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GIUGNO 2007

 

 

CONVEGNO ALAM: “Sarete miei testimoni”

Collevalenza, 6 maggio 2007

MESSAGGERI DELLA SALVEZZA

MESSAGGERI DELL'AMORE MISERICORDIOSO

p. Carlo Andreassi

Cristo è risorto: noi ne siamo i testimoni

  Noi siamo un popolo non di sopravvissuti o alla deriva, ma un popolo animato dalla sicura speranza di chi ha lo sguardo fisso sul Risorto. La persona di Cristo e il suo progetto di vita secondo il Vangelo hanno suscitato quello stupore che ci porta a decidere di rimanere nel suo amore in maniera definitiva e assoluta.

  La contemplazione del Cristo Risorto ci mette in comunione con l' Abbà, il Padre buono e misericordioso che agisce per il bene dell'uomo e per la sua gioia. Emmanuel Kant ha scritto: “Considera l'umanità, sia in te che negli altri, sempre come fine e mai come mezzo”.

  Dio agisce spinto dalla volontà di farci del bene: crea l' uomo per amore e per amore offre se stesso nella persona del suo diletto Figlio, per salvarlo: “ per noi uomini e per la nostra salvezza si è incarnato, morì e il terzo giorno è risuscitato”. L'uomo non è uno strumento di cui Dio si serve per realizzare i suoi progetti, ma è il punto di riferimento di tutta l'azione divina, dalla creazione alla redenzione.

  Annunciare e vivere il messaggio cristiano non uccide l'uomo, non uccide la sua intelligenza, la sua libertà, la sua sessualità…ma le mantiene in vita, le rafforza e le valorizza per l'eternità. Il divino non boccia l'umano, non lo schiaccia: lo promuove e lo esalta, fino alla resurrezione della carne.

  In che modo incarnare questo messaggio di salvezza nella mia vita?

  Tre cose da evitare: il clericalismo, l'intimismo (devozionismo) e l'istituzionalismo.

  Tre indicazioni da seguire: la testimonianza, il discernimento e il dialogo.

Il clericalismo

  Lumen gentium n. 30:” I sacri pastori sanno benissimo quanto contribuiscano i laici al bene di tutta la chiesa. Sanno infatti di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutta la missione salvifica della chiesa verso il mondo”.

  Questo articolo del Conc. Vat. II è teso a stroncare il clericalismo, ossia la pretesa arbitraria di detenere l'esclusiva del divino e di amministrarlo come se fosse proprio possesso; più che mediatori si diventa padroni del messaggio evangelico. “Sequestrare” il messaggio evangelico può accadere facilmente. Si pensi all'arroganza invadente di certe trasmissioni religiose, di certe apparizioni, di certi movimenti, di certi modi niente affatto propositivi e neppure rispettosi di esercitare l'autorità, che ignorano la domanda di Gesù: “E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?” (Mc.3,4) di fronte ai quali Gesù s'indignerebbe e rattristerebbe.

  Gesù si è scontrato duramente con coloro che considerano la religione come un possesso e Dio come una realtà disponibile ai propri interessi, quando si rifiutò di usare il sacro, i miracoli, come strumento di successo e di vanto per i suoi compaesani. Allora, nella sinagoga di Nazareth,” tutti furono pieni di sdegno, si levarono, lo cacciarono fuori della città, per gettarlo giù dal precipizio” (Lc.4,29-30). Il clericalismo porta in pratica al rifiuto della salvezza proprio da parte di coloro che si ritengono giusti, che rispettano la religione e che forse hanno anche “profetato nel nome del Signore e cacciato demoni nel suo nome e compiuto molti miracoli nel suo nome”(Mt. 7, 22). Non basta essere membri di una comunità, di una istituzione, essere iscritti a un'associazione, condividere certe radici comuni per ottenere la salvezza. Con questo non si vuol affermare che non sia necessaria l'appartenenza alla Chiesa per essere autentici cattolici, né tanto meno condividere lo slogan “ Cristo sì, Chiesa no ”, ma ribadire che c'è differenza sostanziale tra il riconoscere l'imprescindibile funzione ecclesiale e la pretesa che essa si esaurisca nella sua gerarchia. E bene ricordare che la Congregazione dei Figli dell'Amore Misericordioso è stata fondata non da un ecclesiastico, ma da un umile suora spagnola, Madre Speranza Alhama, che aveva già fondato le Ancelle dell'Amore Misericordioso in una situazione di contrasto con l'autorità ecclesiastica locale. D'altra parte Gesù Cristo ha raggiunto la pienezza della suo sacrificio redentivo quando fu rifiutato e condannato alla crocifissione in seguito alle accuse della chiesa ufficiale del suo tempo.

