi, la coscienza dell’uomo molto più disponibile a quel senso religioso con cui BALLOla ricerca del destino coincide, una disponibilità che forse anni fa non si riusciva a notare.

            Sembra esserci una rinascita della vocazione umana a mettersi in rapporto con il suo significato ma pare che se ne sia parlato in modo tale che essa non ne sia stata favorita.

            Ritengo che sia questa la situazione religiosa dell’uomo di oggi, situazione in cui il giovane cammina, vive, si agita, situazione perciò che ha un influsso sulla sua mentalità, sul suo cuore, sul suo gusto morale, e sulle sue possibilità di speranza.

            Il senso religioso viene a trovarsi oggi sommerso nel tentativo continuo di non farlo agire come un fattore esistenzialmente vivo, operante nel dinamismo educativo, nel dinamismo dei rapporti sociali, quasi per congelarlo come un fattore obliterato.

            Ma il senso religioso, essendo il culmine della ragione e sintesi dello spirito, così definito da papa Paolo VI, non può essere strappato e a lungo eluso.

            Dunque in un’epoca come la nostra, l’assenza di Dio copre la presenza di qualcos’altro.

            Anche una religiosità autentica oggi deve fare i conti con una trama sociale intessuta da una menzogna grave: si nega Dio, ma la dimensione religiosa, la ricerca del rapporto con l’io, tentano di realizzarsi comunque nel rapporto con degli inconsci, non conclamati come tali.

            Se la fede investe ogni flessione della vita umana, la fede diventa sorgente di cultura e di una civiltà nuova, lo stesso papa Giovanni Paolo II affermava che se la fede non diventa cultura, è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta.

            Nella società moderna l’idea di Dio diventa un’idea tra le altre, una credenza personale tra le tante possibili, essa non struttura più lo spazio pubblico e non è più la fonte di diritto.

            Spiegata in termini così espliciti la consapevolezza di vivere in un’epoca senza Dio si scontra con disconnessioni e contraddizioni non facilmente comprensibili.

            A distanza di oltre mezzo secolo dalle prime statistiche sulla fine dei praticanti e sul crollo delle vocazioni, il cattolicesimo, religione spesso chiamata in causa nelle analisi sul processo di secolarizzazione, non sembra affatto essere scomparso.

            La stessa considerazione può essere fatta anche nei confronti dei nuovi culti e dei vari bricolage del sacro.

            Per quanto minoritarie, queste ultime forme di nuova sensibilità religiosa sono rivelatrici di una domanda di interpretazione sull’umana esistenza che non si riconosce nelle forme religiose tradizionali.

            Di fatto l’universo religioso che sarebbe dovuto tramontare persiste, a dispetto di una secolarizzazione delle istituzioni e dell’affermarsi di disincantate interpretazioni delle realtà.

            Il fenomeno del mancato declino del sacro sembra essere ben visibile in Italia.

            L’universo delle credenze e delle rappresentazioni religiose, benché scomparso in modo pressoché totale dalla vita pubblica nei suoi diversi ambiti, sembra permanere sullo sfondo delle coscienze individuali, per poi riemergere nella solennizzazione delle feste liturgiche annuali, nel ricorso a rituali religiosi in occasione di eventi fondamentali dell’esistenza individuale, nascita, matrimoni, morte.

            In altre parole in Italia, Chiesa e religione si vedono e sono presenti nel vissuto della gente.

            Il tramonto della sensibilità religiosa si è trasformato in permanenza. Un universo intero di credenze e di pratiche che, a distanza di oltre mezzo secolo dai segnali che ne indicavano il crepuscolo, resta invece presente e operante.

            Un declino che non sfocia mai nella scomparsa ma si obbliga a continue ricerche per far emergere una nuova dimensione religiosa.

            Fatte le dovute considerazioni possiamo concludere focalizzando l’attenzione su quanto emerso: a dispetto della secolarizzazione che ha messo ai margini il sacro, i giovani si dichiarano essere in grandissima maggioranza dei credenti.

            La religione nella nostra società non è morta, anzi è viva, presente e vigile; è semplicemente come un liquido che scorre in un solido e si modella a seconda della sua forma, così la religione si è saputa modellare alle ingenti e continue trasformazioni che la tarda modernità ha apportato alla vita degli individui.

            A questo punto è opportuno riflettere sulle parole di Papa Francesco: ha sottolineato il bisogno di una Chiesa che non resti chiusa in se stessa, una chiesa autoreferenziale, ma che i cristiani escano “per annunciare e per testimoniare la vita buona del vangelo, per comunicare la gioia della fede e dell’incontro con Cristo”.

            Dunque l’invito è rivolto soprattutto ai giovani: “Non cedere mai al pessimismo, trovare ogni giorno il coraggio per portare il vangelo ai quattro angoli della terra”. È necessario donare la sapienza ai giovani, come il buon vino che con l’età migliora…

            Coraggio, giovani, Cristo ci chiama!

 

A

 

Invito al camposcuola

Il camposcuola famiglie si terrà a Campobasso

dal 24 al 28 agosto.

E’ previsto anche il coinvolgimento dei bambini.

Speriamo risulti una iniziativa utile e piacevole.

Siete pregati di prenotarvi per tempo

per poterci organizzare.

 

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Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2019
 
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