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APRILE 2015

     

Questo mese papa Francesco ci guiderà in una riflessione concentrata sui figli.  Riassumeremo infatti la catechesi da lui pronunciata mercoledì 11 febbraio di quest'anno.

 

I figli sono un dono

Il  discorso del papa inizia  con  una riflessione  sul dono della  vita che il Signore gratuitamente ci dà, servendosi della capacità generativa insita nell'unione di un uomo e di una donna che, in forza dell'amore nato fra loro, hanno stretto un patto,  hanno stabilito un'alleanza per sempre. Dice il Papa:

Essere figlio e figlia, infatti, secondo il disegno di Dio, significa portare in sé la memoria e la speranza di un amore che ha realizzato se stesso proprio accendendo la vita di un altro essere umano, originale e nuovo.

I figli, quindi, rendono per così dire concreto, palpabile l'amore dei genitori, ma comunque non sono un possesso dei genitori, ma un dono: ciascuno di essi è un dono, unico e irripetibile. Il Papa ricorda sua madre, che parlando dei suoi cinque figli, era solita dire:"Tutti sono figli miei , ma tutti differenti come le dita di una mano ”. E aggiunge: Un figlio lo si ama perché è figlio : non perché bello, o perché è così o cosà; no, perché è figlio! Non perché la pensa come me , o incarna i miei desideri . Un figlio è un figlio: una vita generata da noi ma destinata a lui , al suo bene , al bene della famiglia , della società, dell’ umanità intera .

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Amare i figli come il Padre celeste ci ama

            Papa Francesco si sofferma poi sul sentimento d'amore che lega genitori e figli e ne sottolinea alcuni aspetti peculiari Dice infatti:

... L' esperienza umana dell’ essere figlio e figlia... ci permette di scoprire la dimensione più gratuita dell’ amore, che non finisce mai di stupirci . E’ la bellezza di essere amati prima: i figli sono amati prima che arrivino...E questa è gratuità, questo è amore; sono amati prima della nascita, come l ’ amore di Dio che ci ama sempre prima . Sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo, prima di saper parlare o pensare, addirittura prima di venire al mondo ! Essere figli è la condizione fondamentale per conoscere l ’ amore di Dio , che è la fonte ultima di questo autentico miracolo . Nell’ anima di ogni figlio, per quanto vulnerabile, Dio pone il sigillo di questo amore, che è alla base della sua dignità personale , una dignità che niente e nessuno potrà distruggere.

È importante poi che il rapporto fra le generazioni sia di giusta qualità. Perché questo avvenga è bene fare riferimento al modo in cui il Padre Celeste ci ama. Egli infatti, pur amandoci di amore immenso, lascia libero ciascuno di noi ma non ci lascia mai soli . E se sbagliamo, Lui continua a seguirci con pazienza senza diminuire il suo amore per noi . Il Padre celeste non fa passi indietro nel suo amore per noi, mai ! Va sempre avanti e se non può andare avanti ci aspetta, ma non va mai indietro ; vuole che i suoi figli siano coraggiosi e facciano i loro passi avanti .

I genitori quindi non devono mai 'perdere di vista' i loro figli, ma devono anche lasciar loro la giusta libertà:questo comporta l'accettazione di un rischio, quello che i figli possano fare scelte sbagliate, ma è l'unico modo per far crescere in essi il senso di responsabilità e il coraggio di impegnarsi per la costruzione di un mondo migliore che è giusto e doveroso che essi desiderino realizzare.

 

Onorare i genitori e avere figli  è garanzia di futuro

            Dopo aver parlato di come i genitori devono rapportarsi con i figli, era inevitabile che il Papa si soffermasse sui doveri dei figli verso i genitori, perché se è vero che dei figli bisogna saper riconoscere il valore è anche vero che ai genitori si deve sempre rendere onore.

Papa Francesco parte quindi dal quarto comandamento "Onora il padre e la madre" e osserva anzitutto che viene subito dopo quelli che riguardano Dio stesso. Infatti contiene qualcosa di sacro, qualcosa di divino, qualcosa che sta alla radice di ogni altro genere di rispetto fra gli uomini. Fa poi notare che nella formulazione biblica del quarto comandamento si aggiunge: «perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio ti dà» La Bibbia quindi mette l’accento sul legame tra le generazioni: ci invita, anzi ci prescrive, di onorare e rispettare i genitori non tanto e non solo per una sorta di buona educazione, di atteggiamento di carità e di riconoscenza, ma perché, come dice il Papa, il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro. In altre parole, se vogliamo che la nostra società abbia un futuro, dobbiamo riconoscere che le nostre radici sono solidamente piantate nel passato, dal quale solo possiamo trarre la linfa vitale che ci nutre e ci fa vivere, crescere, produrre nuovi rami e nuovi frutti. Pretendere che l’uomo possa costruire il proprio futuro prescindendo da chi l’ha preceduto o addirittura disconoscendo ciò che i suoi avi sono stati e hanno fatto è pura illusione: così non si va da nessuna parte. Una società quindi nella quale non si onorano i genitori o li si tratta come materiale di scarto (espressione questa che il Papa in altre occasioni ha usato) è una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi.

