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APRILE 2003

     

Nella rubrica dello scorso febbraio accenno alla libertà dicendo - Rientrare in noi stessi, guardarsi nel profondo dell'anima e scegliere quella libertà che passa attraverso il perdono, è un atto di coraggio che ci apre nuovi orizzonti, è una conquista tesa ad abbandonare ogni egoismo, è volontà di amare tutti in favore di una pace che è armonia in noi stessi e nei confronti degli altri.
Pensando di sviluppare ancora questo concetto di libertà ma in modo più "laico" mi accingo a scrivere buttando giù qualche riga. Intanto mi capita sott'occhio l'ultimo numero di febbraio 2003 di "Sinio", mensile dell'Associazione Culturale "Il nostro teatro di Sinio" cui sono abbonata, e vi leggo proprio quanto era nel mio intento dire, ma espresso in modo così proprio che ho pensato di riproporlo in questa rubrica pari pari.
Chiedendo al direttore responsabile il permesso di trascrivere il testo di cui sopra, riporto qui di seguito quanto mi ha particolarmente colpito per la sua garbata chiarezza.
Eccovi il titolo dell'articolo; vi invito a riflettere sulla bella frase che lo inizia:
"Libertà è partecipazione"
"La libertà non è star sopra un albero, non è neppure un gesto o un'invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione", così dice una delle più belle canzoni di Giorgio Gaber che ci ha lasciati proprio il giorno di Capodanno andando a raggiungere tanti altri (Battisti, De Andrè per fare solo due nomi) che sono stati la colonna sonora della nostra giovinezza, ma anche coscienza critica della nostra società.
Quanto dice Gaber ne "La libertà" sembra oggi essersi smussato e la voglia di partecipazione così scemata da rendere sempre più difficoltoso trovare chi abbia voglia di impegnarsi per il bene comune e sempre più forte la tentazione di dare a qualcun altro una delega in bianco che non abbia più in sé alcun potere di critica o di impegno personale.
Senza allargare troppo lo sguardo, basta fermarsi al nostro piccolo mondo di paese per accorgersi quanto, nonostante la disponibilità e l'impegno di tante persone nei momenti in cui ce n'è bisogno, sia sempre più difficile trovare chi è disponibile a "perdere" un po' del proprio tempo per confrontarsi con gli altri, per decidere insieme le cose da farsi, per pensare e riflettere, magari per litigare, contestare (oh! Che termine vecchio e poco frequentato!): insomma, per dirla con una parola grossa, per fare esercizio di libertà e democrazia e per non lasciare che le cose vadano un po' come vogliono.
La libertà e la democrazia non ci sono state date da qualcuno, per caso o per fortuna, e tali rimangono senza che noi ce ne occupiamo, ma presuppongono un costante lavoro di conquista da parte nostra, di impegno quotidiano, di confronto e di dialogo con gli altri: tutte le cose faticose ed a cui dobbiamo costantemente tenerci allenati e a cui abbiamo il dovere di allenare i più giovani per far loro capire quanto sia bello costruire insieme, seppure con sforzo e con fatica e nonostante le delusioni, il nostro domani.
Questa non è una bella predica di qualcuno che oggi si sente in vena di fare il moralista, ma soltanto un modo per dire che le nostre associazioni, sia nel nostro che negli altri paesi, sono sempre state una palestra per chi ha voluto cominciare ad impegnarsi nell'interesse di tutta la comunità: impegno tante volte sfociato in responsabilità maggiori (comunali, politiche, sociali, ecc.).
Oggi, a tutti i livelli, si nota una certa stanchezza nel campo della partecipazione, ma è nostro dovere stimolarla ed esigerla con un contatto personale, magari con una proposta fatta a tu per tu a coloro che possono essere interessati (… e tutti possono essere interessati)."
Quanto dice Oscar Barile, rivolgendosi ai compaesani è valido evidentemente per tutti. Per noi LAM, per i nostri Religiosi e per tutti coloro che vogliono, salendo sulla barca, non solo la certezza di un approdo sicuro, ma anche una convivenza pacifica ed anche responsabile; auspicando che la consapevolezza del loro compito li porti a mantenere uno sguardo costante e vivo nei confronti di coloro che sulla barca lavorano sodo per il bene dell'intera comunità, e siano sempre disponibili a dare una mano: diventino cioè tutti operativi; non si lascino trascinare dagli eventi soltanto perché non ci si sente all'altezza o, peggio, non ci si vuole esporre più di tanto.
Guardiamocene da questo atteggiamento. Ci rendiamo conto che in questo modo ci autolimitiamo proprio a scapito di quella libertà che ci fa sentire uniti?
L'unità è una forza.
In poche parole: una persona libera è una persona impegnata per il bene comune. Tutto il resto è retorica.
Dada

 

 

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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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