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GIUGNO 2009

     

 

GESU’ VIA VERITA’ E VITA…… (dal Convengo di Collevalenza alla nostra vita di tutti i giorni di LAM)

 

            Se il Signore è Via Verità e Vita, il cammino da seguire per noi CRISTIANI è ben delineato. Non voglio dire che è facile assolutamente no, però è chiaro.

            Mi voglio soffermare sulla parola CRISTIANI. Cosa vuol dire essere Cristiani? Il vocabolario definisce Cristiano testualmente: di Cristo; che crede in Cristo; che appartiene o si riferisce alla religione di Cristo chi professa la religione cristiana.

            La nostra esperienza di associati ALAM, di cattolici praticanti, di componenti la Comunità d’Amore, ci deve spingere ad andare un po’ oltre e ad approfondire il nostro senso di essere Cristiani.

            Cristiano può significare seguace di Cristo, apostoli di Cristo, discendenti di Cristo. Tutto questo è giusto, è importante ma è limitativo per noi Laici dell’Amore Misericordioso.

            Il nostro Statuto ci interpella se lo leggiamo ogni tanto e se ci riflettiamo su. Anche perchè lo Statuto dell’Associazione Laici Amore Misericordioso non è uno statuto soltanto con delle regole ed informazioni: il nostro Statuto contiene il nostro Carisma, il nostro fine individuale e missionario.

            Forse può essere un po’ riduttivo ma il nostro motto, il motto di Madre Speranza, che l’Associazione ha fatto anche proprio è “TUTTO PER AMORE”.

            Tutto per amore è sintetizzato nella contemplazione del Crocefisso e dalla vita tutta di Gesù Cristo. Il nostro punto fisso imprescindibile è Cristo: la nostra VIA, come è stato proposto e sviscerato nel convegno dell’Associazione Gesù Via Verità e Vita.

            Il nostro percorso formativo, la nostra vita di laico ci deve portare alla Santità, sempre come ci chiede e come abbiamo noi chiesto al Signore e a Madre Speranza, aderendo all’Associazione ed accogliendo volontariamente il Crocefisso dell’Amore Misericordioso nelle nostre mani.

            Tutto questo per dire e per richiamarci ad un pensiero di Luciana Contin, espresso nel precedente convegno, in cui ci richiamava a formarci adeguatamente. Una formazione seria profonda e continua fatta con lo spirito di preghiera e di adesione e vicinanza, al carisma di Madre speranza, all’associazione e al nostro gruppo, ci porterà inevitabilmente a conformarci a trasformarci in CRISTO.

            C’è una bellissima preghiera di San Francesco in cui dice che oggi Cristo non mani ma ha le nostre mani per operare.

            Dobbiamo diventare pertanto Cristiani, dobbiamo diventare CRISTO oggi nelle nostre famiglie, nel nostro gruppo, nel nostro lavoro, nella nostra Chiesa. Allora dobbiamo interrogarci 24 ore su 24 ore sul nostro essere “Cristo Amore Misericordioso”.

            Nella mia famiglia sono testimone talvolta scomodo di Cristo? Nel mio gruppo come ci ha richiamato al Convegno Gaetano Storace, so tacere quando un fratello non si comporta come dovrebbe, o lo so correggere discretamente con cuore fraterno, che non ferisce che non alza barriere nei suoi confronti, o faccio prevalere la mia forza, la mia superiorità?

            Nell’Associazione sono generoso nell’accettare il servizio o mi defilo?

            Nel lavoro che svolgiamo quotidianamente riusciamo a percorrere la via del Signore, o percorriamo la via che ci fa più comodo, incuranti della Parola di Cristo che abbiamo ascoltato e meditato e del Carisma che ci ha lasciato Madre Speranza? Anche nel lavoro facciamo “Tutto per amore” del nostro prossimo?

            Cominciamo a prender coscienza che tutto il nostro essere per tutto il tempo che abbiamo a disposizione deve essere finalizzato a diventare ed essere Cristo?

            E’ difficile lo so, ed ogni giorno il nostro prossimo che è Cristo stesso, ci interpella ci chiede di essere coerenti con il nostro carisma.

            Se vogliamo diffondere e far conoscere il messaggio dell’Amore Misericordioso siamo chiamati noi Laici a santificarci in questi ambiti. Questo è l’annuncio più credibile. Le eventuali e sicure cadute, non ci devono scoraggiare, condividiamole. Il Signore ci ha chiamati a santificarci insieme e a salvarci in questo nostro gruppo. Io ne sono felice ed ogni giorno che passa ringrazio il Signore di far parte di questo gruppo al quale mi ha chiamato e ringrazio anche il Signore di aver accettato il servizio che indegnamente cerco di ricoprire, di coordinare il nostro gruppo.

            Il Signore è sempre generoso con noi, non è mai avaro per ogni “sì” che diciamo ci ricolma di immense grazie e doni. Quando diciamo “no” invece soffre e talvolta si nasconde per farci sperimentare il Deserto per farci comprendere il nostro egoismo ed il nostro convincimento di riuscire a fare con le sole nostre forze.

            Impariamo ad ascoltare il Signore che ci parla attraverso il nostro fratello, sempre!

