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GIUGNO 2008

     

 

Dal Congresso Apostolico mondiale della MISERICORDIA

al Convegno dei Laici Amore Misericordioso di Collevalenza:

Alzatevi  e Andiamo!

           

            Il distintivo il timbro del LAM è la MISERICORDIA. Ma trasformare i nostri cuori aridi e chiusi alla CARITA’ alla MISERICORDIA è tanto difficile. Lo sforzo che facciamo ciascuno di noi è grande ma poi nel momento in cui il Signore, parlo in prima persona, mi mette alla prova per verificare a che punto sono con la trasformazione del mio  essere e dei mio  cuore, mi ritrovo a constatare che per me il cammino è ancora faticoso e lungo.

            Noi, Laici dell’Amore Misericordioso, nell’arco di un mese siamo stati chiamati a vivere due momenti molto importanti per l’approfondimento e la verifica della nostra identità. E’ sempre bello ritrovarsi insieme con lo stesso fine lo stesso riferimento comune: “L’Amore di Dio infinito e gratuito per ciascuno di noi indistintamente”.

            Questi momenti che abbiamo vissuto ci hanno posto davanti molti spunti di riflessione di approfondimento di verifica del nostro essere “Missionari della Misericordia”.

            Vorrei partire dal Congresso  apostolico mondiale della Misericordia.

            Abbiamo vissuto con entusiasmo e carica emotiva il Congresso Apostolico della Misericordia  e lo abbiamo condiviso come famiglia con la Congregazione e con l’Associazione Nazionale.  Ci siamo sentiti inseriti e parte della Congregazione, andando e tornando insieme anche sui mezzi pubblici con le nostre suore. Eravamo insieme attratti tutti dall’Amore Misericordioso e ci siamo sentiti inseriti nel progetto d’amore che Madre Speranza ha lasciato come eredità a tutto noi.

            Anche se il Congresso apostolico è stato improntato interamente sulla Divina Misericordia annunciata da Suor Faustina, è stato importante sentire proclamare l’amore di Dio che si traduce nella Misericordia. 

            Sono state dette tante cose nel corso del Congresso e alcune testimonianze sono state toccanti e arricchenti.

            Proverò a ricordare ciò che più mi ha colpito e ciò che più mi è rimasto impresso.

            In questo contesto storico siamo e saremo chiamati ad essere APOSTOLI DELLA MISERICORDIA. Per esserlo e diventarlo dobbiamo cercare di capire l’Amore di Dio per l’uomo, per imparare i suoi stessi sentimenti.

            Dio è AMORE e l’amore è MISERICORDIA. Il primo atto d’amore gratuito di Dio è stata la CREAZIONE. La creazione non serviva a Dio, ma svela all’uomo il vero volto d’amore di Dio.

            L’Incarnazione è opera della Misericordia divina. Sembra che Dio trovi gioia nell’essere misericordioso. Credere in Dio è credere nella Misericordia, nella sua Misericordia.

            L’amore di Dio è più grande del nostro peccato di ogni peccato. L’amore di Dio è sempre pronto a perdonare. Il Sacramento della Riconciliazione, come tutti i sacramenti, sono infatti  opera della Misericordia di Dio.

            La Misericordia è l’amore di Dio che si china verso l’uomo peccatore. La Misericordia è tutta di Dio, le miserie sono invece tutte dell’uomo. La Misericordia, un cuore misericordioso fa saltare tutte le barriere. Dobbiamo essere convinti che il luogo dell’esistenza dell’uomo di ciascun uomo è il cuore di Dio, per cui nessun essere umano deve sentirsi straniero.

            Per essere misericordiosi non è sufficiente tollerare l’altro, il diverso, perché il verbo tollerare non include in sé l’amore: dobbiamo amarci l’un l’altro come Dio ci ha amati.

            La Misericordia presuppone di non lasciare nessuno nel bisogno: e dobbiamo essere convinti che sono i poveri che ci fanno del bene, facendoci liberare dal superfluo.

            La Misericordia è la chiave della PACE. Dove non c’è misericordia, c’è discordia,  conflittualità, intransigenza, intolleranza, non c’è AMORE. Papa Benedetto XVI ha detto che la Misericordia pone il limite al male. La Misericordia riesce a tirare fuori il bene anche dal male.