 

L'intimismo o devozionismo

  Consiste nel ritirarsi a vivere il messaggio evangelico chiudendosi in se stesso, senza confronti e

senza verifiche, in una specie di circolo vizioso, dove tutto viene adattato e utilizzato secondo i propri gusti. Si scambia il cristianesimo per una cuccia tiepida, quando invece può essere un sentiero scomodo. E' un relativismo strisciante, soft e pericoloso. Il devozionista corre due rischi micidiali: vedere la realtà in modo deformato e pessimista, il mondo come latrina di vizi e di ogni sorta di mali, come pericolo e minaccia; assumere un atteggiamento molto autoreferenziale che sfiora il protagonismo e l'autocelebrazione. Il classico devozionista eccolo qui: colui che vanta continuamente numeri grandiosi, miracoli,visioni, radunate oceaniche, primati di ore di preghiere, colui che si mostra nelle grandi occasioni ecc… per puntellare e dimostrare la propria fede. Il devozionista è un presunto credente che fonda la fede sulla paura o sulla esaltazione di se stesso.

 

L'istituzionalismo

  Consiste nell' accettare come verità tutto ciò che viene dalle istituzioni o da chi le rappresenta. Solo i dogmi e alcune regole morali devono essere accettati per fede. Il detto Roma locuta est, causa finita est deve essere filtrato attraverso la coscienza personale e “i tempi e i modi”( iuxta modum) della propria realtà. Rinunciare a vedere con i propri occhi, rinunciare alla propria autonomia e alla propria responsabilità è un grave peccato, che non consente alla persona di instaurare un rapporto di autentica comunione né con Dio né con il prossimo. Nessun uomo e nessuna istituzione ha il diritto di trattare come schiavo un altro essere umano. E l'istituzione inoltre non esaurisce tutta la potenza della grazia della salvezza. E' bene ricordare la frase di S. Tommaso, riportata nel Catechismo:” Dio non ha vincolato la sua grazia soltanto ai sacramenti”.

  E, dulcis in fundo, nessuno può negare che Cristo ha avuto un rapporto polemico con lo Stato e con la chiesa del suo tempo.

  Le istituzioni, le leggi e il diritto non bastano a salvarci perché potrebbero addirittura dissanguare proprio quelli che dovrebbero sostenere, se non intervenissero la Grazia, la Misericordia e il Dono. Così scrive Giovanni nel Prologo del suo Vangelo ” La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”(1,17). Con la sua venuta Gesù inaugura il tempo della benevolenza divina, il tempo del perdono, il tempo della salvezza totale e definitiva, non più condizionata dal luogo del Tempio o dall'appartenenza al popolo d'Israele con la legge mosaica e le sue tradizioni.

TRE INDICAZIONI DI SALVEZZA CRISTIANA

La testimonianza

  E' il “quinto” vangelo. E' il Cristo vivo nell'oggi attraverso la vita del credente . Francesco, Benedetto, Madre Teresa, Madre Speranza, Padre Pio, Annalena Tonelli, Pino Pugliesi…. ci danno la sensazione che Cristo stesso sia ritornato sulla terra e di incontrarlo attraverso la loro persona.

  Testimoni di un mondo più umano . Il cristiano, concittadino dei santi, proprio per questo porta la forza del divino in mezzo agli uomini e così rende più abitabile il nostro paese, promuove i valori umani, riaccende la speranza e la gioia del vivere in un contesto esistenziale avvelenato dal peccato e contribuisce ad eliminare la povertà, l'emarginazione e la miseria.

  Tutta l'opera della Ven. Madre Speranza è stata realizzata con questa finalità: venire in soccorso

delle povertà e miserie umane per riportare fiducia e gioia. L'autentica testimonianza cristiana cammina su due binari: la passione per la verità evangelica ( Cristo rivelazione dell'amore del Padre) e il servizio della carità. L'essere radicati e rinati in Cristo si concretizza in una presenza viva e operosa nelle realtà sociali e culturali, con uno stile di vita che sia sale e fermento della civiltà dell'amore misericordioso e con l'atteggiamento di chi non si arroga il diritto di giudicare gli altri, ma si umilia sino alla“condizione di servo” come il Cristo per salvare il fratello.