 

                                                                                                                     Bruna

 

************************

 

DALL’ULTIMA LETTERA DI DON ANDREA SANTORO

 

Roma – Trabzon 22 gennaio 2006

 

            Carissimi, voglio cominciare con delle cose buone, perché è giusto lodare Dio quando c’è il sereno e non soltanto invocare il sole quando c’è la pioggia. Inoltre è giusto vedere il filo d’erba verde anche quando stiamo attraversando una steppa.

            Ecco dunque alcuni fili d’erba verde. Qualche giorno prima di rientrare in Italia, nell’ora della visita in chiesa, si è presentato un folto gruppo di ragazzi piuttosto vocianti e rumoroso. Ci sono abituato: per ottenere silenzio e rispetto, basta avvicinarsi, ricordare loro che la chiesa è come la moschea, un luogo di preghiera che Dio ama e in cui si compiace. Un gruppetto di 4/5 ragazzi, sui 14/15 anni mi si sono avvicinati e hanno cominciato a farmi domande: “Ma sei qui perché ti hanno obbligato?” “No, sono venuto volentieri, liberamente” “E perché?”. “Perché mi piace la Turchia. Perché c’era qui una chiesa e un gruppetto di cristiani senza prete e allora mi sono reso disponibile. Per favorire dei buoni rapporti tra cristiani e musulmani…”. “Ma sei contento? (hanno usato la parola “mutlu” che in turco vuol dire felice)”. “Certo che sono contento. Adesso poi ho conosciuto voi e sono ancora più contento. Vi voglio bene”. A questo punto gli occhi di una ragazza si sono illuminati, mi ha guardato con profondità e mi ha detto con slancio: “Anche noi ti vogliamo bene”. Dirsi: “Ti vogliamo bene”, dentro una chiesa, tra cristiani e musulmani mi è sembrato un raggio di luce. Basterebbe questo a giustificare la mia venuta. Il regno dei cieli non è forse simile a un granellino di senape, il più piccolo di tutti i semi? Lo getti e poi lo lasci fare… E non è vero che “se ami conosci Dio” e lo fai conoscere e se non ami, anche se possiedi la scienza, se parli tutte le lingue, se distribuisci beni ai poveri non sei nulla ma solo un tamburo che rimbomba?

            Un’altra volta entrano due ragazze. “Padre, mi riconosce?” mi fa una. “Sì, certo!”. “Lei una volta mi ha detto che Gesù non ha mai usato la spada, è così?”. “Sì, è così”. “Maometto, mi fa – l’ha usata è vero, ma solo come ultima possibilità”. “Gesù – le rispondo – neanche come ultima possibilità. Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, disse, e lui stesso si è fatto agnello per guadagnare i lupi. Se contro la violenza usi la violenza si fa doppia violenza. Male più male uguale doppio male. Ci vuole il doppio di bene per arginare il male. Se scoppia un incendio che fai? Butti legna?”. “No, acqua”. “Ecco appunto. Ma non è facile. Questo però è il Vangelo. Nelle mani di Gesù non c’è la spada, ma la croce…”. Mi ha seguita attenta, ma frastornata. Perché mi meraviglio? Quanti cristiani sono non solo frastornati, ma neppure guardano più la croce? Non colgono più la sapienza, la forza, la vittoria della croce. Si sono convertiti alla spada: nella vita pubblica e in quella privata. Se lo fa un musulmano in fondo non è strano: segue il suo fondatore. Ma se lo fa un cristiano non segue il proprio Fondatore, anche se ha croci da ogni parte, al collo, in casa e su ogni campanile.

            Consentitemi ora una riflessione a voce alta, alla luce di quanto vi ho raccontato.

            In questo cuore nello stesso tempo “luminoso”, “unico” del medio oriente è necessario entrare: in punta di piedi, con umiltà, ma anche con coraggio. La chiarezza va unita all’amorevolezza. Il vantaggio di noi cristiani nel credere in un Dio inerme, in un Cristo che invita ad amare i nemici, a servire per essere “signori” della casa, a farsi ultimo per risultare primo, in un vangelo che proibisce l’odio, l’ira, il giudizio, il dominio, in un Dio che si fa agnello e si lascia colpire per uccidere in sé l’orgoglio e l’odio, in un Dio che attira con l’amore e non domina col potere, è un vantaggio da non perdere. E’ un “vantaggio” che può sembrare “svantaggioso” e perdente e lo è, agli occhi del mondo, ma è vittorioso agli occhi di Dio e capace di conquistare il cuore del mondo. Diceva S. Giovanni Crisostomo: Cristo pasce agnelli non lupi. Se ci faremo agnelli vinceremo, se ci faremo lupi perderemo. Non è facile, come non è facile la croce di Cristo sempre tentata dal fascino della spada. Ci sarà chi voglia regalare al mondo la presenza di “questo” Cristo? Ci sarà chi voglia essere presente in questo mondo mediorientale semplicemente come “cristiano”, “sale” nella minestra, “lievito” nella pasta, “luce” nella stanza, “finestra” tra muri innalzati, “ponte” tra rive opposte, “offerta” di riconciliazione? Molti ci sono ma di molti di più c’è bisogno. Il mio è un invito oltre che una riflessione. Venite!

 

                                                                                              Don Andrea Santoro

 


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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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