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FEBBRAIO 2009

     

 

Diario di una vera Laica dell’Amore Misericordioso

dal 23 settembre ormai presso Dio

(Dal diario di Lucia Interlandi Valente) Continuazione

Roma, 18 maggio 2008

            Ho pensato molto su un sogno su Madre Speranza.

            Questo è l'antefatto. Ero proprio tanto sofferente. Debole e con un grande bruciore, un fuoco alla bocca, che mi impediva di mangiare e persino di bere. Mandare giù acqua significava aumentare il bruciore.

            Mi sono sentita di chiedermi se sapevo in cosa mi ero cacciata con l'offerta: soffrire, offrire e non morire.

            Un'offerta con Amore e per Amore alla richiesta di Madre Mediatrice “C'è bisogno di te almeno per altri due anni. Dobbiamo pregare insieme il Signore che ti lasci qui. Allora io, non so perchè, ho detto “Si, Madre”, come in un atto di obbedienza alla Madre Superiora, e ho aggiunto “Certamente pregherò il Signore: soffrire, offrire e non morire”.

            E ora? Nessuna intenzione di tornare indietro. Sapere, anzi ricordare quanto già mi ero detta: sicuramente Gesù mi starà vicino. Mi aggrapperò a Lui e, fidando in Lui, tutto affronterò.

            Però mi era rimasta la domanda, poichè mi sentivo proprio stremata, al buio: Madre Speranza che faceva, come viveva in condizioni di buio, di sofferenza?

            Arriva il sogno e nel sogno formulo la domanda a Madre Speranza.

            Sono in una parte inferiore di una casa. La casa è grande. La zona somiglia un po' alla zona di passaggio nel Santuario. E' buia. Solo luci basse. E io vedo una suora magra, somiglia a Madre Speranza nella foto dell'anticamera della casa del Pellegrino. Vedo altre due suore, che mi dicono: “Girava così”. La suora (Madre Speranza) aveva in mano il raccoglitore dell'immondizia e una scopa. Non so perchè, la vedo in più punti: è sempre la stessa suora. E' sempre lei. E' come se Madre Speranza fosse in più posti, anzi in due posti. A me fa risalto il buio. Madre Speranza girava a fare cose apparentemente inutili. Io vedevo due Madre Speranza.

            Essere come la famosa scopa del Vescovo di Madre Speranza... (grazie al corso su Madre Speranza di Padre Mario Gialletti).

 

Roma, 18 maggio 2008

            Il buio. Sono ancora in questa fase. Finchè viviamo non c'è luce. Non si può sapere più di tanto. Il buio è quello che ci possiamo aspettare. Possiamo solo pregare con tanta fiducia che Lui realizzi il Suo progetto con noi. E il Suo è un progetto di Amore.

            Infatti, senza montarsi la testa...

            Quando Madre Speranza soffriva la passione di Gesù, aveva sete e uno dei Padri mi disse che aveva le labbra gonfie e screpolate, come di uno che ha sete.

            Bene, io devo pensare che queste mie sofferenze vanno per i tanti digiuni non fatti. E quando in questi giorni avevo proprio sete e non potevo bere perchè anche l'acqua aumentava il fuoco che avevo in bocca, ho pensato che anche Gesù ha detto “ho sete” e mi sono sentita associata a Lui senza meriti1 .

            Quale Amore farmi provare questo!

            Grazie Gesù.

 

Cose apparentemente inutili.

            Solo Gesù sa cosa è veramente utile e cosa no. Anzi, la cosa utile è cercare di capire il Suo Progetto su di noi. Un  progetto che è nella mia vita.

 

            Ma perchè due Madre Speranza in due posti diversi? Con la paletta per raccogliere e la scopa?

 

Roma, 19 maggio 2008

            Oggi nel bagno sono caduta sulle ginocchia.

            Lì per lì non ci ho pensato. Poi ho letto una posta di Rosario: Gesù cade sotto la croce e poi sono stata in adorazione con Lui.

            Grazie Gesù, gli ho detto.

            E' sempre poco rispetto a quello che hai fatto tu.

Ancora non hanno portato la Comunione. Verranno? Perchè è così difficile dedicarsi ai malati?

            Avevo ragione io anni fa?

 

            Mi telefona mia figlia Elena. “Mi manchi” e mi viene in mente quello che ha detto Madre Mediatrice: c'è bisogno di te, Lucia, qui.