 

            A maggio, abbiamo vissuto un altro momento importante per noi Laici: il Convegno a Collevalenza: “Alzatevi: Andiamo!”. Come al solito il convegno è stato di particolare carica spirituale per ogni associato. Il tema di quest’anno ha riguardato la FEDE, la RESPONSABILITA’ e il CORAGGIO del LAM.

            Tento di portare a conoscenza alcune riflessioni emerse nei tre giorni a Collevalenza che ci aiutano a verificare l’identità individuale di noi Laici.

            Alla luce dei 12 anni trascorsi e del Congresso Apostolico, noi Laici non possiamo essere più quelli di prima. Dobbiamo fare un salto di qualità. Il nostro Coordinatore Nazionale ci ha dato molti spunti e suggerimenti.

            Non possiamo limitarci a partecipare seppur assiduamente soltanto al nostro impegno mensile, ma il nostro essere Laici dell’Amore Misericordioso, dovrà coinvolgere tutta la nostra vita. Questo implicherà una coerenza nei nostri atteggiamenti quotidiani, nel nostro stile di vita. Non dobbiamo e non possiamo essere cristiani a parole, ma dovremo testimoniarlo con i fatti. Dobbiamo riconoscere nella nostra vita la volontà di Dio e metterla in pratica.

            Noi Laici nell’ambito dei nostri gruppi e dell’intera Associazione dobbiamo sentirci parte attiva dobbiamo essere propositivi.

            Dobbiamo amare e donare la nostra vita per l’associazione, perché è Dio stesso che ce l’ha donata e che ci ha chiamati a farne parte.

            Nella nostra preghiera dobbiamo sempre aver presente l’associazione e tutti i componenti. Noi Laici dobbiamo sentirci inseriti nel progetto della Congregazione e con i consacrati sentirci famiglia, senza confusione di ruoli. Dobbiamo ciascuno collaborare per collaborare alla diffusione dell’Amore Misericordioso uniti nella carità, come ci ha ricordato Madre Speranza Montecchiani.

            Il mondo ha bisogno di ascoltare il messaggio della Misericordia. Al dilagare del male l’unico limite è la Misericordia. E’ importante sviluppare dentro di noi una forte identità e appartenenza all’Associazione.

            La nostra identità il nostro timbro sarà e deve essere un cuore “ricco di misericordia”. Un cuore aperto verso ciascuno che si incontra.

Per sviluppare e rafforzare il nostro carisma sono necessari:

  1. Serietà nella formazione iniziale
  2. Maggiore impegno nella formazione permanente che deve diventare vita, che deve permeare i nostri atteggiamenti quotidiani
  3. Le Equipes Locali devono svolgere il servizio al quale sono state chiamate con amore, essere padri e madri verso i componenti del gruppo. Il servizio offerto deve essere un modo per farsi parte attiva dell’Associazione.
  4. Maggiore attenzione all’Equipe Nazionale e mettere in pratica le indicazioni e i suggerimenti per formare una unione dell’Associazione intera, per essere in Comunione e in sintonia.

            Padre Aurelio Superiore dei Padri ci ha richiamati ad essere Laici con lo stile con il “timbro” di Madre Speranza.

            La vita di Gesù è stata sempre improntata a fare la volontà del Padre e anche quello del  discepolo, di noi laici, deve sempre andare verso il compimento della volontà di Dio.  Anche l’uomo, come Gesù, deve essere frantumato e triturato e la preghiera pur non togliendo il sacrificio e la sofferenza ci dà la forza ed il coraggio per portare la croce.

            “Alzatevi e andiamo” significa andare insieme con lui verso la Croce e verso la Resurrezione.

            Il gruppo al quale apparteniamo è per noi l’amore di Dio che ci ha riunito. Non dobbiamo mai avvilirci se avvertiamo dei problemi è successo anche agli apostoli.  Il senso dell’identità di noi LAM è la passione che dobbiamo avere per Gesù, che dobbiamo avere per la nostra Comunità.

            La passione ci fa gioire ci fa entusiasmare e la dobbiamo sempre mettere nel nostro carisma, ma la Passione è anche sofferenza.

            Chiudiamo quest'anno con tutti questi spunti di riflessione che ci accompagneranno per tutta l’estate e durante il nostro riposo. Affidiamo a Madre Speranza tutti i nostri dubbi, i nostri propositi, le nostre richieste affinché interceda per noi Laici e ci aiuti a camminare nel nostro gruppo e nella nostra associazione con FEDE, RESPONSABILITA’ E CORAGGIO.

