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MARZO 2008

 

 

Riflessioni sul Magnificat Rossana

 

            Sono tanti anni che ho imparato a cantare il Magnificat, ma non mi era mai capitato di farci una riflessione. Quando Maria dice: “L’anima mia magnifica il Signore” esprime senz’altro il suo amore verso Colui che l’ha amata per primo. Ognuno di noi, se ama, magnifica, loda e ringrazia il Signore. Io lo amo se prego, se lo accetto e mi sento piccola. Maria ha dedicato la sua vita a Dio e al suo Gesù. Lei ha amato senza misura e riserve anche sotto la croce; in quell’ora terribile non ha smesso di amare, anzi Gesù suo Figlio le ha affidato l’intera umanità.

            Anche noi siamo invitati a percorrere il cammino di Maria, anche se tremendo e difficile, perché non esiste gioia senza sofferenza, non c’è luce senza buio. Il dolore ci forgia come l’oro nel crogiolo, ma noi abbiamo sempre bisogno di Colui che ci deve modellare. Sant’Agostino diceva: “Colui che ha fatto te senza di te, non può salvare te senza di te”, perciò è un atto di volontà aspirare ad essere perfetti.

            Maria, con il suo “Eccomi”, ci ha aiutato a redimerci; la sua missione è quella di Gesù. Dal giorno del Golgota non si sono più separati.

            Qui mi viene in mente ciò che lessi tempo fa: Immaginiamo Dio come un cercatore d’oro, accovacciato sulla riva del fiume, che è la nostra vita; sta con il setaccio in mano cercando di catturare le preziose pepite d’oro, che sono le creature che ha creato a sua immagine e somiglianza: ha le mani immerse nel fango ma la destra è la sua mano, la sinistra quella di Maria.

            Maria nel Magnificat dice di aver il timore santo di Dio, non la paura, perché Dio è Amore.

            Impariamo da Lei a diventare figli della promessa fatta ad Abramo, cioè uomini e donne di fede, e troveremo luce e forza sul nostro cammino.

 

Lode a Dio per Maria, immagine dell'amore sponsale e coniugale

 

            Pensiamo di non dire niente di nuovo. Da sempre Maria è immagine e madre della Chiesa; da sempre tra la Chiesa e Dio (o Cristo, che è la stessa cosa) c'è un rapporto sponsale. Il tutto detto in termini spirituali e teologici.

            Noi vogliamo invece leggerlo e dirlo in termini esistenziali e coniugali, utilizzando l'esperienza che ci viene da un rapporto coniugale fecondo e felice che dura ormai da cinquant'anni. Certamente, non vogliamo paragonare la nostra fedeltà a quella di Dio, ma ci sembra che, proporzionandola alla finitezza umana, non ci sia male.

            Abbiamo perciò adattato ai nostri desideri il titolo di questo nostro intervento, sicuri con questo di non essere irriverenti e di non creare scandalo.

            E’ stato necessario perciò premettere l'Annunciazione al Magnificat, senza la quale la stessa lode a Dio che innalza Maria potrebbe risultare incomprensibile.

            Noi due, come coppia, ci sentiamo immagini della Trinità, grazie alla circolazione dell'amore all'interno della nostra coppia, che nell'ambito delle nostre scarse possibilità, cerchiamo di riversare all'esterno.

            Sull'esempio di Maria, qualunque rapporto con Dio, che goda della stessa disponibilità, è un rapporto sponsale e quindi è fecondo.