  Gesù nel vangelo non si manifesta in tuoni e lampi, in teofanie impressionanti o in atteggiamenti spettacolari, ma nella semplicità e nella realtà del “figlio del falegname”(Lc.4,24). Gesù è Dio-con noi perché si identifica con ogni uomo. “Amando l'uomo e prendendoti cura di lui, tu incontri il Salvatore” (S. Ambrogio).

  Il filosofo cattolico Jacques Maritain così scriveva all'amico Paolo VI: “Saranno soprattutto i laici cristiani “semplici”, con la loro vita familiare e di lavoro, con la loro amicizia, la loro cultura e la loro spiritualità, a rendere presente il Vangelo nel mondo futuro. Se nei secoli antichi furono i monasteri a tener vivo il seme del cristianesimo e della cultura in un mondo imbarbarito e ostile, domani saranno le famiglie e le piccole comunità di laici cristiani a costruire costellazioni di focolari per mantenere viva la fiamma della fede e della preghiera”.

  Ebbene quello che Maritain prevedeva usando il verbo futuro, oggi è una realtà che i L.A.M. sono chiamati a vivere.

 

Il discernimento

  Benedetto XVI al convegno ecclesiale di Verona ha dato alcune indicazioni: - rendere visibile il “sì” dato a Gesù Cristo, ossia il fatto che il cristiano è stato attratto e conquistato dall'amore di Cristo e dal suo progetto evangelico; - riconoscere e promuovere gli autentici valori della ragione e della cultura, come “semi del Verbo”

- accogliere e valorizzare la diversità dei carismi;

- attribuire importanza fondamentale e decisiva alla persona;

- valorizzare con sapienza evangelica il grande capitale delle fatiche e delle sofferenze umane, inculcando in esse quelle motivazioni che derivano dal”rendere ragione della speranza che è in voi”;

- rendere convincente la nostra fede attraverso la carità cristiana.

  Il discernimento, ossia la capacità di leggere la presenza dello Spirito di Dio nel nostro tempo, è

garantito nella sua dimensione profetica, se il cristiano si allena nella lettura dei due grandi “codici” che sono la Parola di Dio e la Storia. Voler leggere gli avvenimenti storici senza la luce della Parola di Dio è come pretendere di leggere uno spartito musicale senza la chiave di lettura. Parola e storia, fede e vita sono binomi indissolubili. La lettura cristiana dei fatti storici, visti come “segni dei tempi” apre l'evoluzione delle vicende umana alla speranza cristiana. E l'umanità di oggi, gaudente e disperata, ha un bisogno estremo di speranza.

 

Il dialogo

  Il dialogo è ascoltarsi e parlarsi, mettendo in atto tutte le risorse umane e, quando non bastano, confidando e invocando la forza dello Spirito di Cristo, che “fa udire i sordi e fa parlare i muti”(Mc.7,37).Il rapporto pastori-laici diventa costruttivo se lasciato fluire nella libertà dei figli di Dio e nella dignità di membra vive del corpo di Cristo, tutte funzionali per il bene della Chiesa. E' Cristo il principio vitale e unificatore: nella misura in cui ogni cristiano vive nello spirito di Cristo

contribuisce a rafforzare l'unità del suo Corpo.(1 Cor. 12)

Il compito del Vangelo è la salvezza di ogni uomo, perciò è necessario dialogare con tutti. In questo

modo si mette al centro la persona,eliminando pregiudizi e emarginazioni. Perchè anche tra i

cristiani può esistere la durezza di chi è chiuso a cambiare cose e costumi che danneggiano la

persona.

Il più delle volte mentre si ascolta qualcuno si concentra l'attenzione molto meno su quanto lui sta

esponendo e molto più su quanto ci prepariamo a dire noi.

Ascoltare davvero l'altro è il metodo migliore per capire quello che Dio ci chiede.

“ So per esperienza - scriveva Gregorio Magno - che molte verità che nella parola di Dio non

riuscivo a capire da solo, le ho capite invece quando mi sono posto di fronte ai fratelli”.

“Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco che era molto buono”(Gen.1, 31)

Se noi guardiamo tutto ciò che esiste e soprattutto l'uomo, creato a immagine di Dio e redento

dall'amore del Suo Figlio, alla luce dello spirito di Dio, riusciremo a vedere quanta bontà Dio ha

disseminato nelle sue creature.

E ci accorgeremo che anche quando un fratello dice qualcosa di insensato o fa qualcosa di

sbagliato, nelle sue parole e nei suoi gesti c'è un granello di bontà e di verità che attende di essere

scoperto.

Chi sa ascoltare e dialogare è un vero cercatore d'oro.


 
 

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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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