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RICETTARIO E RIMEDI DELLA BISNONNA

DICEMBRE 2003

     

I rimedi della nonna

LE PERE:Il frutto che combatte il colesterolo
Le pere come i fagioli contengono un tipo di fibra alimentare molto efficace per abbassare il cole-sterolo. Si tratta della lignina, una fibra insolubile che aiuta ad eliminare dall'organismo il coleste-rolo in eccesso. La lignina si appiccica alle molecole del colesterolo nell'intestino prima che venga-no assorbite e passino nel sangue. Essa viene eliminata con le feci e porta con sé il colesterolo. Que-sta fibra, inoltre, assorbe una grande quantità di acqua, favorendone l'espulsione dall'apparato dige-rente, il che previene stipsi ed emorroidi e riduce il rischio di tumori al colon. Il contenuto di tale fibra in una pera è di circa 4 gr. Bastano 2 pere per coprire il 32 % del fabbisogno giornaliero.

Risparmiare minerali
La pera, inoltre fa bene alle ossa perché contiene il boro che contribuisce ad irrobustire lo scheletro. I ricercatori hanno scoperto che apportando boro, dopo la menopausa, è possibile limitare le perdite di calcio, un effetto importante perché le donne, in questa età, hanno un alto rischio di osteoporosi, cioè il processo di demineralizzazione del tessuto osseo
Quel che fa bene alle ossa fa bene anche al cervello. Nei test di memoria, quelli che hanno un basso livello di boro ottengono punteggi più bassi, rispetto a quando avevano valori normali. E' dimostrato che la prontezza della mente migliora dopo la somministrazione di boro.
3 mg. al giorno bastano a prevenire la perdita di calcio e tenere in forma la mente. Consumando almeno 5 porzioni al giorno di verdura mista, comprese le pere, ci si assicura la giusta quantità di questo elemento.
Qualche suggerimento
Non buttate la buccia. La maggior parte della fibra della pera si trova proprio nella buccia.
Ricettario
RIGATONI CO' "LA PAJATA" (Ricetta di Ninetta Ceccacci Mariani)

Ingredianti per 4 persone:
· Kg.1 e1/2 circa di pajata di manzo, tagliata a pezzi di 25 cm, legato ciascuno a ciambella
· G. 400 di rigatoni rigati; g. 500 di pomodoro passato
· ½ bicchiere di vino bianco secco (possibilmente dei Castelli Romani)
· olio, mezza cipolla, mezzo aglio, sale grosso, un chiodo di garofano, pepe, pecorino grattugiato

Procedimento:
In un tegame fondo, pesante, si mette a scaldare l'olio, e, appena caldo, ci si versano le rotelle di pajata, accompagnate da un pugnetto di sale grosso, un chiodo di garofano, una spolverata di pepe. Si lascia indorare a fuoco basso, mescolando spesso per impedire che le rondelle "facciano crosta". Cioè che si attacchino e si sbruciacchino. Quando è tutto ben rosolato, si aggiunge mezza cipolla tagliata fine e mezzo aglio schiacciato. Si fa rosolare ancora e poi si "sfuma" con il vino (uno sfumare riferito all'evaporazione). E a questo punto si copre il tegame, facendo andare a fuoco lento per un quarto d'ora. Intanto si passa il pomodoro nel passaverdura, e al momento giusto si aggiunge alla pajata, mescolando di quando in quando con una cucchiaia di legno. Facendo attenzione a non rompere le "ciambelle". Dopo un'oretta di cottura continua, sempre a fuoco basso, e a tegame coperto, si saggia, "pizzicando" con le dita, se la pajata è cotta. Se lo è, lasciamola riposare in modo che assorba bene il sugo, e intanto facciamo bollire l'acqua per la pasta. Acqua abbondante e appena salata. Quando la pasta è cotta, al dente, si scola bene, e si "ripassa" al fuoco, in un tegame dove si è versato un po' di sugo della pajata. E si aggiunge una spolveratine di pecorino grattugiato. Si rimescola ancora con una "ramina" (schiumarola) e si "impiatta" in quattro scodelle calde. Si lascia cadere sui piatti il rimanente pecorino e si aggiungono due rotelle di pajata in ciascuna scodella


 

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Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019
 
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