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NOVEMBRE 2003

     

COMPRENSIONE, COMPASSIONE, COMMOZIONE Bruno

La nostra permanenza su questo piccolo pianeta chiamato "Terra" è veramente fugace e abbiamo l'eccellente opportunità di lasciare ai posteri un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato, se operiamo le scelte giuste e se il nostro modo di vivere rispecchia le leggi della vita, specialmente quelle spirituali.
Il messaggio cristiano è esigente. Non si tratta di aderire ad una dottrina ma ad una Persona: Cristo. Credo che, per fare ciò, sia sufficiente seguire la "regola aurea" dataci da Gesù: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7,12; Lc 6,31)
La "regola aurea offre un modello, un progetto che noi possiamo realizzare affinché la vita si apra a tutto ciò che c'è di buono, per poterlo condividere con gli altri.
Che occasione meravigliosa abbiamo avuto noi LAM, nello scoprire l'Amore Misericordioso attraverso il volto di Gesù in croce! Per tale scoperta dobbiamo ringraziare eternamente la nostra venerabile Madre Speranza. Qualunque sia il cammino della nostra vita, non possiamo mai ignorare la presenza di Dio. Quel Dio Padre, che sa curare ciò che è ferito, che sana ciò che è malato, che porta la vita dove c'è la morte e la speranza dove regna la sconfitta.
Dio mette in atto con noi, di volta in volta: "comprensione, compassione, commozione". Egli, nella sua immensa misericordia, non umilia, non rimprovera ma gode nel perdonare, nel guarire, nel riabilitare, nel fare le sue creature tutte nuove, rendendole anche apostole.
Viene spontaneo porsi degli interrogativi: Ma noi siamo capaci di emulare i suoi insegnamenti? Abbiamo, all'interno dei nostri gruppi, la capacità di allargare la mente in modo tale da non giudicare nessun fratello o sorella? Abbiamo la capacità di dilatare il cuore, partecipando alla sofferenza altrui? Abbiamo la capacità di muoverci verso il fratello nel momento del bisogno?
Di fronte a queste esigenze, dobbiamo evidentemente impegnarci a dare una risposta concreta, operativa nella nostra vita di LAM.
Credo che il primo fondamentale dovere di ogni LAM sia quello di avere pazienza anzitutto con se stessi. E' inutile tentare di capire gli altri, se non sappiamo controllare gli umori del nostro "io". Sopportare noi stessi vuol dire sapersi accettare nella duplicità del nostro essere e del nostro agire, significa anche sopportare le nostre imperfezioni; le difficoltà che ognuno di noi incontra nel gruppo di appartenenza, entrano sicuramente nella dinamica della ricerca della perfezione. Molti di noi si rammaricano e perdono la calma quando constatano che, nonostante tutti gli sforzi compiuti per raggiungere la perfezione religiosa, si continua sempre ad essere pieni di mancanze. In questi momenti credo che la preghiera sia la migliore medicina. Pregare è una necessità vitale. Pregare è come comporre un numero telefonico, è il collegamento consapevole con Dio: noi chiamiamo, Lui risponde.
Molti di noi hanno trovato in Gesù, Amore Misericordioso la luce e la forza per lottare contro il male, per corrispondere alle proprie responsabilità nella vita quotidiana. Da Lui attingiamo le opportune indicazioni per un saggio discernimento. In Lui ci rifugiamo nei momenti tristi e nei dubbi, con Lui ci confidiamo nelle difficoltà di ogni genere e lo ringraziamo per le felici esperienze all'interno dell'ALAM.
"E' carità, dice Chesterton, quando i pregi sono un motivo per amare e i difetti un motivo per amare di più"; e Nino Salvaneschi completa: "Amare chi ci comprende è piacevole, amare chi ci ama è bello, ma amare chi non ci va giù…. questo è cristiano". Certo, per agire così bisogna mettersi gli occhiali della fede. "Come posso io amare il mio schiavo?" si chiedeva Petronio. Ed è vero: se nel mio prossimo io dovessi vedere solo l'individuo umano, ben poche persone entrerebbero nella cerchia del mio amore, ma per me "cristiano - LAM", che si sente impegnato a vedere tutto sotto il lume della fede, per me, dico, il prossimo è Gesù Amore Misericordioso presente in lui o in lei; loro sono solo un astuccio più o meno bello, colmo forse di difetti al pari di me e più di me, ma l'astuccio racchiude un diamante nascosto: Gesù Signore! Che importa se l'astuccio è una persona antipatica o indigesta? Come nell'ostensorio non guardo la preziosità dell'oro o dell'argento, ma se ho fede, fisso Lui, così nel prossimo non devo guardare l'uomo, ma intuire Cristo.
Non dobbiamo avere paura di metterci in discussione, ma avere la pazienza di ascoltare, di capire, di aprirci alla comprensione. In fin dei conti il nostro Dio è anche il Dio della comprensione. Diamo a Lui la pesantezza di voler gestire e vivere la capacità di comprensione solo con le nostre convinzioni e scegliamo la leggerezza dell'amore che non si ferma ad un unico modo di spiegarci o di capire, ma si apre all'altro, perché cerca di capire amando. Solo allora si riesce a comprendere l'azione di Dio, e davanti ai misteri della vita, sappiamo mantenerci nella fiducia, perché sappiamo che Dio agisce sempre con amore.
La compassione di Cristo è evidente. La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge così lontano che Egli si identifica con loro: "Ero malato e mi avete visitato…" (Mt 25,36). La luce dello sguardo di Gesù Misericordioso illumina gli occhi del nostro cuore, ci insegna a vedere tutta la bellezza della sua verità e della sua compassione per tutti gli uomini.
La sofferenza umana desta compassione, comprensione, rispetto per il fratello.
Desidero concludere questa mia riflessione con uno scritto di Madre Speranza:
"A me sembra che tutti gli attributi del nostro Buon Gesù siano al servizio dell'amore. Egli si serve della sua sapienza per riparare i nostri errori, della sua giustizia per raddrizzare le nostre vie storte, della sua bontà e misericordia per colmarci di benefici, della sua onnipotenza per conservarci e proteggerci".


VORREI CREDERE Iolanda Lo Monte CORAGGIO FRATELLO

Vorrei credere Coraggio, fratello che soffri.
nell'amore dell'uomo, C'è anche per te
nella pace del mondo, una deposizione dalla croce.
in una vita ricca di ideali, C'è anche per te
nell'aurora che sorge sincera, una pietà sovrumana.
senza tramonto. Ecco già una mano forata
Vorrei credere che schioda da legno la tua.
nei colori dell'arcobaleno, Ecco un grembo dolcissimo di donna
che i fiori sbocciati a primavera che ti avvolge di tenerezza.
conservino il profumo in eterno. Tra quelle braccia materne
Vorrei credere si svelerà, finalmente,
di possedere un piccolo tutto il mistero di un dolore
spazio solo mio, che ora ti sembra assurdo.
per pregare nel silenzio
e parlare con Dio. Coraggio. Mancano pochi istanti
alle tre del tuo pomeriggio.
Tra poco, il buio cederà il posto alla luce,
la terra riacquisterà i suoi colori
e il sole della Pasqua
irromperà tra le nuvole in fuga.

 


 

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Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019
 
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