E’ d’altra parte anche vero il contrario, e il Papa lo sottolinea subito dopo. E’ vero cioè che oggi molti adulti soprattutto in Europa si chiudono alla generatività e rinunciano ad avere figli, costituendo così una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio. Una società con queste caratteristiche è una società depressa. Dice più avanti il Papa, con parole ferme, che non possono essere interpretate in maniera fuorviante: Non avere figli è una scelta egoistica. La vita ringiovanisce e acquista energie moltiplicandosi: si arricchisce, non si impoverisce. Poi esorta tutti i presenti a ricordare i genitori e a ringraziare Dio per il dono della vita, chiudendo il suo discorso con la frase: Il Signore benedica i nostri genitori e benedica i vostri figli..

 

***

20o anniversario della Evangelium vitae

            Questo invito del Papa ad essere riconoscenti per il dono della vita, ci aiuta a ricordare che lo scorso 25 marzo si sono compiuti 20 anni dalla pubblicazione dell’enciclica di san Giovanni Paolo II Evangelium vitae che inizia con le parole «Il Vangelo della Vita sta al cuore del messaggio di Gesù». Si è parlato molto poco di questa ricorrenza, anche se è stata celebrata con una Veglia di preghiera internazionale che si è svolta in contemporanea a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Lourdes, a Fatima e a Guadalupe. Si è forse persa una occasione per riflettere su un documento che dimostra che il Papa aveva ben presenti i pericoli che la famiglia stava correndo e vedeva con chiarezza che il mondo stava avviandosi a promuovere non già una cultura della vita, ma il suo esatto contrario, la cultura della morte. Il messaggio del Papa che alcuni mesi fa è stato proclamato santo, è stato poco ascoltato, non ne è stato riconosciuto il valore profetico. Papa Francesco tuttavia nell’udienza del giorno dell’Annunciazione, ha ricordato questo ventesimo anniversario con parole significative che qui trascrivo:

Vent’anni fa, san Giovanni Paolo II in questa data firmò l’Enciclica Evangelium vitae. ...Nella Evangelium vitae la famiglia occupa un posto centrale, in quanto è il grembo della vita umana. La parola del mio venerato Predecessore ci ricorda che la coppia umana è stata benedetta da Dio fin dal principio per formare una comunità di amore e di vita, a cui è affidata la missione della procreazione. Gli sposi cristiani, celebrando il sacramento del Matrimonio, si rendono disponibili ad onorare questa benedizione, con la grazia di Cristo, per tutta la vita. La Chiesa, da parte sua, si impegna solennemente a prendersi cura della famiglia che ne nasce, come dono di Dio per la sua stessa vita, nella buona e nella cattiva sorte: il legame tra Chiesa e famiglia è sacro ed inviolabile. La Chiesa, come madre, non abbandona mai la famiglia, anche quando essa è avvilita, ferita e in tanti modi mortificata. Neppure quando cade nel peccato, oppure si allontana dalla Chiesa; sempre farà di tutto per cercare di curarla e di guarirla, di invitarla a conversione e di riconciliarla con il Signore.

Il Papa ha invitato poi tutti i fedeli a pregare per la famiglia sempre ma in particolare in quest’anno nel quale si svolgerà il Sinodo:

Vi chiedo per favore di non far mancare la vostra preghiera. Tutti – Papa, Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici – tutti siamo chiamati a pregare per il Sinodo. Di questo c’è bisogno, non di chiacchiere! Invito a pregare anche quanti si sentono lontani, o che non sono più abituati a farlo. Questa preghiera per il Sinodo sulla famiglia è per il bene di tutti.

Ascoltiamo quindi l’invito del Papa e non facciamo mancare la nostra preghiera insieme all’impegno concreto a darci da fare per promuovere una autentica cultura della vita, nello spirito della Evangelium vitae che forse dovremmo rileggere e meditare.

                                                                     A cura di Antonella

 

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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