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Ricettario

NOVEMBRE 2007

     

Ricettario

Pasticcio di pollo dell’Emiro

 

            Un piatto gustoso e raffinato, ispirato a un’antica ricetta poco nota che, a quanto pare, un cuoco siciliano dedicò all’Emiro di Catania Mohammed ibn Timnah, attorno all’anno 1000.

            Fate appassire in poco olio una cipolla tritata o grattugiata, lasciando insaporire insieme 1 Kg di cosce e ali di pollo, condite con sale e peperoncino (pochissimo, vi raccomando!) e aggiungete una spruzzata di vino bianco secco: molto adatto il “Rapitalà” bianco d’Alcamo D.O.C., dal nome arabo che significa “sia ringraziato Allah” (Rabid Allah), come esclamò un capitano saraceno, riuscendo finalmente a dissetarsi con i suoi uomini là dove ora sorge l’azienda che produce questo vino. Avrebbe forse ringraziato maggiormente se avesse potuto gustare il vino, invece dell’acqua, nonostante le severe regole di astinenza.

            Quando il vino sarà evaporato, continuate la cottura a fuoco lento con un po’ d’acqua, finché la carne si staccherà completamente dalle ossa.

Amalgamatela allora, dopo averla ben spappolata, con il sugo di cottura, 2 uova, abbondante prezzemolo tritato e il succo di un limone, aggiungendo 50 g di mandorle a filetti, pelate e leggermente abbrustolite, 50 g di pinoli o pistacchi e un cucchiaio colmo di capperi sottaceto.

            Farcite con questa crema una grossa forma di pane casereccio, di 1 Kg circa, tagliate in due in senso trasversale, dopo averne asportato gran parte della mollica: è preferibile che il pane sia del giorno avanti. Passate il pasticcio nel forno a temperatura moderata, perché si riscaldi bene la farcia, ma lasciatevelo soltanto in tempo appena necessario, perché rimanga morbido: servitelo caldo o, tutt’al più, tiepido. Può bastare per 8 – 10 persone… secondo l’appetito, e può andar bene sia come primo, sia come secondo piatto.

 

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Rimedi della nonna

L’antica tradizione dello shiatzu al servizio della bellezza e della salute.

 

            Scopo dello shiatzu è riequilibrare l’energia vitale che si trova in ognuno di noi. Esso si serve di punti esatti, molti dei quali sono in prossimità delle articolazioni. Per aumentare la vitalità anche della pelle, si stimolano la circolazione sanguigna e linfatica, l’ossigenazione attraverso la migliorata funzione polmonare nonché gli organi interni più importanti. L’autoshiatzu indica alcuni punti facili da individuare e da ricordare che si possono benissimo trattare da sé.

            Con il polpastrello del pollice si preme perpendicolarmente alla superficie per cinque secondi nei punti indicati; l’operazione può essere ripetuta fino a tre volte al giorno.

            Ecco alcuni punti importanti. Per diffondere calore in tutto il corpo e rivitalizzare bisogna premere con il pollice di una mano sul tessuto che si trova tra il pollice e l’indice dell’altra mano; troverete i punti precisi con facilità: essi infatti “rispondono”, essendo più sensibili, con un leggero dolore all’inizio e un senso di piacere poi.

            Sull’esterno, a 4 dita sotto il gomito, tra le due ossa (troverete il punto girando la mano in qua e in là): stimolate così il sistema nervoso autonomo e rinforzate l’intestino. Importante specie per le persone anziane.

            4 dita sotto la clavicola – si sente l’articolazione nel muovere il braccio: è qui che stimolate il polmone e quindi l’ossigenazione dei tessuti.

            Un altro punto per rivitalizzare: nella fossetta tra tibia e perone, circa 4 dita sotto il ginocchio. Potrete premere su questo punto anche quando vi sentite stanchi, per trovare ristoro pressoché immediato.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019
 
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