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Ricettario

GIUGNO 2008

     

 

  

                            Peperoni alla siracusana

                I peperoni, i cui semi furono ritrovati in tombe preistoriche nel Perù, sono stati usati nell’alimentazione fin da V-VI sec.a.C. nel Messico, e passarono in Europa soltanto dopo la scoperta dell’America, diffondendosi particolarmente nell’Italia Meridionale.

                Ricchi di vitamina C, è preferibile che non siano sottoposti a lunghe cotture perché rimangono più saporosi e profumati.

                Scegliete dei peperoni rossi e gialli, doppi e carnosi, e fateli dorare tagliati a strisce, asportandone i semi, con poco olio in padella o, meglio ancora, al forno a temperatura media: aggiungete un po’ di sale, qualche fogliolina di menta, qualche spicchio d’aglio pestato, pangrattato, mandorle leggermente abbrustolite e tritate, e una spruzzatina di aceto. Vanno serviti tiepidi o freddi.

Cassata siciliana

                E’ un famoso dolce da non confondere con il gelato che porta lo stesso nome, che faceva parte della tradizione elaborata dai Monasteri –“cosi duci di li Batii”- e cosmo” dolciario nato proprio per appagare il gusto degli alti prelati e della nobiltà.

                E’ meno complicato da farsi di quanto si creda: si prende una teglia rotonda, si fodera con carta oleata tutto l’interno e si ricopre con fette di “pan di Spagna” (500 g di pan di Spagna per una cassata di circa 30 cm di diametro). Inumidite le fette con liquore dolce – secondo la tradizione “alkermes”-, riempite la forma con crema di ricotta, preparata amalgamando 200 g di zucchero, sciolto a fuoco lento con l’aggiunta di qualche cucchiaio d’acqua per non attaccarsi, con 500 g di ricotta, setacciata e aromatizzata con scorza di limone o d’arancia grattugiata, e aggiungendo poi piccoli pezzi di cioccolato fondente e di “cucuzzata”- zucca candita-. Con la lama di un coltello si spiana la crema, ricoprendola con altre fette di pan di Spagna, e si lascia riposare il dolce in luogo fresco: non in frigorifero, perché la ricotta genuina perderebbe ogni suo pregio, divenendo “gessosa”… anche se la ricetta “omologata” in versione originale, se non erro dall’Accademia Italiana della Cucina, prescrive il raffreddamento in frigorifero… fornendo di un’attrezzatura d’avanguardia i monasteri del 700!

                Una volta rassodato si sforma il dolce e si riveste la superficie con una velatura di zucchero fuso, 100 g. con un cucchiaio di acqua e un pizzico di “cremor di tartaro”, mentre il bordo si ricopre a giro con “pastareale” fatta con 200 g di mandorle pestate (o macinate) e amalgamate con 200 g di zucchero: secondo le antiche norme, pestandole insieme negli antichi mortai di marmo, ma si può semplificare incorporando le mandorle macinate nello zucchero fuso a caldo.

                La “cassata” si completa con una guarnizione di frutti canditi vari, a spicchi, alternati con arte a liste di “capelli d’Angelo”, lunghe e sottili strisce di zucca candita: al centro di solito viene messo un mandarino intero, di grande effetto cromatico…e olfattivo!

                Nella sua variopinta presentazione può essere il simbolo di una natura “lussureggiante” nei suoi colori e nei suoi sapori, ma non è certamente un dolce di estrazione popolare per la ricchezza della sua elaborazione: “Lu duci, duci pi l’occhi e pi la vocca, li Vespri Siciliani pi la storia… torta tirata ‘nfaccia a la miseria”, come la definì il poeta palermitano Renzino Barbera, nel suo “S.S.S. Sicilia”.

 

 


            Rimedi della nonna


Cantare, fischiare, sbadigliare: altrettanti metodi tonificanti

(continua l’intervista alla dottoressa Renèe Sybel sull’importanza della pelle)

 

                Un posto importante tra i liftings naturali occupa, anche se in misura minore, la sensazione del nostro palato, vera cupola naturale e la funzione della lingua. Come si sa, la lingua è una zona di grande irrorazione e di riflessi estremamente importanti, e le sue papille sono sensibilissime. Prova ne sia il fatto che i fragili e delicati ma efficaci rimedi omeopatici agiscono solo per via perlinguale.

                Io mi servo molto della lingua e dello sbadiglio per il lavoro sul suono, sulla voce e sulle esatte posture del collo. Già il fatto di tirare la lingua, così naturale nei bambini, produce una grande scarica di tensione e di angoscia. Non solo, ma sotto il controllo esperto esso può rimediare al caso frequente di un’errata occlusione dentaria, conseguente ad una cattiva articolazione dei condili della mascella inferiore. Perciò tiriamo la lingua il più possibile, cercando di sentirne il punto della radice, percorriamo lentamente la dentatura superiore ed inferiore all’interno ed all’esterno. Quante sorprese ci saranno riservate! Sentiamo l’influsso sulla nuca e cerchiamo di capire al volo come certe cefalee irriducibili sono dovute alla tensione della mascella inferiore.

                E poi percorriamo con la punta la forma del palato, il che provocherà un salutare sbadiglio. Lasciamoci sbadigliare con voluttà – ma che sia uno sbadiglio di quelli che fanno tanta “cattiva educazione” che ci hanno fatto fare le occhiatacce dalle nonne, quando eravamo bambini. Solleviamo cioè le labbra superiori, scoprendo i denti sopra e sotto. Allarghiamo la bocca al massimo. Lo sbadiglio così provocato è una ricarica di energia….

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019
 
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