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DICEMBRE 2008

     

XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ               Sydney, 15-20 luglio 2008

Rubrica a cura di Antonella

            Questa volta riassumo, usando quasi sempre le sue stesse parole, la catechesi tenuta da monsignor Pennisi ai giovani, il 18 luglio 2008.

            Il punto di partenza è sempre la frase «Avrete forza dallo Spirito Santo e mi sarete testimoni» (At 1,8), secondo le indicazioni del Papa. Anche se alcune argomentazioni possono apparire simili a quelle che abbiamo trovato nella catechesi di mons. Miglio, l’intervento di mons. Pennisi appare più direttamente rivolto ai giovani ai quali egli rammenta motivazioni e suggerisce comportamenti e atteggiamenti utili alla realizzazione della missione alla quale sono chiamati.

            Dopo aver ricordato che l’invito alla missione è una “necessità che s’impone a ogni cristiano”, monsignor Pennisi aggiunge: “Qualcuno pensa che presentare il tesoro prezioso della fede alle persone che non lo conoscono o non lo apprezzano significhi essere intolleranti verso di loro, ma non è così, perché proporre Cristo non significa imporlo. Il cristiano… non impone ma propone, non costringe ma invita, non toglie la libertà dell’altro ma la sfida proponendo una libertà più grande in positivo”

            Ci viene quindi ricordato che La Pentecoste, è il punto di partenza della missione della Chiesa.  Prendendo spunto da una frase di Romano Guardini che ha scritto: “La Pentecoste è l’ora natalizia della fede cristiana” monsign. Pennisi sottolinea che “con la Pentecoste incomincia l’ultima fase della storia della salvezza, incomincia il tempo della chiesa”, attraverso la quale “l’effusione dello Spirito continua anche ai nostri giorni, per cui veramente il popolo di Dio cammina per le strade della storia, è una comunità profetica capace di leggere i segni dei tempi e di muoversi nella giusta direzione guidata e stimolata dallo Spirito che la vivifica.”. Più avanti, mons. Pennisi  sottolinea:

            “C’è un triplice movimento che contraddistingue la Pentecoste storica e ogni pentecoste, nella quale possiamo intravedere non solo l’icona della Chiesa-comunione, ma anche quella della Chiesa-missione.

            Si tratta di tre passaggi che ritroviamo sia nella missione di Gesù che in quella della Chiesa: la preghiera assidua, la venuta dello Spirito, la testimonianza.

1. La preghiera assidua è un atteggiamento interiore che è sempre presente in Gesù, anche nel fiume Giordano quando in preghiera attendeva il battesimo di Giovani che coincise con la rivelazione della sua missione divina nella quale è coinvolta tutta la Trinità.

2. Il secondo passaggio è proprio quello della discesa dello Spirito, che avvenne, nel caso di Gesù nel battesimo come anche nel caso degli apostoli riuniti nel Cenacolo, in forma visibile: in Gesù sotto forma di colomba, negli apostoli sotto forma di vento impetuoso e di lingue di fuoco.

3. Il terzo passaggio, è la testimonianza caratterizzata dall’urgenza come ci racconta il vangelo quando ci dice che Gesù, dopo essere stato nel deserto ed essere stato battezzato, tornò in Galilea con la potenza dello Spirito e iniziò a predicare l’avvento del regno di Dio.

            Dopo la discesa dello Spirito c’è la fretta di correre in missione, l’urgenza di annunciare e di non rimandare la diffusione del Vangelo”

            Dopo aver ribadito che “il miracolo della Pentecoste non si è esaurito ma continua nella vita della Chiesa …attraverso i sacramenti del battesimo e della confermazione” e che “Giovanni Paolo II ha indicato alla Chiesa del terzo millennio la prospettiva di una nuova evangelizzazione”, mons. Pennisi affronta più direttamente il tema dell’impegno dei giovani per l’evangelizzazione e riporta una parte del messaggio di Papa Benedetto: “Lo Spirito di Gesù oggi invita voi giovani ad essere portatori della bella notizia di Gesù ai vostri coetanei. L’indubbia fatica degli adulti di incontrare in maniera comprensibile e convincente l'area giovanile può essere un segno con cui lo Spirito intende spingere voi giovani a farvi carico di questo. Voi conoscete le idealità, i linguaggi, ed anche le ferite, le attese, ed insieme la voglia di bene dei vostri coetanei.”

