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APRILE 2013

     

                Negli ultimi tre mesi che mi competono relativamente alla rubrica affidatami, vorrei riportare, testualmente, parte dell’introduzione al libro; “Pregate senza stancarvi mai” (Lc 18,1) Ed. Shalom segnatamente a quanto è detto sui salmi; nell’intento di fare cosa gradita a coloro che hanno dimestichezza con la Liturgia delle Ore, perché ne praticano assiduamente la preghiera e anche per chi ci si è appassionato leggendo questa rubrica. Dada

 

INTRODUZIONE

 

Il canto nuziale dello Sposo e della Sposa, Cristo e la Chiesa

            La Liturgia delle Ore è l'espressione di un l’amore e di un dialogo quotidiano, continuo e incessante, tra due amanti: Cristo e la Chiesa, infatti come dice il Santo Padre Paolo VI, nella Costituzione Apostolica che promulga la Liturgia delle Ore. La Liturgia delle Ore  dopo il Concilio Vaticano II: “Il canto di lode che risuona eternamente nelle sedi celesti, e che Gesù Cristo Sommo Sacerdote introdusse in questa terra d’esilio, la Chiesa lo ha conservato con costanza e fedeltà nel corso di tanti secoli e lo ha arricchito di una mirabile varietà di forme” (Costituzione Apostolica Laudis canticum, di Paolo VI, con la quale si promulga l’ufficio divino rinnovato a norma del Concilio Vaticano II)

            Non c’è quindi nella Chiesa preghiera più bella e più significativa che questa; essa annoda indissolubilmente la Chiesa, Cristo e ogni singolo orante; oriente e occidente; passato, presente e futuro; voce del Signore nella Parola di Dio e voce della Chiesa nelle preghiere comuni raccolte dalla tradizione o espressione delle attuali necessità. Quindi nel loro significato cristologico le Lodi mattutine celebrano la risurrezione del Signore, avvenuta al mattino di Pasqua, con esse la Chiesa continua ad annunciare ogni giorno che il Signore è vivo e risorto. Nel loro significato ecclesiologico le Lodi mattutine celebrano l'esperienza della Chiesa inondata sia dalla luce della risurrezione che dalla presenza dello Spirito. Nel loro significato antropologico le Lodi mattutine sono la consacrazione a Dio del dono di un nuovo giorno; l’affidare a lui la vita, il lavoro, il tempo.

 

VESPRI

            «I Vespri si celebrano quando si fa sera e il giorno già tramonta "Per rendere grazie delle cose che nel medesimo giorno ci sono state donate o che sono state compiute bene da noi".

            Inoltre con l'orazione che facciamo ascendere "come incenso al cospetto di Dio" e nella quale "L'elevazione delle nostre  mani" diventa come "sacrificio vespertino" (sal 140,2), ricordiamo anche la nostra redenzione. Finalmente in questa Ora, in armonia con le chiese orientali cantiamo: “O luce gioiosa delle santa gloria dell’eterno Padre celeste, Gesù Cristo: giunti al tramonto del sole, vedendo il lume della sera, celebriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo Dio”.

            Nel loro significato cristologico i Vespri celebrano il mistero pasquale del Cristo nel suo momento di donazione totale al Padre e ai fratelli nell’ultima cena e sulla croce; come ad una sintesi e ad un vertice di tutta la storia della salvezza, i Vespri vedono Cristo come il compimento di tutta la storia, segno e anticipazione della gloria eterna. Nel loro significato ecclesiologico i Vespri fanno rivivere alla chiesa l’esperienza della cena del Signore, la comunione con il suo sacrificio, la donazione nuziale al suo sposo e con il suo sposo, l’intercessione per tutta l’umanità e la gratitudine per tutti i benefici ricevuti. Nel loro significato antropologico i Vespri esprimono la consacrazione a Dio delle primizie della notte, la gratitudine e la riconoscenza per i doni ricevuti durante la giornata, la richiesta di perdono per ogni peccato commesso.

            Quando si legge la Sacra Scrittura deve essere accompagnata dalla preghiera, perché in tal modo si stabilisce un vero colloquio tra Dio e l’uomo. Infatti quando preghiamo parliamo a Lui e quando leggiamo i divini oracoli ascoltiamo Lui.

 

ORA MEDIA

            «Secondo una tradizione antichissima i cristiani erano soliti pregare per devozione privata in diversi momenti nel corso della giornata, anche durante il lavoro, per imitare la Chiesa apostolica. Questa tradizione si è espressa in modi diversi e, con l'andare del tempo, si è concretata in celebrazioni liturgiche. L'uso liturgico, tanto dell’Oriente che dell’Occidente, ha conservato Terza, Sesta e Nona, specialmente perché a queste Ore si collegava il ricordo degli eventi della passione del Signore e della prima propagazione del Vangelo.