            Allora via, soffrire e non morire. Gesù mi aiuterà.

            Con mio grande sforzo ho scritto una lettera per Pia. Spero di non lasciarla senza sostegno, ma anzi farla rientrare. Anzitutto va liberata e deve tornare alla fede.

 

Roma, 5 giugno 2008

            Da Madre Mediatrice (ore 15.17):

Esortazione di Padre Pio:

            “Non ti abbattere di fronte alle prove a cui la Divina Pietà vuole sottoporti. Essa vuole prepararti a fortificarti ancora alla scuola del sacrificio e del dolore. Prega con umiltà e ricordati della serenità dopo la pioggia, della luce dopo le tenebre e della placida quiete dopo la tempesta e il turbine. Ausilio pietoso dell'amore paterno del nostro Iddio ed i grandi doni della Sua Divina Maestà.Circonderanno certamente di gloria la fiducia dei perseveranti. Padre Pio”.

 

Roma, 16 giugno 2008

            Giorni terribili. Buio. Devo recuperare il contatto con Gesù.!

            Non voglio assolutamente vivere il deserto.

 

Roma, 17 giugno 2008

            Piango a lungo. Invoco e mi raccomando al Signore. Non voglio mancare alla mia offerta. Mi fa tanto soffrire l'idea che non sono fedele alla mia promessa 2 .

            Prego tanto Gesù. Poi viene la Comunione.

            Dopo la Comunione, apro il giornale di Collevalenza e trovo la consolazione.

Le parole della Madre che ora riporto aderiscono alla mia situazione. La fotografano e mi fanno sentire in Comunione con la Madre.

 

“Collevalenza 25.1.54:

            Quanto soffro, Padre mio, per la mia poca rassegnazione o poco amore nel dolore e che differenza faccio nell'accogliere le consolazioni e le gioie, dalle prove e dal dolore! Quando ero persuasa che il buon Gesù abitava continuamente nel mio povero cuore, riempiendomi del Suo amore, mi credevo generosa e, per suo amore, mi sembrava fossi disposta a qualsiasi sacrificio; oggi invece, poichè si è degnato di accettare la mia offerta piango e credo di pensare più al mio dolore, che al Suo amore; questo mi tormenta oltre misura (...)” - Amore Misericordioso n. 5, Maggio 2008.

 

            E' una grande consolazione per me aver trovato queste parole della Madre. Mi sembra che il Signore abbia accettato la mia richiesta e mi abbia voluto dare una risposta. Grazie Gesù. Dopo la Comunione mi ha consolato e mi ha fatto capire che la mia sofferenza aveva lo stesso sentire della Madre. Quindi niente scoraggiamento; fiducia nel Signore e andiamo avanti!

 

 

    1 A causa di errate indicazioni dei medici che la seguivano, mia madre è poi morta soffrendo la sete negli ultimi giorni, con le labbra gonfie e screpolate. E' stata la prima cosa che ha notato il medico che l'ha visitata per l'ultima volta.

    2 Una delle ultime cose che mia madre ha fatto prima di morire è stata di incoraggiarmi e mi ha ricordato la sua promessa. L'aveva tenuta presente in tutti i mesi antecedenti alla sua morte, avvenuta il 23 settembre, tanto che me l'ha ripetuta più volte, anche se ormai non aveva più le forze per scrivere su questo diario.


 

CHRISTIFIDELES LAICI

 (seguito)

 

            Riprendiamo a leggere insieme l’esortazione apostolica, per approfondire e capire profondamente il nostro ruolo di essere Laici ed in particolare Laici dell’Amore Misericordioso. In particolare la parte trattata oggi ci introduce più profondamente nell’essere Associazione di Laici in comunione con tutta la chiesa senza divisioni o rivalità.  E’ interessante capire anche l’importanza del riconoscimento avuto dalla nostra Associazione Laici Amore Misericordioso e le responsabilità di cui dobbiamo sentirci coinvolti.                                                                                                                                                            Bruna

 

Forme di partecipazione nella vita della Chiesa

 

28. I fedeli laici, unitamente ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, formano l'unico Popolo di Dio e Corpo di Cristo.