            Continua mons. Pennisi: “Occorrono giovani che lascino ardere dentro di sé l’amore di Dio e rispondano generosamente al suo appello pressante, come hanno fatto tanti giovani beati e santi del passato e anche di tempi a noi vicini... Bisogna essere santi e missionari nello stesso tempo come san Francesco Saverio, o come santa Teresa del Bambino Gesù…” E ancora:

            “E’ importante mettere in moto la vostra fantasia e la vostra inventiva per una nuova evangelizzazione… Oltre alla forma diretta dell’annuncio ci possono essere tante forme indirette, che suscitano curiosità nei vostri compagni di classe o nei vostri amici ai quali siete chiamati a turbare l’animo per suscitare in loro domande importanti. Dei piccoli segni visibili possono provocare interesse per chi incontrate a scuola, all’università nel posto di lavoro, nel campo di calcio. Portare la croce al collo è (purtroppo) un fatto di moda e quindi non necessariamente esprime una valenza di fede. Ma ciascuno può mettere dei piccoli segni, visibili ma discreti, sull’agenda, sul motorino, che possano essere l’occasione per provocare un incontro. Regalare un vangelo, un bel libro che provochi a riflettere per una festa di compleanno può essere un dono originale.

            Sottolinea inoltre l’importanza della “dimensione comunitaria dell’evangelizzazione. I testimoni di Cristo non sono dei single, ma dei fratelli, che all’interno della grande famiglia della Chiesa fanno emergere nell’esperienza della fraternità, della comunione e della solidarietà la forza dello Spirito… E’ importante per i giovani il cammino dentro la comunità:.. la Chiesa, la parrocchia, il movimento, il gruppo, sono luogo di impegno dove il giovane può sperimentare che non solo è oggetto di attenzione, ma può diventare soggetto di evangelizzazione e di testimonianza cristiana.”

            L’ultima parte della catechesi è dedicata allo Spirito Santo “protagonista della missione”:

            “Possiamo essere testimoni di Cristo solo se ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo, perché

Senza lo Spirito anche la preparazione più raffinata non opera nulla.

Senza lo Spirito la dialettica più convincente è impotente davanti agli uomini.

Senza lo Spirito tutti gli schemi di catechesi su base sociologica e psicologica si rivelano vuoti.”

            Il Santo Padre, sostiene con tono perentorio: «Anche tu puoi evangelizzare». E mons. Pennisi aggiunge: “Chiunque tu sia, puoi evangelizzare! Perché, ciò che tu puoi, è ciò che lo Spirito compie in te, con il suo potere. Quando noi preghiamo lo Spirito, dicendogli: «Vieni!», in realtà gli stiamo chiedendo: «Sconvolgi tutto, cambia ogni cosa, rinnova la faccia della terra, ripeti il prodigio della Pentecoste». Non possiamo chiedergli di limitare la sua azione e di venire in noi “moderatamente”, senza compiere “stranezze” o avvenimenti eclatanti… Voi giovani siete chiamati come Davide contro Golia a usare la fionda piuttosto che l’armatura” per poter così “sconvolgere il troppo buon senso di noi meno giovani, nati incendiari e che rischiamo di morire pompieri”…Non abbiate paura di rendere la vostra testimonianza coraggiosa a Cristo in famiglia, nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero perché lo Spirito Santo, è il vostro avvocato il vostro consolatore, il vostro amico determinante.

            Lo Spirito Santo, dunque, si deve «potere vedere e sentire»:

            L’Evangelo è una bella e buona notizia che si deve «potere vedere e sentire».

            La Chiesa è una madre, talvolta stanca o poco attraente nel suo aspetto, il cui amore, però, si deve «potere vedere e sentire».

            La famiglia cristiana è una scuola di unità e di perdono che si deve «potere vedere e sentire», in un mondo sempre più dilaniato dal male e diviso

            La vita di ogni credente in Gesù è un palcoscenico dello Spirito, un concentrato di grazie, di segni e di benedizioni che tutti devono «potere vedere e sentire».

            La fede, la speranza, la carità, ogni dono, ogni carisma, ogni ministero ecclesiale, ogni buona impresa evangelica, ogni programmazione pastorale, ogni missione di carità e di evangeliz-zazione, ogni forma di testimonianza personale di vita cristiana sono sempre e soltanto “evidenza dello Spirito”, cioè un «vedere e sentire» lo Spirito e, con Lui, il Padre e il Figlio.

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2018
 
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