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MAGGIO 2013

     

“L’odierno senso di Dio”

 

CROCE            Il credere non è la semplice espressione di una conoscenza legata alla sensorialità.

            La forza del credere è quella capacità che quando viene esercitata può avere il valore incommensurabile di una forza creativa, cioè trasformatrice di quella realtà soggettiva che riguarda tutta la nostra esistenza; questa viene attuata mediante un coinvolgimento molto soggettivo della persona con il mondo sacro.

            “Una forza creativa, cioè trasformatrice di quella realtà soggettiva che riguarda tutta la nostra esistenza”.

            È proprio in queste parole che possiamo rintracciare uno spunto alla riflessione sul senso religioso, sul senso di Dio oggi.

            Per anni si è assistito ad una messa ai margini della dimensione religiosa e il declino che sembrava averla colpita si è arrestato. Si registrano anni di grandi cambiamenti all’interno dei quali si può intravedere quel processo che porta alla realizzazione personale.

            Il contemporaneo senso religioso si muove alla ricerca di un rapporto moralmente serio con Dio e con gli altri. La Chiesa dal canto suo decide di rivolgersi al mondo intero, e non solo ai suoi figli, anzi apprende molto da quanti negli anni l’hanno contrastata e vuole sinceramente cooperare.

            È un percorso che passa per la disfatta dei grandi valori diffusi nelle società occidentali, crollo della fiducia nelle tecnologie, crisi dei processi di sviluppo economico, sociale e politico, e che conduce alla capacità della dimensione religiosa di dare vita a nuovi significati per le esistenze degli individui. Si avvia così un processo di comunicazione tra la Chiesa e il mondo contemporaneo nel quale collaborano singole personalità, laiche ed ecclesiali, gruppi, organizzazioni e movimenti.

            La proposta religiosa viene immediatamente riconosciuta se si concretizza in singole personalità o in opere, piuttosto che nella trasmissione di regole o modelli.

            Una Chiesa così costituita è in grado di raccogliere più consensi, il suo obiettivo è il recupero di una dimensione di vita meno esposta alla precarietà della società globale.

            Sembra allora di trovarsi a che fare con una religiosità più terrena nella dimensione comunitaria e più extraterrena nella dimensione individuale, del personale rapporto con Dio svincolato dalla Chiesa.

            La difficoltà oggi di operare una scelta religiosa è legata a quello stile di vita, piuttosto diffuso, che non riesce a riferirsi ad un solo sistema di valori, nonostante ciò si assiste con marcata evidenza al come l’appartenenza religiosa è in grado di spiegare alcune differenze di comportamento all’interno di ambiti morali e delle relazioni umane.

            Il problema attuale sembra essere connesso al modo in cui la fede viene trasmessa piuttosto che al modo in cui è accolta dalle giovani generazioni.

            Sembrerebbe che oggi sia la Chiesa cattolica a fare un cammino di conversione pastorale incentivato proprio dai giovani.

            Un cammino nel quale le istituzioni tradizionali debbono essere reinterpretate alla luce della capacità relazionale.

            È, infatti, nella famiglia, nel cerchio delle amicizie, nei piccoli gruppi che si realizzano le interpretazioni di significato della realtà.

            Si tratta di un cammino complesso che richiede la ridiscussione non dei principi ma delle forme istituzionali della trasmissione della fede.

            Sono i giovani i primi soggetti interessati, nasce proprio da loro l’esigenza di far scaturire dalla Chiesa una maggiore chiarezza, una maggiore possibilità di decodificazione del messaggio evangelico, una maggiore comprensione dell’universo giovanile con tutte le sue insicurezze, con tutte le sue precarietà.

            In questo momento storico, forse come non mai prima, la condizione giovanile ha bisogno di fede, di essere educata al senso religioso.

            Per il filosofo John Stuart Mill, la religione all’interno di una società assolve all’importante ruolo sociale di educare e disciplinare le persone; essa si presenta, infatti, sin dall’origine come un sistema di doveri morali, tramite i quali si approva o disapprova l’adesione a determinare credenze o comportamenti etici.

            I giovani oggi chiedono alla Chiesa di essere un modello famiglia: con il ruolo di Padre impartisce regole, indica la strada da seguire fornendo un modello di coerenza; con il ruolo di Madre è in grado di accogliere sempre, anche in presenza di errori; infine con il ruolo di Fratello per camminare insieme e sperimentare la vita giorno dopo giorno.

            I giovani chiedono dunque di guardare a testimoni veri, che siano compagni di viaggio in grado di solidarizzare con le difficoltà dell’esistenza, capaci di ascoltare e indicare loro il percorso da affrontare.

            Riportiamo le parole del Santo Padre pronunciate durante l’Udienza Generale del 24 Aprile, chiaro spunto di riflessione e forte incoraggiamento per tutti i giovani che non hanno ancora abbracciato Cristo. Coraggio!

 

PREGHIERA            Noi siamo nel tempo dell’azione, il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo. E in particolare in questo tempo di crisi, oggi, è importante non chiudersi in se stessi, sotterrando il proprio talento, le proprie ricchezze spirituali, intellettuali, materiali, tutto quello che il Signore ci ha dato, ma aprirsi, essere solidali, essere attenti all’altro. Nella piazza, ho visto che ci sono molti giovani: è vero, questo? Ci sono molti giovani?Dove sono? A voi, che siete all’inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti. La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!

            … La fede è anzitutto un dono che noi abbiamo ricevuto. Ma per portare frutti, la grazia di Dio richiede sempre la nostra apertura a Lui, la nostra risposta libera e concreta. Cristo viene a portarci la misericordia di Dio che salva. A noi è chiesto di affidarci a Lui, di corrispondere al dono del suo amore con una vita buona, fatta di azioni animate dalla fede e dall’amore.

            Cari fratelli e sorelle, guardare al giudizio finale non ci faccia mai paura; ci spinga piuttosto a vivere meglio il presente. Dio ci offre con misericordia e pazienza questo tempo affinché impariamo ogni giorno a riconoscerlo nei poveri e nei piccoli, ci adoperiamo per il bene e siamo vigilanti nella preghiera e nell’amore. Il Signore, al termine della nostra esistenza e della storia, possa riconoscerci come servi buoni e fedeli. Grazie...

Barbara Battaglia

 

 

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Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2019
 
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