            L'essere «membri» della Chiesa nulla toglie al fatto che ciascun cristiano sia un essere «unico e irripetibile», bensì garantisce e promuove il senso più profondo della sua unicità e irripetibilità, in quanto fonte di varietà e di ricchezza per l'intera Chiesa. In tal senso Dio in Gesù Cristo chiama ciascuno col proprio inconfondibile nome. L'appello del Signore: «Andate anche voi nella mia vigna» si rivolge a ciascuno personalmente e suona: «Vieni anche tu nella mia vigna!».

            Così ciascuno nella sua unicità e irripetibilità, con il suo essere e con il suo agire, si pone al servizio della crescita della comunione ecclesiale, come peraltro singolarmente riceve e fa sua la comune ricchezza di tutta la Chiesa. E' questa la «Comunione dei Santi», da noi professata nel Credo: il bene di tutti diventa il bene di ciascuno e il bene di ciascuno diventa il bene di tutti.«Nella santa Chiesa _ scrive San Gregorio Magno _ ognuno è sostegno degli altri e gli altri sono suo sostegno»(103).

 

Forme personali di partecipazione

 

            E' del tutto necessario che ciascun fedele laico abbia sempre viva coscienza di essere un «membro della Chiesa», al quale è affidato un compito originale insostituibile e indelegabile, da svolgere per il bene di tutti. In una simile prospettiva assume tutto il suo significato l'affermazione conciliare circa l'assoluta necessità dell'apostolato della singola persona: «L'apostolato che i singoli devono svolgere, sgorgando abbondantemente dalla fonte di una vita veramente cristiana (cf. Gv 4, 14), è la prima forma e la condizione di ogni apostolato dei laici, anche di quello associato, ed è insostituibile. A tale apostolato, sempre e dovunque proficuo, ma in certe circostanze l'unico adatto e possibile, sono chiamati e obbligati tutti i laici, di qualsiasi condizione, anche se manca loro l'occasione o la possibilità di collaborare nelle associazioni»(104).

Nell'apostolato personale ci sono grandi ricchezze che chiedono di essere scoperte per un'intensificazione del dinamismo missionario di ciascun fedele laico. Con tale forma di apostolato, l'irradiazione del Vangelo può farsi quanto mai capillare, giungendo a tanti luoghi e ambienti quanti sono quelli legati alla vita quotidiana e concreta dei laici. Si tratta, inoltre, di un'irradiazione costante, essendo legata alla continua coerenza della vita personale con la fede; come pure di un'irradiazione particolarmente incisiva, perché, nella piena condivisione delle condizioni di vita, del lavoro, delle difficoltà e speranze dei fratelli, i fedeli laici possono giungere al cuore dei loro vicini o amici o colleghi, aprendolo all'orizzonte totale, al senso pieno dell'esistenza: la comunione con Dio e tra gli uomini.

 

Forme aggregative di partecipazione

 

29. La comunione ecclesiale, già presente e operante nell'azione della singola persona, trova una sua specifica espressione nell'operare associato dei fedeli laici, ossia nell'azione solidale da essi svolta nel partecipare responsabilmente alla vita e alla missione della Chiesa.

            In questi ultimi tempi il fenomeno dell'aggregarsi dei laici tra loro è venuto ad assumere caratteri di particolare varietà e vivacità. Se sempre nella storia della Chiesa l'aggregarsi dei fedeli ha rappresentato in qualche modo una linea costante, come testimoniano sino ad oggi le varie confraternite, i terzi ordini e i diversi sodalizi, esso ha però ricevuto uno speciale impulso nei tempi moderni, che hanno visto il nascere e il diffondersi di molteplici forme aggregative: associazioni, gruppi, comunità, movimenti. Possiamo parlare di una nuova stagione aggregativa dei fedeli laici. Infatti, «accanto all'associazionismo tradizionale, e talvolta alle sue stesse radici, sono germogliati movimenti e sodalizi nuovi, con fisionomia e finalità specifiche: tanta è la ricchezza e la versatilità delle risorse che lo Spirito alimenta nel tessuto ecclesiale, e tanta è pure la capacità d'iniziativa e la generosità del nostro laicato»(105).

            Queste aggregazioni di laici si presentano spesso assai diverse le une dalle altre in vari aspetti, come la configurazione esteriore, i cammini e metodi educativi, e i campi operativi. Trovano però le linee di un'ampia e profonda convergenza nella finalità che le anima: quella di partecipare responsabilmente alla missione della Chiesa di portare il Vangelo di Cristo come fonte di speranza per l'uomo e di rinnovamento per la società.