 

Dal Vangelo di Luca (Lc 1:26-38)

 

            26 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

            34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

            Il nostro è un tentativo di lettura in chiave coniugale del brano dell'Annunciazione di Maria. Facciamo un'esegesi con questa chiave di lettura:

            26-27: Descrizione dei personaggi e delle situazioni

            28   : Saluto dell 'Angelo, che introduce due caratteristiche di Maria; lo stato di grazia e la

vicinanza con il Signore (innamoramento)

            29   : Meraviglia di Maria, non abituata a essere salutata in questo modo

            30-33: L'Angelo fa, da parte di Dio, una dichiarazione d'amore; proprio lei è la prescelta e darà un figlio al Signore. Maria, se accetta, avrà un progetto da realizzare insieme a Dio 34: Maria è giovane, ma non è una sprovveduta e s'informa sulla possibilità di realizzazione del progetto

            35-37: L'Angelo specifica meglio e da prove certe

            38   : Maria è convinta e dona interamente la sua disponibilità. D'ora in poi sarà la partner di Dio nel progetto di salvezza dell'umanità.

            Maria dicendo di sì all'Angelo (cioè a Dio), si lega con una promessa coniugale. A noi è capitato così: ci siamo incontrati, ci siamo trovati simpatici, ci siamo accordati su un progetto comune, ci siamo innamorati.

            Nel progetto che Maria accetta di condividere, collaborando con Dio e rendendo così operativo il Suo aiuto, sono presenti tutti i temi del Regno.

            Noi nel nostro patto coniugale abbiamo espresso la nostra piena disponibilità l'uno verso l'altro; ci siamo messi   l'uno   nelle   mani   dell'altro,   aiutandoci reciprocamente e, grazie alla presenza e all'aiuto di Dio, ipotecando il futuro.

            La disponibilità di Maria è piena, anche a Lei il futuro è ignoto, ma ormai è tutt'uno con Dio e si reca a visitare la cugina Elisabetta per essere disponibile anche verso di lei, toccata anch'essa dalla grazia di Dio, tanto da realizzare, con il suo saluto a Maria, il primo riconoscimento di Gesù come Signore. Maria, pronunciando il suo ringraziamento con il Magnificat elenca, con semplicità, tutte le future caratteristiche del Regno.

            Quest'avvenimento, che ha significato per Maria tante preoccupazioni e pene, per l'umanità ha costituito redenzione e salvezza, ma pure l'esempio di una disponibilità a Dio senza limiti, che non ha tenuto conto dei progetti fatti, delle personali aspirazioni, del timore delle malelingue; non ha dato importanza alla propria vita in favore della costruzione del Regno.

            Noi dobbiamo sentirci interpellati personalmente. Il vero Natale è far nascere Gesù in noi; farlo nascere, almeno in parte e per quanto possiamo, in questo mondo sconvolto e in cerca di luce e di pace.

 

L'ANIMA NOSTRA ESALTA IL SIGNORE

Noi ti lodiamo. Padre Misericordioso,e non ci stancheremo mai di ringraziarti.

Tu, sebbene noi fossimo deboli e impreparati, non ci hai mai fatto mancare il tuo sostegno

e ci hai dato la grazia di considerarci tuoi figli e riconoscere nella nostra coppia la Tua immagine. Nell'armonia del nostro rapporto noi viviamo la felicità

e ci sforziamo di testimoniare questa meravigliosa possibilità che tu offri.

Tutte le volte che abbiamo risposto alla Tua chiamata

e abbiamo attuato il Tuo progetto d'amore, si sono esaltate le nostre possibilità.

Come Tu trasformi in bene il male che noi compiamo,

così la nostra coppia ha trasformato in segni di vita quelli di morte,

camminando verso di Tè, la mano nella mano

e Tu, pur camminando con noi, sempre resti la meta da raggiungere.

Il Tuo amore è stato per noi grande, generoso e senza confini

e noi abbiamo cercato di allargare i confini del nostro amore

oltre la nostra famiglia, vivendo, un cuore solo e un'anima sola, con altri fratelli,

gli insegnamenti di tuo Figlio Gesù, finché la Stella del Mattino sorga nei nostri cuori.

Noi Ti ringraziamo. Padre, perché siamo immersi nel mondo e viviamo

della speranza della Tua promessa.

