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GENNAIO 2011

     

 PARLA GESU’ SUL VALORE DELL’OEFFERTA VITTIMALE (Maria Valtorta, quaderni del ’44)

 

            Maria (Valtorta), ti sei offerta senza riserve, non è vero? Vuoi che le anime si salvino per il tuo sacrificio, non è vero?

            E allora non pensi che ti ho detto che le anime si conquistano con la stessa arma con cui esse si perdono? L’impurità di un’anima con la purezza, la superbia con l’umiltà, l’egoismo con la carità, l’ateismo e la tiepidezza con la fede, e la disperazione, e la disperazione, e la disperazione, Maria, con le vostre angosce che pure non disperano, che chiamano Dio, guardano a Dio, cercano Dio, sperano in Dio anche quando Satana, il mondo, gli uomini, gli eventi sembrano congiurare contro la speranza e si alleano per dire: “Non c’è Dio”.

            In quest’ora satanica che vivete, mentre dovrebbe unicamente essere usata un’arma per vincere la guerra di Satana alle creature di Dio, mentre basterebbe invocare il mio Nome con fede, speranza, carità intrepide, pressanti, accese, per vedere fuggire le armate di Satana e cadere infranti i loro mezzi che Io maledico, cosa sale dalla Terra al Cielo e mai tanto vi sale come quando su voi è il flagello orrifico delle armi omicide, micidiali, che Satana ha insegnato all’uomo e che l’uomo ha accettate mettendo in disparte la legge che dice: “Amatevi come fratelli”, per assumere quella che dice: “Odiatevi come io, Satana, odio”? Un coro di bestemmie, maledizioni, di derisioni a Dio, di disperazioni. La morte molte volte vi ferma sulle labbra quelle parole, ve le inchioda e vi porta così, marcati da un’ultima colpa, al mio cospetto.

            Maria, tu stupisci come dopo tanto aiuto Io ti lasci ora sentire tanta angoscia? Ti ho aiutata nell’ora della morte di chi amavi (la mamma) e ti ho dato il mio cuore per guanciale e la mia bocca per musica e per lino che ha asciugato il tuo pianto col suo bacio e attutito il tuo dolore col suo canto d’amore. Ma quello era dolore tuo, me lo avevi già offerto ed io l’avevo già usato. Era l'ora che te ne premiassi. Era l’ora che ti sostenessi perché tu mi devi servire ancora, mia piccola “voce”, e non voglio che tu muoia prima del momento in cui la tua voce potrà tacere, avendo dato abbastanza agli innumerevoli uomini di parola mia.

            Ora vi sono troppi che si dannano nella disperazione e muoiono accusandomi. Anche sulla bocca dei bimbi che, oggi, sanno più bestemmiare che pregare, più maledire che sorridere, e sempre più sapranno bestemmiare e maledire, poveri fiori sporcati dal mondo e dal suo re infernale quando il loro non è che un boccio ancora serrato.

            Perché alle vostre troppe, troppe, troppe maledizioni non abbia finalmente a rispondere una mia che vi stermini senza darvi tempo di invocarmi più; perché alle troppe, troppe, troppe accuse vostre a Me non abbia finalmente a tornare a voi la mia accusa tremenda; perché alle vostre troppe, troppe, troppe disperazioni, frutto naturale della vostra vita di bastardi, non abbia finalmente a corrispondere la mia condanna eterna su voi, miei salvati che calpestate me e la salvezza che vi ho dato, occorre che vi siano vittime che amano, soffrono, pregano, benedicono, sperano, ma ripeto, soffrano, soffrano, soffrano di quel che fa soffrire i fratelli, le quali vittime purifichino col loro amare, soffrire, pregare, benedire, sperare, i luoghi in cui si va incontro alla morte, non quella della carne ma dello spirito.

            Io ti dico che se il numero di chi ama, crede e spera, fosse uguale a quello di coloro che non amano, non credono, non sperano, e che se nei tragici momenti in cui vi incombe la strage, un uguale numero di invocazioni salissero insieme alle imprecazioni – bada che non dico un numero maggiore ma un numero uguale – tutte le insidie e le volontà dei demoni e degli uomini-demoni rimarrebbero spezzate e cadrebbero senza farvi più male, come avvoltoio al quale vengono spezzate le ali e non può più far preda.

            Animo! Sii una che salva.

            Salvare! Per salvare l’Umanità ho lasciato il Cielo. Per salvare l’Umanità ho conosciuto la morte.

            Salvare! La più grande carità. Quella che fu la carità del Cristo. Quella che fa di voi, salvatrici, le anime che più sono uguali al Cristo.

            Io vi benedico, o voi tutte e Me sorelle nel salvare. Io vi benedico. Benedico te alla quale, per farti felice di una felicità immisurabile ed eterna, ho dato di essere una che salva.

            Va’ in pace. Sta’ in pace. Io sono con te, sempre”.

 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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