            L'aggregarsi dei fedeli laici per motivi spirituali e apostolici scaturisce da più fonti e corrisponde ad esigenze diverse: esprime, infatti, la natura sociale della persona e obbedisce all'istanza di una più vasta ed incisiva efficacia operativa. In realtà, l'incidenza «culturale», sorgente e stimolo ma anche frutto e segno di ogni altra trasformazione dell'ambiente e della società, può realizzarsi solo con l'opera non tanto dei singoli quanto di un «soggetto sociale», ossia di un gruppo, di una comunità, di un'associazione, di un movimento. Ciò è particolarmente vero nel contesto della società pluralistica e frantumata _ com'è quella attuale in tante parti del mondo _ e di fronte a problemi divenuti enormemente complessi e difficili. D'altra parte, soprattutto in un mondo secolarizzato, le varie forme aggregative possono rappresentare per tanti un aiuto prezioso per una vita cristiana coerente alle esigenze del Vangelo e per un impegno missionario e apostolico.

            Al di là di questi motivi, la ragione profonda che giustifica ed esige l'aggregarsi dei fedeli laici è di ordine teologico: è una ragione ecclesiologica, come apertamente riconosce il Concilio Vaticano II che indica nell'apostolato associato un «segno della comunione e dell'unità della Chiesa in Cristo»(106).

E' un «segno» che deve manifestarsi nei rapporti di «comunione» sia all'interno che all'esterno delle varie forme aggregative nel più ampio contesto della comunità cristiana. Proprio la ragione ecclesiologica indicata spiega, da un lato il «diritto» di aggregazione proprio dei fedeli laici, dall'altro lato la necessità di «criteri» di discernimento circa l'autenticità ecclesiale delle loro forme aggregative.

            E' anzitutto da riconoscersi la libertà associativa dei fedeli laici nella Chiesa. Tale libertà è un vero e proprio diritto che non deriva da una specie di «concessione» dell'autorità, ma che scaturisce dal Battesimo, quale sacramento che chiama i fedeli laici a partecipare attivamente alla comunione e alla missione della Chiesa. Al riguardo è del tutto chiaro il Concilio: «Salva la dovuta relazione con l'autorità ecclesiastica, i laici hanno il diritto di creare e guidare associazioni e dare nome a quelle fondate»(107). E il recente Codice testualmente afferma: «I fedeli hanno il diritto di fondare e di dirigere liberamente associazioni che si propongano un fine di carità o di pietà, oppure associazioni che si propongano l'incremento della vocazione cristiana nel mondo; hanno anche il diritto di tenere riunioni per il raggiungimento comune di tali finalità»(108).

            Si tratta di una libertà riconosciuta e garantita dall'autorità ecclesiastica e che dev'essere esercitata sempre e solo nella comunione della Chiesa: in tal senso il diritto dei fedeli laici ad aggregarsi è essenzialmente relativo alla vita di comunione e alla missione della Chiesa stessa.

 

Criteri di ecclesialità per le aggregazioni laicali

 

30. E' sempre nella prospettiva della comunione e della missione della Chiesa, e dunque non in contrasto con la libertà associativa, che si comprende la necessità di criteri chiari e precisi di discernimento e di riconoscimento delle aggregazioni laicali, detti anche «criteri di ecclesialità».

Come criteri fondamentali per il discernimento di ogni e qualsiasi aggregazione dei fedeli laici nella Chiesa si possono considerare, in modo unitario, i seguenti:

  • Il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, manifestata «nei frutti della grazia che lo Spirito produce nei fedeli»(109) come crescita verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità(110). In tal senso ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici è chiamata ad essere sempre più strumento di santità nella Chiesa, favorendo e incoraggiando «una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede»(111).
  • La responsabilità di confessare la fede cattolica, accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull'uomo in obbedienza al Magistero della Chiesa, che autenticamente la interpreta. Per questo ogni aggregazione di fedeli laici dev'essere luogo di annuncio e di proposta della fede e di educazione ad essa nel suo integrale contenuto.
  • La testimonianza di una comunione salda e convinta, in relazione filiale con il Papa, perpetuo e visibile centro dell'unità della Chiesa universale(112), e con il Vescovo «principio visibile e fondamento dell'unità»(113) della Chiesa particolare, e nella «stima vicendevole fra tutte le forme di apostolato nella Chiesa»(114).