Bruna

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PROGRAMMA MESSIANICO DI GESU’ (Lc 4,19-30)

 

SUGGESTIONI Egidio E Mariella

 

A noi oggi, interessa mettere in luce quattro concetti che ci sono suggeriti dal testo e dal commento riportato dal libretto di formazione

 

1. Lo Spirito Santo

Assiste Gesù in ogni momento della sua vita e Luca, più che gli altri Evangelisti, ce lo ricorda spesso. Partendo dall'inizio del Vangelo di Luca, e stiamo solo al Capitolo quarto, troviamo Maria ripiena di Spirito Santo, per la sua disponibilità al servizio di Dio, per la sua sollecitudine nel servizio della cugina Elisabetta, nel pronunciare le parole profetiche del "Magnificat" e nel serbare nel suo cuore tutte le cose che non comprende pienamente ma che la preoccupano e l'affascinano.

Al momento della presentazione al Tempio di Gesù Bambino, è lo Spirito che muove ed ispira sia Simeone sia Anna, nella loro presenza e nelle loro profezie. Sempre lo Spirito che spinge Gesù giovanotto a disputare con i dottori nel tempio, occupandosi così "delle cose del Padre suo".

Ritroviamo lo Spirito sotto forma di colomba al momento del Battesimo nel fiume Giordano ed è lo Spirito che spinge Gesù nel deserto perché comprenda e decida il vero significato della sua missione. Lo Spirito è ancora su di lui all'inizio della sua predicazione itinerante e soprattutto in questo momento, così difficile ed importante, della sua visita a Nazareth.

Nella pasqua, Gesù donerà ciò che ha ricevuto, cioè lo Spirito della vocazione messianica, di liberazione, di convocazione del nuovo popolo di Dio, capace di mandare Cristo ma anche i suoi discepoli ad annunziare il regno, ad inaugurare il nuovo anno di grazia, capace di realizzare la sequela di Gesù nella fraternità, non violenza, povertà, disponibilità ai poveri, agli ultimi e nella contemplazione del Padre.

Lo Spirito che riceviamo è quindi per ripetere la missione di Gesù ed essere abilitati ad essere suoi seguaci e discepoli.

 

2. Il Messia atteso

Al tempo di Gesù, anche a seguito della dominazione straniera in atto per opera dell'Impero Romano, la maggior parte di coloro che attendevano il Messia supponeva che si sarebbe trattato di una personalità in grado di restituire l'autonomia politica agli Ebrei e di restaurare il Regno di Israele. La fede in un Messia-Liberatore era propria, probabilmente, di tutte le principali correnti spirituali giudaiche, sebbene con differenti implicazioni e sfumature. Per i Farisei, la borghesia colta nazionalista apparsa sulla scena politica verso la fine del II secolo a.C, il Messia-Liberatore si sarebbe manifestato con segni inequivocabili al momento opportuno e la sua venuta doveva essere favorita dalla rigorosa osservanza della Legge da parte di tutto il popolo. Gli Zeloti, invece, una fazione nazionalista ancor più accesa ed estrema dei Farisei, ritenevano che occorresse in ogni modo favorire le circostanze dell'avvento del Messia, anche con il ricorso alla violenza. I Sadducei, la fazione più antica e moderata, per lo più composta dalle famiglie dell'aristocrazia sacerdotale, essendo relativamente disponibile ad un pacifico inserimento della nazione ebraica nell'Impero Romano del quale, benché pagano e politeista, non disconosceva la superiorità culturale, militare ed organizzativa, consideravano con realismo l'impossibilità che un Messia-Liberatore potesse restituire ad Israele la sua indipendenza. Non sono chiare, infine, le caratteristiche delle attese messianiche in seno alla corrente spirituale degli Esseni. Nell'ambito del Giudaismo non mancavano, tuttavia, coloro che ritenevano che il Messia non sarebbe stato un attore della scena politica, bensì un rinnovatore spirituale, un profeta in linea con la parola di Mosè di Deuteronomio 18,15 o, comunque, un personaggio destinato ad essere esaltato da Dio in un'opera di redenzione del popolo, come prefigurato nel Canto del Servo del profeta Isaia. A questa frangia minoritaria del Giudaismo doveva appartenere, probabilmente, anche Giovanni Battista, predicatore della prima metà del I secolo a.C, indicato nei Vangeli quale precursore di Gesù Cristo.