Tu hai sempre, incondizionatamente, amato i poveri, gli umili, gli indifesi

e coloro che sono giornalmente oppressi dalla superbia, dalla prepotenza e dalla tracotanza.

Tu non lasci mai spegnere nel cuore dell'uomo il desiderio della libertà e l'anelito della giustizia che è ansia di ricongiungerci con Tè.

Riconosciamo in questo la tua più alta manifestazione. AMEN  

                                                                                                          Egidio e Martella

 


 

Christifideles laici  (seguito) Bruna

 

Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo

Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni Paolo II

           

            Proseguiamo nella lettura dell’esortazione apostolica, per approfondire e capire il nostro ruolo di Laici ed in particolare Laici dell’Amore Misericordioso. Dopo aver riscoperto il nostro Battesimo con cui diventiamo “Cristo” stesso, andiamo a scoprire la nostra partecipazione alla Chiesa: Comunione di Fedeli in forza dello Spirito Santo donatoci con il Sacramento. Rileggendo attentamente l’esortazione, ritroviamo i punti salienti del nostro Statuto dell’associazione, al quale abbiamo aderito.

 

CAPITOLO II

TUTTI TRALCI DELL'UNICA VITE
La partecipazione dei fedeli laici
alla vita della Chiesa-Comunione

 

Il mistero della Chiesa-Comunione

            18. Riascoltiamo le parole di Gesù: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo (...). Rimanete in me e io in voi» (Gv 15, 1-4).

            Con queste semplici parole ci viene rivelata la comunione misteriosa che vincola in unità il Signore e i discepoli, Cristo e i battezzati: una comunione viva e vivificante, per la quale i cristiani non appartengono a se stessi ma sono proprietà di Cristo, come i tralci inseriti nella vite.

            Gesù continua: «Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15, 5). Dalla comunione dei cristiani con Cristo scaturisce la comunione dei cristiani tra di loro: tutti sono tralci dell'unica Vite, che è Cristo.             A questo mistero della Chiesa-Comunione siamo abitualmente richiamati all'inizio della celebrazione eucaristica, allorquando il sacerdote ci accoglie con il saluto dell'apostolo Paolo: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13).

 

Il Concilio e l'ecclesiologia di comunione

            Che cosa significa la complessa parola "comunione"? Si tratta fondamentalmente della comunione con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo. Questa comunione si ha nella parola di Dio e nei sacramenti. Il Battesimo è la porta ed il fondamento della comunione nella Chiesa. L'Eucaristia è la fonte ed il culmine di tutta la vita cristiana (cf. LG, 11). La comunione del corpo eucaristico di Cristo significa e produce, cioè edifica l'intima comunione di tutti i fedeli nel corpo di Cristo che è la Chiesa (cf. 1 Cor 10, 16 s.)»(53).

            Le immagini bibliche, con cui il Concilio ha voluto introdurci a contemplare il mistero della Chiesa, pongono in luce la realtà della Chiesa-Comunione nella sua inscindibile dimensione di comunione dei cristiani con Cristo e di comunione dei cristiani tra loro. Sono le immagini dell'ovile, del gregge, della vite, dell'edificio spirituale, della città santa(55). Soprattutto è l'immagine del corpo presentata dall'apostolo Paolo, la cui dottrina rifluisce fresca e attraente in numerose pagine del Concilio(56). A sua volta il Concilio riprende dall'intera storia della salvezza e ripropone l'immagine della Chiesa come Popolo di Dio: «Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente Lo servisse»(57). Già nelle sue primissime righe, la Costituzione Lumen gentium compendia in modo mirabile questa dottrina scrivendo: «La Chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano»(58).