            La comunione con il Papa e con il Vescovo è chiamata ad esprimersi nella leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali e orientamenti pastorali. La comunione ecclesiale esige, inoltre, il riconoscimento della legittima pluralità delle forme aggregative dei fedeli laici nella Chiesa e, nello stesso tempo, la disponibilità alla loro reciproca collaborazione.

    • La conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa, ossia «l'evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo che riescano a permeare di spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti»(115).

      In questa prospettiva, da tutte le forme aggregative di fedeli laici, e da ciascuna di esse, è richiesto    uno       slancio missionario che le renda sempre più soggetti di una nuova evangelizzazione.

    • L'impegno di una presenza nella società umana che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, si ponga a servizio della dignità integrale dell'uomo.

      In tal senso le aggregazioni dei fedeli laici devono diventare correnti vive di partecipazione e di solidarietà per costruire condizioni più giuste e fraterne all'interno della società.

      I criteri fondamentali ora esposti trovano la loro verifica nei frutti concreti che accompagnano la vita e le opere delle diverse forme associative quali: il gusto rinnovato per la preghiera, la contemplazione, la vita liturgica e sacramentale; l'animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale, alla vita consacrata; la disponibilità a partecipare ai programmi e alle attività della Chiesa a livello sia locale sia nazionale o internazionale; l'impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani; l'impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali; lo spirito di distacco e di povertà evangelica per una più generosa carità verso tutti; la conversione alla vita cristiana o il ritorno alla comunione di battezzati «lontan.

 

Il servizio dei Pastori per la comunione

 

31. I Pastori nella Chiesa, sia pure di fronte a possibili e comprensibili difficoltà di alcune forme aggregative e all'imporsi di nuove forme, non possono rinunciare al servizio della loro autorità, non solo per il bene della Chiesa, ma anche per il bene delle stesse aggregazioni laicali. In tal senso devono accompagnare l'opera di discernimento con la guida e soprattutto con l'incoraggiamento per una crescita delle aggregazioni dei fedeli laici nella comunione e nella missione della Chiesa.

            E' oltremodo opportuno che alcune nuove associazioni e alcuni nuovi movimenti, per la loro diffusione spesso nazionale o anche internazionale, abbiano a ricevere un riconoscimento ufficiale, un'approvazione esplicita della competente autorità ecclesiastica. Tutti, Pastori e fedeli, siamo obbligati a favorire e ad alimentare di continuo vincoli e rapporti fraterni di stima, di cordialità, di collaborazione tra le varie forme aggregative di laici. Solo così la ricchezza dei doni e dei carismi che il Signore ci offre può portare il suo fecondo e ordinato contributo all'edificazione della casa comune: «Per la solidale edificazione della casa comune è necessario, inoltre, che sia deposto ogni spirito di antagonismo e di contesa, e che si gareggi piuttosto nello stimarsi a vicenda (cf. Rom 12, 10), nel prevenirsi reciprocamente nell'affetto e nella volontà di collaborazione, con la pazienza, la lungimiranza, la disponibilità al sacrificio che ciò potrà talvolta comportare»(119).

            Ritorniamo ancora una volta alle parole di Gesù: «Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15, 5), per rendere grazie a Dio del grande dono della comunione ecclesiale, riflesso nel tempo dell'eterna e ineffabile comunione d'amore di Dio Uno e Trino. La coscienza del dono si deve accompagnare ad un forte senso di responsabilità: è, infatti, un dono che, come il talento evangelico, esige d'essere trafficato in una vita di crescente comunione.

            Essere responsabili del dono della comunione significa, anzitutto, essere impegnati a vincere ogni tentazione di divisione e di contrapposizione, che insidia la vita e l'impegno apostolico dei cristiani. Il grido di dolore e di sconcerto dell'apostolo Paolo: «Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "E io di Cefa", "E io di Cristo!". Cristo è stato forse diviso?» (1 Cor 1, 12-13 ) continua a suonare come rimprovero per le «lacerazioni del Corpo di Cristo». Risuonino, invece, come appello persuasivo queste altre parole dell'apostolo: «Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti» (1 Cor 1, 10).

            Così la vita di comunione ecclesiale diventa un segno per il mondo e una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17, 21). In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa stessa missione.                                                                                                

                                                                                              Bruna

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019
 
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