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DICEMBRE 2012

     

 

SALMO 32

 

SALMO 32            Nella nostra epoca di grande comunicazione di massa, assistiamo ad “uno dei più gravi peccati culturali del nostro tempo” (R. Pannikkar): la prostituzione delle parole. Alludo, per esempio, al “mass media, che tutti, giovani e vecchi abbiamo nelle nostre case: la televisione. Dai programmi d’intrattenimento alla politica, ai “talk show” è tutta una chiacchiera, Hanno grande responsabilità i nostri politici quando, incalzati da intervistatori intraprendenti, vengono sollecitati a dire comunque qualcosa. La televisione non può creare pause di silenzio, non è nella sua natura. Sicché chi ci governa o aspira a governarci, parla, parla, parla… “E’ tutta propaganda” si dice. E il sospetto ci è venuto, e poi anche la certezza, visto come stanno andando le cose in Italia, e non solo nel nostro Paese.

            Il pensiero, frutto di riflessione, non serve, annoia. Bisogna, dicono, saper comunicare in nome di un liberalismo che, in realtà, è stato un atteggiamento di facciata, una maschera che nasconde in realtà il consumismo sfrenato non solo delle cose ma anche della parola e dell’immagine. L’uomo è diventato merce che si offre, qualcosa da usare come oggetto di consumo...

            Non c’è più relazione vera fra ciò che si dice e ciò che si fa. L’uomo non sa che tradisce prima di tutto se stesso. I nostri politici affermano: “Dobbiamo ristabilire i rapporti con la gente; non c’è più rapporto tra politica e società”. Ci sarebbe tanto da dire su questi due sostantivi!

            La lettura, uno degli stimoli per imparare a riflettere, non ha più posto nelle nostre serate: c’è la televisione, c’è Internet, che assorbono gran parte del nostro tempo libero. Il virtuale ha sostituito l’umano. E’ necessario che l’homo tecnologicus ritorni ad essere homo religiosus, consapevole che è Dio che agisce nella Storia. Dio ci offre una possibilità preziosa e unica: quella di capire che il nostro esistere non dipende da un criterio relativo solo a noi stessi, ma sta nel saper leggere il messaggio unico e personale che Dio ci invia, giorno per giorno, e saperlo mettere in pratica, con devota e consapevole attenzione.

            Dio può tutto se noi ci facciamo autentici collaboratori del Suo progetto.

            Come dicono i nuovi filosofi, il “pensiero debole” si è insinuato nella società globale ed è questo un motivo che disgrega l’uomo, facendo del mondo una massa di individui smarriti, senza più progetti, senza meta, incapaci persino di parlare. Ma questo non è mutismo, è vuoto interiore, è confusione.

            Quanto maggiore è il vuoto, tanto maggiore sono il chiasso e la confusione. La musica non è più musica, è rumore; la parola non è più parola, è chiacchiera. Anche tutta l’arte diventa espressione dell’epoca in cui viviamo. Non rifiutiamoci di andare a visitare qualche mostra di arte contemporanea, perché essa paradossalmente diventa “parola” che racconta come l’uomo ha perso chiarezza di pensiero e di valori.

            Vediamo insieme un altro salmo penitenziale, il N° 32 del Salterio, facendo silenzio dentro di noi e lasciando scaturire da esso quei suoni, quelle parole vere che il salmista è capace di trasmetterci.

                                                                                                          Dada

P.S. Come ho già detto, in questa rubrica mi riferisco unicamente al libro “I salmi – preghiera e poesia” (Benedetto Piacentini – Ed Paoline) per quanto riguarda la traduzione in lingua italiana e il commento (da me riportato parzialmente) al testo.

        Un augurio che questo mio piccolo lavoro stimoli alla lettura del libro suddetto, molto esaustivo nelle note e nel commento.


 

Salmi 32 Di Davide. Che istruisce.

 

Beato colui a cui è tolta la colpa,

e coperto il peccato!

Beato l'uomo a cui il Signore non imputa iniquità.

e nel cui spirito non c’è inganno.

Quando tacevo e si logoravano le mie ossa,

mentre ruggivo tutto il giorno;

poiché giorno e notte pesava su di me la tua mano;

il tempo del raccolto era per me desolazione,

mentre ero colpito duramente.

 

Allora manifestai a te il mio peccato,

la mia iniquità non tenni nascosta;

dissi: «Confesserò la mia colpa al Signore »

e tu hai rimesso l’iniquità del mio peccato.

 

 

 

Per questo ti pregherà ogni fedele

nel tempo in cui giunge la miseria;

quando irromperanno grandi acque

fino a lui non giungeranno.

Tu sei per me riparo, mi preserverai dall’angustia

E con canti di salvezza mi circonderai.

 

Ti istruirò, ti indicherò la via da percorrere;

con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

 

Non siate come il cavallo e come il mulo

privi d'intelligenza;

il cui impeto si piega con morso e briglia;

che non ti accada!

Infatti molti saranno i dolori dell'empio,

ma la misericordia circonderà chi confida nel Signore!

Gioite nel Signore ed esultate, giusti;

giubilate, voi tutti, retti di cuore.


 

 

Divisione del testo

 

            Il salmo è composto da 11 versetti e si può suddividere in 5 parti:

            vv.1b-2: beatitudine;

            vv. 3.4: racconto della sofferenza;

            vv. 5.8: confessione e salvezza;

            vv. 9-10: istruzione;

            v. 11: invito alla lode.

 

vv. 1b-2: Come il Sal. 1, anche il Sal. 32 si apre con l’espressione “beato”. Nel Sal 1 è proclamato beato colui che non commette peccato, mentre nel Sal. 32 colui a cui è rimessa la colpa. Il salmista giunge a formulare questa beatitudine dopo un percorso personale che viene illustrato nei versetti successivi.

vv.3-4: L’orante attribuisce le sue sofferenze alla punizione divina (v.4), la rottura del rapporto con Dio impedisce la preghiera (v.3a) e lascia spazio solamente a un “ruggito” di dolore (v. 3b). Anche l’occasione della gioia, offerta dalla stagione del raccolto, viene vissuta come oppressione a motivo del castigo subito (v.4).

vv. 5-8: L’orante, ora convinto dello stretto legame che intercorre tra colpa e disgrazia, confessa a Dio il proprio peccato, in questo modo viene sollevato come da un peso che l’opprimeva e viene ristabilito nella sua relazione con Dio. L’esperienza del perdono dà occasione all’orante, e a ogni fedele in generale (v.6), di fare affidamento solo sulla protezione divina (vv.6-7). Al v. 8, l’oracolo divino viene a confermare le parole del salmista nel versetto precedente.

vv. 9-10: Con un’immagine, la breve istruzione finale riprende l’esperienza del castigo fatta dall’orante: l’uomo saggio e intelligente non aspetta di essere punito da Dio per abbandonarsi alla sua volontà. Chi confida in lui sarà circondato dalla grazia e dalla sua amorosa protezione.

v. 11: L’esperienza personale del salmista, se pure attraverso castigo e sofferenza, ha rivelato la misericordia di Dio che supera ogni peccato e ogni miseria umana. La comunità dei fedeli troverà in questo insegnamento motivo di gioia e di lode.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 5 maggio 2019
 
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