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GENNAIO 2009

     

            Il primo giorno di ogni nuovo anno ricorre, secondo una tradizione iniziata da Paolo VI 42 anni fa, la Giornata mondiale della pace; per la circostanza, il Papa scrive un messaggio che viene diffuso in tutto il mondo. Quello scritto  da papa Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2009  si intitola

 

 Combattere la povertà, costruire la pace

 

            In questa rubrica rileggeremo questo documento, nella convinzione di rendere un servizio utile a tutti i lettori del giornalino, giovani e no, perché la parola del Papa tocca problemi attualissimi e scottanti e tutti dobbiamo sentire il dovere di conoscere il pensiero del Pontefice perché ci illumini e ci guidi indicandoci il giusto modo di contribuire alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace.

            Il messaggio può essere diviso in due parti: una prima nella quale il Papa analizza le varie situazioni di povertà che è purtroppo possibile riscontrare nel mondo in cui viviamo; una seconda parte nella quale egli ci ricorda che per combattere efficacemente la povertà bisogna fare riferimento ai valori evangelici, primo fra tutti alla solidarietà.

            Questo mese rileggeremo insieme la prima parte del messaggio del papa per poi proseguire la riflessione su questo documento nel prossimo mese di febbraio.

            Riferendosi al messaggio che ci accingiamo a leggere, Benedetto XVI, nell’omelia tenuta in San Pietro, durante la Santa Messa di Capodanno, ha precisato che esistono due tipi di povertà: “Da una parte la povertà scelta e proposta da Gesù, dall’altra la povertà da combattere per rendere il mondo più giusto e solidale”. E’ a questo secondo tipo di povertà – la povertà che Dio non vuole “una povertà che impedisce alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità; una povertà che offende la giustizia e l’uguaglianza e che, come tale, minaccia la convivenza pacifica”.-  che il Pontefice si riferisce nel suo  messaggio. Anzitutto egli afferma che “di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà”: mette così in evidenza il legame tra la povertà e la mancanza di pace. Egli precisa però che “occorre avere, della povertà, una visione ampia ed articolata” in quanto “esistono povertà immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza di carenze materiali. Ad esempio, nelle società ricche e progredite esistono fenomeni di emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverse forme di disagio nonostante il benessere economico”. Il Papa ci ricorda poi – ed è un concetto fondamentale – che le situazioni di povertà, di qualsiasi tipo, sono determinate dal “ mancato rispetto della trascendente dignità della persona umana”.  Ed aggiunge: “Quando l'uomo non viene considerato nell'integralità della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una vera « ecologia umana » , si scatenano anche le dinamiche perverse della povertà”.

            A questo punto Benedetto XVI esamina alcuni problemi particolari :

- sviluppo demografico: spesso si sostiene che l’aumento della popolazione sia causa di povertà e ,di conseguenza, si attuano “campagne di riduzione delle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi né della dignità della donna né del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli  e spesso, cosa anche più grave, non rispettosi neppure del diritto alla vita”. In realtà, l’analisi dei dati dimostra il contrario: “nel 1981, circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto della linea di povertà assoluta, mentre oggi tale percentuale è sostanzialmente dimezzata”, anche se “dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, la popolazione sulla terra è cresciuta di quattro miliardi”. “ Il dato ora rilevato pone in evidenza che le risorse per risolvere il problema della povertà ci sarebbero, anche in presenza di una crescita della popolazione. Proprio Paesi caratterizzati da un elevato numero di abitanti “di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo... Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà”.

- malattie pandemiche: ad es. malaria, tubercolosi e, soprattutto, AIDS “che, nella misura in cui colpiscono i settori produttivi della popolazione, influiscono grandemente sul peggioramento delle condizioni generali del Paese”. Non deve accadere, come invece purtroppo si verifica, che i paesi ricchi e potenti facciano mancare a quelle popolazioni gli aiuti economici necessari o, peggio ancora, ricattino più o meno apertamente i paesi vittime di quelle pandemie, imponendo loro in cambio “l’attuazione di politiche contrarie alla vita … Occorre poi mettere a disposizione anche dei popoli poveri le medicine e le cure necessarie”.

- la povertà dei bambini: “Quando la povertà colpisce una famiglia, i bambini ne risultano le vittime più vulnerabili: quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da bambini. Considerare la povertà ponendosi dalla parte dei bambini induce a ritenere prioritari quegli obiettivi che li interessano più direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, l'impegno educativo, l'accesso ai vaccini, alle cure mediche e all'acqua potabile, la salvaguardia dell'ambiente e, soprattutto, l'impegno a difesa della famiglia e della stabilità delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia si indebolisce i danni ricadono inevitabilmente sui bambini. Ove non è tutelata la dignità della donna e della mamma, a risentirne sono ancora principalmente i figli.”

- relazione esistente tra disarmo e sviluppo: “Suscita preoccupazione l'attuale livello globale di spesa militare …capita che le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. E questo va contro quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni Unite … Gli Stati sono pertanto chiamati ad una seria riflessione sulle più profonde ragioni dei conflitti, spesso accesi dall'ingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa autocritica. Se si giungerà ad un miglioramento dei rapporti, ciò dovrebbe consentire una riduzione delle spese per gli armamenti. Le risorse risparmiate potranno essere destinate a progetti di sviluppo delle persone e dei popoli più poveri e bisognosi: l'impegno profuso in tal senso è un impegno per la pace all'interno della famiglia umana”.

- crisi alimentare, “caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi …La malnutrizione può anche provocare gravi danni psicofisici alle popolazioni, privando molte persone delle energie necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro situazione di povertà. E questo contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che rischiano di diventare violente. I dati sull'andamento della povertà relativa negli ultimi decenni indicano tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri. Cause principali di tale fenomeno sono senza dubbio, da una parte, il cambiamento tecnologico, i cui benefici si concentrano nella fascia più alta della distribuzione del reddito e, dall'altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti industriali, che crescono molto più velocemente dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in possesso dei Paesi più poveri. Capita così che la maggior parte della popolazione dei Paesi più poveri soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di redditi più bassi sia di prezzi più alti”. (continua nel prossimo numero) Rubrica a cura di Antonella

 

 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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