            La realtà della Chiesa-Comunione è, allora, parte integrante, anzi rappresenta il contenuto centrale del «mistero», ossia del disegno divino della salvezza dell'umanità. Per questo la comunione ecclesiale non può essere interpretata in modo adeguato se viene intesa come una realtà semplicemente sociologica e psicologica. La Chiesa-Comunione è il popolo «nuovo», il popolo «messianico», il popolo che «ha per Capo Cristo (...) per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio (...) per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (...) per fine il Regno di Dio (... ed è) costituito da Cristo in una comunione di vita, di carità e di verità»(59). I vincoli che uniscono i membri del nuovo Popolo tra di loro _ e prima ancora con Cristo _ non sono quelli della «carne» e del «sangue», bensì quelli dello spirito, più precisamente quelli dello Spirito Santo, che tutti i battezzati ricevono (cf. Gl 3, 1).

 

Una comunione organica: diversità e complementarietà

            20. La comunione ecclesiale si configura, più precisamente, come una comunione «organica», analoga a quella di un corpo vivo e operante: essa, infatti, è caratterizzata dalla compresenza della diversità e della complementarietàdelle vocazioni e condizioni di vita, dei ministeri, dei carismi e delle responsabilità. Grazie a questa diversità e complementarietà ogni fedele laico si trova in relazione con tutto il corpo e ad esso offre il suo proprio contributo.

            Ed è ancora lo Spirito stesso che, con la sua forza e mediante l'intima connessione delle membra, produce e stimola la carità tra i fedeli. E quindi se un membro soffre, soffrono con esso tutte le altre membra; se un membro è onorato, ne gioiscono con esso tutte le altre membra (cf. 1 Cor 12, 26)»(60).

            E' sempre l'unico e identico Spirito il principio dinamico della varietà e dell'unità nella e della Chiesa. Leggiamo di nuovo nella Costituzione Lumen gentium: «Perché poi ci rinnovassimo continuamente in Lui (Cristo) (cf. Ef 4, 23), ci ha dato del suo Spirito, il quale, unico e identico nel Capo e nelle membra, dà a tutto il corpo la vita, l'unità e il movimento, così che i santi Padri poterono paragonare la sua funzione con quella che esercita il principio vitale, cioè l'anima, nel corpo umano»(61). E in un altro testo, particolarmente denso e prezioso per cogliere l'«organicità» propria della comunione ecclesiale anche nel suo aspetto di crescita incessante verso la perfetta comunione, il Concilio scrive: «Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cf. 1 Cor 3, 16; 6, 19) e in essi prega e rende testimonianza dell'adozione filiale (cf. Gal 4, 6; Rom 8, 15-16. 26). Egli guida la Chiesa verso tutta intera la verità (cf. Gv 16, 13), la unifica nella comunione e nel servizio, la istruisce e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cf. Ef 4, 11-12; 1 Cor 12, 4; Gal 5, 22). Con la forza del Vangelo fa ringiovanire la Chiesa, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione con il suo Sposo. Poiché lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù: Vieni! (cf. Ap 22, 17»(62).

            La comunione ecclesiale è, dunque, un dono, un grande dono dello Spirito Santo, che i fedeli laici sono chiamati ad accogliere con gratitudine e, nello stesso tempo, a vivere con profondo senso di responsabilità. Ciò si attua concretamente mediante la loro partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, al cui servizio i fedeli laici pongono i loro diversi e complementari ministeri e carismi.

            Il fedele laico «non può mai chiudersi in se stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma deve vivere in un continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella gioia di una uguale dignità e nell'impegno di far fruttificare insieme l'immenso tesoro ricevuto in eredità. Lo Spirito del Signore dona a lui, come agli altri, molteplici carismi, lo invita a differenti ministeri e incarichi, gli ricorda, come anche lo ricorda agli altri in rapporto con lui, che tutto ciò che lo distingue non è un di più di dignità, ma una speciale e complementare abilitazione al servizio(...).Così, i carismi, i ministeri, gli incarichi ed i servizi del Fedele Laico esistono nella comunione e per la comunione. Sono ricchezze complementari a favore di tutti, sotto la saggia guida dei Pastori»(63).

                                                                                                                                

 


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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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