 

3. Gesù Messia

Gesù è ben attento a non confondere la sua missione con quella dei Messia politici del suo tempo, e per questo arriva al punto di zittire chi, come i demoni, afferma troppo chiaramente la sua identità di Figlio di Dio (Marco 1,34; Luca 4,34), che è un concetto collegato a quello di "Messia", sebbene avente un ovvio significato più alto, che assorbe quello di Messia in una concezione umano-divina del tutto nuova per l'Ebraismo. Gli esegeti si riferiscono alla prudenza di Gesù nel non rivelarsi immediatamente, con l'espressione di segreto messianico. Possiamo dire che Gesù ha deciso, nella sua permanenza nel deserto, quale avrebbe dovuto essere il proprio modo di interpretare la figura messianica in linea con quello che, secondo Lui, era il modo più consono al progetto del Padre. Il manifesto del Suo messianismo sarà il Discorso delle Beatitudini, nel quale sarà resa evidente ed operativa la caratteristica principale del Regno di Dio, cioè la Misericordia.

 

Noi, popolo messianico

Noi, suoi seguaci, abbiamo il compito di continuare la sua opera di evangelizzazione e modifica della società nella costruzione del Regno di Dio. Per far questo dobbiamo rendere operative le Beatitudini e non limitarsi a pregare dicendo: "Venga il tuo Regno", ma collaborando attivamente col Padre alla sua costruzione. La Lumen Gentium afferma che la   Chiesa deve configurarsi come popolo messianico soprattutto attraverso la condivisione della speranza del mondo (GS 1). La tradizione ha conservato memoria dell'azione messianica di Gesù riutilizzando nella narrazione della fede in Lui lo schema dei tré ministeri (tria ninnerà) da lui posto in pratica con la sua vita. Egli è profeta, sacerdote e rè (LG 9-11) così la comunità sotto la guida dei pastori è chiamata tutta a sviluppare la medesima azione di salvezza (LG 35-37)

 

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I NAZARENI NON CAPISCONO GESU’ Rossana 

 

            Dopo la vittoria contro le tentazioni, Gesù, con il Battesimo, consacrato dal Padre attraverso la discesa dello Spirito Santo sotto forma di colomba, dà inizio alla vita messianica.

            La sua missione evangelizzatrice, affidatagli dal Padre, dopo la sua risurrezione l’affida agli Apostoli da Lui scelti. Proprio nel giorno di Pentecoste, con la discesa del Consolatore, li rende forti e pronti ad essere protagonisti nella Chiesa nascente. A loro l’arduo compito di annunciare la Buona Novella dell’Amore che perdona, che rende libero l’uomo.

            Ieri chiamò i discepoli, oggi chiama noi, la Chiesa, a trasmettere quell’amore, quella verità che ci rende liberi, per la quale Lui ha offerto la propria vita.

            Gesù, nella sinagoga di Nazareth si dichiara protagonista autorevole, non ha timore dei farisei e dei sadducei.

            Se torno in dietro nel tempo, ripenso a quelle volte quando ascoltando certi discorsi contro Dio e la Chiesa, facevo da spettatrice muta. E come avrei potuto fare altrimenti se anch’io tante volte lo cacciavo dalla mia vita e lo mettevo sul ciglio del monte per gettarlo nel fondo del precipizio come i nazareni? Gesù era assente dal mio vivere quotidiano, come avrei potuto portare la luce della buona novella se ero una candela spenta, non volendo riconoscere le mie povertà? Non ero pronta né sentivo l’esigenza dell’ascolto della Parola, proprio come i nazareni, che non avevano capito il loro Profeta pur essendo cresciuto in mezzo a loro.

            Solo cambiando i miei atteggiamenti e il mio stile di vita, ho scoperto quanto Gesù mi ha amata e  mi ama nonostante i dubbi, le incertezze che permangono in me e nella nostra coppia.

            Prego lo Spirito Santo, affinché mi dia e ci dia la capacità e la forza di poter, con semplicità di parole e di atteggiamenti, testimoniare quanto Lui ci ama e ci è vicino in tutti i momenti della vita.

           


 

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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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