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NOVEMBRE 2016

     

LA MISERICORDIA OLTRE LA GIUSTIZIA

 

Risultati immagini per Misericordia e giustizia di Dio            Gesù in Mt 3,17 dice riguardo alla legge: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge e i profeti … ma per dare compimento”. Egli pratica e mantiene la legge antica ma la porta a perfezione. Vuole che l’uomo abbia la conoscenza di Dio, realizzi la volontà del Padre con amore più che con sacrifici, l’uomo deve aderire interiormente al Padre. Gesù ci ricorda che solo con la giustizia umana non entreremo nel regno di Dio. Ancora Mt 5,43-45 ci ricorda che il Padre celeste fa sorgere il sole sopra i buoni e sopra i cattivi, perché anche l’uomo più malvagio è figlio di Dio ed è amato da Lui. Il vero amore lascia da parte la vendetta, offre misericordia perché ognuno di noi è bisognoso della misericordia divina, perciò dobbiamo con umiltà e pazienza ricercare il dialogo, l’intesa con il prossimo.

            La legge umana prevede la punizione, poco la rieducazione e l’inserimento, Gesù perdona e ci rimette le colpe se c’impegniamo a cambiare vita, a crescere nella dignità, nella fede, nell’umiltà. La nostra salvezza non è opera umana ma divina, l’amore di Dio è gratuito e non tiene conto delle esteriorità bensì dell’amore del cuore. La fede c’impegna a crescere, non deve essere una gabbia che ci rinchiude nel nostro io e ci permette di essere giudici di noi stessi. Dio prima di essere giudice è padre che accoglie e perdona, se ci rivolgiamo a Lui con cuore contrito, con umiltà e non con la prepotenza di “esigere” il perdono, ma con il proponimento di cambiare il nostro modo di vivere.

            Cosa chiede il Signore? “prendete il mio giogo sopra di voi” (Mt 11,29) … e troverete ristoro per le vostre anime”., questo giogo è il primo e più importante dei comandamenti: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente” ossia amerai la bontà e l’amore che c’illumina, ci fa crescere, ci rende più buoni. La morte in croce di Gesù riscatta i nostri fallimenti e  li trasforma in partecipazione a questo grande mistero. Il sacrificio del Figlio di Dio ci deve indurre a ricercare la giustizia, a riconoscere il valore della persona, rispettandone la libertà di opinione e di fede, non tacendo di fronte alle ingiustizie ed alla discriminazione, affrontando le situazioni con “atteggiamento di donazione”, con la gratuità dell’amore che non chiede nulla in cambio. Ricordando che Dio è misericordia, amore e riconciliazione. Il Signore ci dà libertà di scegliere come vivere ma allo stesso tempo ci chiede di corrispondere alla sua chiamata. La sua grazia e la sua misericordia sono una chiamata per la nostra futura vita ultraterrena, ma sono altresì subordinate alla volontà di accettarle. La volontà del Padre è di destinarci tutti alla vita eterna, sta a noi rispondere alla sua chiamata.

            Dobbiamo promuovere l’uomo e la sua dignità, la fede e la speranza ci devono aprire all’incontro, al dialogo, alla solidarietà. Essere capaci di consolare perché ognuno di noi è consolato dall’amore di Dio che ci sostiene nella fragilità, nella debolezza, nello sconforto. Contando solo sulle nostre forze cadiamo nel peccato di presunzione, non accettando l’aiuto che ci viene dal cielo. Aiuto che ci serve ogni giorno della nostra vita..

            La Chiesa, attraverso il sacramento della confessione, salva continuamente l’uomo e lo invita alla conversione ed alla preghiera. Dobbiamo ricordarci che siamo figli di Dio e riconoscere che abbiamo sempre bisogno del suo amore e del suo aiuto, che Lui è sempre accanto a noi e ci chiede di essere perseveranti nella preghiera, nel ringraziamento. Gesù ci ha insegnato la preghiera del Padre nostro perché riusciamo a parlare con Dio come figli, per insegnarci come pregare ed abbandonarci completamente a Lui dicendo: “Sia fatta la tua volontà”. Dio, infatti, ci dà ciò di cui abbiamo veramente bisogno per la nostra salvezza e non ciò che gli chiediamo per la comodità della vita terrena. La preghiera ci dice che siamo figli di Dio, che dobbiamo pregare per tutti e non solo per noi ed è un po’ un compendio della dottrina di Gesù, facendoci impegnare per la vita di ciascuno e di tutti.

            La preghiera, come la conversione, è impegno continuo, di tutti i giorni, ci rinnova interiormente, ci fa crescere come il lievito nel pane, ma deve essere completata dall’amore per il prossimo, non basta evitare il peccato ma bisogna essere dono per gli altri, è ritornare a Dio e ringraziare, fare come il lebbroso purificato e non come gli altri nove che se ne sono andati senza ringraziare. Ricordiamo che mediante lo Spirito Santo Gesù ci fa partecipi della vita divina. “Dio, commenta Agostino, ti vuol fare Dio non per natura come il Figlio da Lui generato, ma per dono e adozione. Come, infatti, il Verbo per l’umanità è diventato partecipe della tua mortalità, così Dio, esaltandoti, ti fa partecipe della sua immortalità”. (Discorsi 167,4)

Questa  vita di Dio in noi, attraverso la risurrezione di Cristo, è dono dello Spirito ed è definita da S. Paolo “grazia”, ossia dono gratuito, frutto dell’amore di Dio per l’uomo, che ci fa passare dalla condizione di schiavi a quella di figli (Gal 4,6-7)

La forza di noi cristiani, infatti, non è la forza umana ma ci viene da Dio, è lo Spirito Santo che ci fortifica, che da esseri fragili, poveri, ci aiuta a dare testimonianze coraggiose e forti, a sconfiggere il peccato, a ringraziare per tutto quello che abbiamo ricevuto gratuitamente, a camminare in comunione con Dio. Solo così la preghiera è esaudita e veniamo liberati dalla schiavitù del peccato; non possiamo essere noi a cambiare il mondo con i nostri mezzi ma possiamo raccomandare a Dio le nostre azioni, le sorti dei popoli e lasciarci guidare da Lui, pregando sempre senza stancarci, facendo spazio al Signore nel nostro cuore, anche con l’aiuto delle più belle preghiere personali e comunitarie: i salmi.

 

Maria (Pozzo di Verona).

 

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Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019
 
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