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MARZO 2009

     

L’ISLAM: dalla fonte principale: il Corano (Cfr “Islam” Stefano Nitoglia)

                                                                                                                    (Continua dal numero precedente)

Un dio irrazionale ed arbitrario

            La teologia musulmana nega un Dio personale, perché non ne comprende proprio il concetto. Per questo i più coerenti non ritengono possibile la conoscenza di Dio, ottenuta mediante lo studio della natura creata, risalendo dagli effetti (le creature) alla Causa suprema (il Creatore).

            La virtù della religione si riduce quindi ad un precetto esclusivamente legale.

            La divinità islamica non corrisponde quindi alle tradizionali caratteristiche del Creatore che ha fatto il mondo a sua immagine e somiglianza, ma appare solo come autore di un cosmo creato a suo totale arbitrio e come capriccioso padrone delle vicende umane.

            Immaginando Dio come un essere arbitrario, l’Islam intende arbitrariamente anche la natura creata e il rapporto tra Dio e il mondo, quindi non ammette leggi naturali immutabili. Di conseguenza, per la religione islamica esiste solo l’atomo. La composizione degli atomi viene ricreata da Dio in qualsiasi momento, per cui l’atomo è l’unica particella che può sussistere allo sfacelo degli elementi e se non fosse ricreato continuamente da Dio, finirebbe anch’esso.

 

Il relativismo morale: un dio autore del male

            Questo dio arbitrario dei musulmani, che non è autore delle leggi della natura, non lo è neanche delle leggi morali, non deve perciò far meraviglia che l’Islam concepisca la morale come un codice puramente formale e arbitrario, corrispondente non ad un ordine cosmico, che rispecchia la Sapienza immutabile di Dio, ma semplicemente alla promulgazione di un codice “rivelato” che riflette solo l’irrazionale, arbitraria e contraddittoria volontà di Allah.

            Infatti, secondo la scuola teologica islamica “bene e male non esistono nelle cose, ma perché sono stati comandati dal comandamento di Dio”; quindi Allah viene ritenuto autore anche del male. L’idea che i peccati e i mali esistono senza che Dio lo voglia, per l’Islam è un’orribile bestemmia: il male, l’empietà, il peccato, fenomeni che cominciano ad esistere ex novo, sono indubbiamente voluti da Dio, perché ciò che Dio vuole esiste. L’uomo sarebbe condizionato da Dio a fare il male.

            In sintesi: “Se Dio capovolgesse i termini dell’antinomia bene/male e dichiarasse bene ciò che prima aveva dichiarato male, nulla vi sarebbe cambiato nell’etica del cosmo. Questa concezione è paragonabile all’esistenzialismo di Sartre. In altre parole i concetti di “bene” e “male” sono relativi, ogni autonomia dell’atto morale è abolita.

            Questo carattere arbitrario della morale islamica spiega il suo formalismo etico, che riduce il comportamento morale all’adesione ad una pratica formale. Ad esempio il musulmano che si macchia di una colpa grave può purificarsi dell’impurità contratta semplicemente compiendo la solenne abluzione rituale.

 

La società islamica: la confusione tra ordine naturale e soprannaturale

            Secondo l’insegnamento evangelico, naturale e soprannaturale, ordine naturale e ordine religioso, sono rigorosamente distinti; di conseguenza Stato e Chiesa debbono rimanere autonomi nei loro capi, anche se, in caso di conflitto la dignità e il potere della Chiesa devono prevalere, perché la società civile non ostacoli il conseguimento del bene supremo dell’umanità: la vita eterna.

            Per l’Islam, al contrario, la fede è un valore di ordine politico: l’ordine naturale viene assorbito dall’ordine soprannaturale, in questo modo la ragione viene estinta a beneficio della “rivelazione”, la filosofia viene cancellata dalla teologia. La legislazione coranica assorbe quella giuridica e politica, abolendo ogni effettiva distinzione tra Chiesa e Stato.

            Lo Stato islamico è una “teocrazia totalizzante. Maometto cercò di sostituire le leggi basate sui legami parentali o tribali con quelle basate sulla comune fede in Allah. La “umma” è la comunità universale dei credenti, che abbraccia tutti i Paesi in cui è stabilito il dominio musulmano.

            Nella mentalità musulmana lo Stato è un concetto religioso e ideologico, non territoriale ed etnico. In base a questo criterio lo Stato islamico viene considerato l’unico Stato legittimo, fomentando una continua opposizione tra credenti e non credenti.

            L’unica fonte del diritto islamico è la legge divina, o “shari’àh”, il libro sacro è il Corano

                                                                     (Continua al numero successivo)

 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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