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FEBBRAIO 2008

     

Arancine di riso

 

            Forse non tutti sanno che il riso fu importato in Italia dalla Sicilia, proveniente dall’Oriente. Ma nell’isola non trovò l’ambiente adatto per la diffusione della coltivazione, sia perché nell’antichità c’erano sì paludi, ma erano poche, sia perché la sua coltura è poco consona al temperamento degli uomini, in genere è più adatta a essere curata dalle donne: a tal proposito bisogna tenere presente che le donne da noi non accudivano al lavoro nei campi, perché il contadino si faceva quasi un punto d’onore di lasciarle lavorare a casa, tra le pareti domestiche, e non in pubblico! Un antico proverbio sottolinea il poco valore nutritivo del riso, per limitarne il consumo: “Risu, mi calu e non mi jisu” (col riso mi abbasso e non ho forza di alzarmi). Tra le preparazioni tradizionali a base di riso sono rimaste largamente in uso le “arancine”, che si cominciano a gustare, prima ancora di mettere piede nell’isola, sul traghetto, anche se in versione non eccellente.

            Per una decina di arancine, fate cuocere molto al dente 500 g di riso semifino e, nel frattempo, fate stufare, con poco olio, una spruzzata di vino bianco e una cipolla tritata finemente, 300-350 g di carne tritata magra, ultimandone la cottura con l’aggiunta di un po’ d’acqua, sale e rosmarino. Potete anche far cuocere insieme dei pisellini, per arricchire la farcia. Cotto e scolato il riso, amalgamatelo con 3 – 4 tuorli d’uovo, a 100 g di caciocavallo, piuttosto fresco, grattugiato, lasciando da parte i bianchi. Sbattete questi ultimi in una scodella e bagnatevi il palmo della mano sinistra in cui metterete una piccola porzione di riso, scavandola a conca (come un nido): riempite l’incavo con un cucchiaio di carne e ricopritelo di riso, facendo tra le mani una palla della grossezza di un’arancia, che passerete attentamente prima in un mucchietto di farina, poi nel bianco d’uovo sbattuto e infine in pangrattato.

            Procedete finché avrete adoperato tutto il riso e il condimento, Non appena avrete finito, friggete le arancine in un tegame di olio caldo – o in friggitrice -, due o tre per volta, facendole dorare bene: man mano fatele scolare e fatele asciugare su un tovagliolino di carta, perché non rimangano unte. Per presentarle in modo più attraente, potete infilzare in ogni arancina un gambo di arancia o limone con qualche fogliolina fresca.

            Nel ragusano le arancine, anziché fritte, si fanno dorare bene al forno, poggiandole su una piccola scodella sottile di pasta frolla: evitando la frittura riescono più leggere, ma, forse, un po’ meno gustose.

Rimedi della nonna

(continua dal numero precedente. Risponde Rénee Sybel in merito al massaggio cutaneo soprattutto ai neonati)

            Il prof Tulli, noto nel campo della psicopedagogia infantile e della psicomotricità su basi steineriane e montessoriane, e che applica il metodo Sybel ai bambini handicappati mentali e motori, reputati dalla medicina ufficiale come irreversibili, ottiene degli ottimi risultati attraverso il contatto della pelle. Con un bambino affetto da autismo, per esempio, si entra in comunicazione solo con un contatto che gli esprima fiducia ed amore e giunga fino al mistero della sua profondità.

Giungere in profondità attraverso il contatto con la pelle

            L’importanza della pelle nel metodo Sybel? Ma certo. A parte che dal suo colore vengono designate le razze umane, nel mio metodo si lavorano molti punti di passaggio dei meridiani di agopuntura e di shiatsu, di micromassaggio e di riflessiologia. Tutti questi sfruttano l’energia che scorre a livello della pelle o leggermente sottocutanea. Il contatto è uno dei punti chiave del mio lavoro. Grazie al contatto con la pelle, attraverso lo spessore muscolare, insegno ai miei allievi sia nella scuola Sybel di Parigi che in quella di Torino a raggiungere la coscienza di ogni vertebra della colonna. Ogni radice nervosa uscente dalla colonna vertebrale distribuisce il suo proprio territorio di pelle, che riceve l’innervazione a, a sua volta, grazie ai ricettori cutanei, trasmette alla radice nervosa, cui è collegata, le informazioni della periferia e dell’esterno. Muscoli e pelle sono funzionalmente integrati. Il muscolo viene eccitato da stimoli che agiscono sulla pelle, ogni muscolo, ogni organo sono in relazione con una vertebra. La pelle è tanto in rapporto diretto con gli organi interni, da potersi considerare come un secondo fegato, un altro polmone e pure un terzo rene,

            Spesso l’irritazione cronica della radice nervosa vertebrale si manifesta con modifiche alla porzione di pelle corrispondente. A volte basta un lavoro sulle radici nervose per risolvere il problema, senza ricorrere a interventi chirurgici inutili. (continua al numero successivo)

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019
 
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