            L'Ora media, è dunque una preghiera per il giorno e durante il giorno, adattabile alle situazioni, condizioni di vita umana e spirituale, di comunità o di singoli fedeli: essa esprime il permanere della Chiesa nella preghiera e nella lode, durante il tempo del lavoro, della fatica e della prova. Il significato cristologico dell’Ora media è dato dalla partecipazione della Chiesa orante all’Ora suprema della Croce del Signore: l'Ora Terza alla crocifissione (cfr. Mc 15,25); l'Ora Sesta al momento in cui si fece buio su tutta la terra (cfr. Mc 15, 33; Lc 23, 44); l'Ora Nona al momento in cui il Signore «rese lo spirito» e morì (cfr. Mc 15, 34; Lc 23,44-46). Il significato ecclesiologico del1’Ora media è espresso, oltre che dalla partecipazione e dal ricordo dell'Ora della Croce, fonte di vita e di salvezza per la comunità cristiana e per tutta l'umanità, dalla memoria dei momenti più significativi della Chiesa nascente: l'Ora Terza, la discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste e il primo annuncio del Vangelo da parte degli Apostoli (cfr. At 2, 15); l'Ora Sesta, la preghiera di Pietro sulla terrazza di Giaffa e la successiva apertura del Vangelo al centurione Cornelio e quindi ai pagani (cfr. At 10,9); l'Ora Nona, la visita di Pietro e Giovanni al Tempio di Gerusalemme per pregare ed unirsi al sacrificio vespertino della tradizione ebraica (cfr. At 3, 1). In tal modo, con l'Ora media la Chiesa rivive la grazia dei momenti significativi che hanno segnato la sua nascita e che caratterizzano la sua vocazione e missione.

            Il significato antropologicodell’Ora media è dato dal suo accompagnare la vita, il lavoro, le gioie e le sofferenze con la preghiera, la lode, la meditazione della legge del Signore: prima di iniziare il lavoro (Ora Terza), in un momento di sosta meridiano (Ora Sesta) e prima di riprendere il lavoro nel pomeriggio (Ora Nona), l'orante sente che tutto nella propria vita è legato alla grazia di Dio, alla comunione con i misteri di Cristo e alla missione della Chiesa, di cui è parte e protagonista.

 

COMPIETA

            “Compieta è l'ultima preghiera del giorno, da recitarsi prima del riposo notturno, eventualmente anche dopo la mezzanotte. La Compieta chiude la giornata di lavoro e di preghiera, rivivendo il momento della morte e dell’abbandono di Cristo nelle braccia del Padre, la sua confidenza in Lui, la certezza della sua presenza nella notte del sepolcro e degli inferi, la fiducia nella risurrezione e nella vita: è questo il significato cristologico della Compieta.

            La Chiesa, attraverso la celebrazione di Compieta si unisce a Cristo sposo, come il vecchio Simeone che prese tra le braccia il Figlio di Dio (cfi. Lc 2, 29-32) nell'atto di confidenza e di abbandono, di richiesta di perdono per i peccati commessi nella giornata trascorsa, nell’attesa della risurrezione che dopo ogni notte giunge sicura, nella anticipazione del giorno in cui (non vi sarà più notte né si avrà bisogno di luce di lampada o di luce di sole, perché gli eletti saranno illuminati da Dio stesso e regneranno nei secoli dei secoli» (Cfr. Ap 22,4-5): significato ecclesiologico.

            Con la compieta l’orante si abbandona a Dio, implorando la sua presenza nella “notte della vita”, per accompagnare il sonno e il riposo, onde poterlo servire nel nuovo giorno. È questo il significato antropologico della compieta.

Salmo 129

 


1 Canto delle ascensioni.

   Dal profondo a te grido, o Signore;

2 Signore, ascolta la mia voce.

   Siano i tuoi orecchi attenti

   alla voce della mia supplica.

3 Se conservi il ricordo delle colpe, Signore,

   Signore, chi potrà sussistere?

   Ma presso di te è il perdono,

   perché tu sia temuto.

4 Ho atteso il Signore

   l’ha atteso l’anima mia

5 e nella tua parola ho sperato,

    l'anima mia spera nella sua parola.

6 L'anima mia è rivolta al Signore

    più che le sentinelle all'aurora,

    molto più che le sentinelle all’aurora.

7 Spera Israele nel Signore,

    poiché presso il Signore è la misericordia

    è grande presso di lui la redenzione.

8  ed egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.


 

            Salmo di lamentazione con motivi di fiducia personale e collettiva. Questo salmo, chiamato tradizionalmente De profundis dalle prime parole della versione latina, è insieme al salmo 51 il Miserere il più utilizzato dalla liturgia e dalla pietà cristiana. Entrambi sono pervasi da un senso di profonda spiritualità che li distingue nettamente dagli altri salmi dello stesso genere. In entrambi la colpa non è vista come incidenza sulla vita esterna dell’uomo (castigo, malattie, persecuzioni, umiliazioni e altri), quanto nella rottura che il peccato produce nel rapporto con Dio. Il salmista prova un profondo sentimento di colpevolezza che lo pone in un abisso lontano da JHWH ma non in quello della disperazione perché Dio è misericordioso e largo nel perdonare; vi è perciò speranza in una liberazione e in un nuovo inizio. L’uomo che geme sotto il peso opprimente delle sue colpe non ha che gridare a Dio e attendere con fede la sua risposta. E’ perciò un salmo di fiducia dove il salmista, dopo aver sperimentato l’isolamento, ritrova in Dio la speranza e desidera trasmetterla a tutta la comunità.

 

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Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2019
 
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