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GENNAIO 2013

 

SALMO 38 Dada

 

            Prima di passare al Salmo 38, alla divisione del testo ed al commento, riporto testualmente quanto ha scritto l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, relativamente alla musica liturgica, in un documento conciliare (Sacrosantum Concilium, 112).

            “Quando l'uomo loda Dio, la sola parola è insufficiente: la parola rivolta a Dio trascende i limiti del linguaggio umano. Per questo motivo tale parola, in ogni tempo, proprio in forza della sua natura, ha invocato l'aiuto della musica, il canto e la voce del creato nel suono degli strumenti. La Liturgia, quale servizio a Dio, è l'inserirsi in ciò di cui parlano tutte le cose.

            La musica liturgica è una conseguenza risultante dall'esigenza e dalla dinamica dell'in-carnazione della Parola, perché essa significa che anche tra di noi la Parola non può essere semplice espressione verbale. La fede che diventa musica è una parte del processo dell'incarnazione della Parola.

            La vera Liturgia si riconosce proprio dal fatto che essa ci libera dall'agire comune e ci restituisce la profondità e l'altezza, il silenzio e il canto. La vera Liturgia si riconosce dal fatto che è cosmica, non su misura di un gruppo. Essa canta con gli angeli. Essa tace con la profondità dell'universo in attesa. E così essa redime la terra.

            Ecco che, riguardo alla Musica Sacra, muovendosi nella linea di una secolare tradizione, il Concilio afferma che essa “costituisce un tesoro di inestimabile valore che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della Liturgia solenne” (Sacrosanctum Concilium, 112).

            Quanto è ricca la tradizione biblica e patristica nel sottolineare l'efficacia del canto e della musica sacra per muovere i cuori ed elevarli a penetrare, per così dire, nella stessa intimità della vita di Dio!

            L'Autorità Ecclesiastica deve impegnarsi ad orientare sapientemente lo sviluppo di un così esigente genere di musica, non "congelandone" il tesoro, ma cercando di inserire nell'eredità del passato le novità valevoli del presente, per giungere ad una sintesi degna dell'alta missione ad essa riservata nel servizio divino.

 

CATENESalmo 38

1    Salmo. Di Davide. In memoria.

2    Signore, non rimproverarmi nella tua collera.

      non castigarmi nel tuo furore.

3    Poiché le tue frecce sono cadute su di me

      e incombe su di me tua mano.

4    Niente di intatto vi è nella mia carne

      a causa del tuo furore,

      nulla di integro nelle mie ossa

      a causa del mio peccato.

5    Poiché le mie colpe hanno superato il mio capo,

      come un grave carico sono troppo pesanti per me.

6    Fetide e putride si son fatte le mie piaghe

      a causa della mia stoltezza.

7    Sono diventato curvo, abbattuto all’estremo,

      mesto ho vagato ramingo tutto il giorno.

8    Poiché i miei fianchi sono completamente sfiniti

      e niente d’intatto vi è nella mia carne.

9    Sono rimasto senza forze e colpito all’estremo,

      ruggivo per l’agitazione del mio cuore.


10 Signore, davanti a te ogni mio desiderio

      e il mio gemito a te non è nascosto;

11 palpita il mio cuore, il mio vigore mi ha abbandonato

      E la luce dei miei occhi, anch’essa con me non è più.

12 I miei amici e compagni si fermano

      davanti alla mia piaga,

      i miei parenti stanno a distanza.

13 Hanno teso una rete quanti attentano alla mia vita,

      quanti cercano il mio male parlano iniquamente.

      e tutto il giorno meditano inganni.

14 Ma io, come un sordo, non ascolto

      sono come un muto che non apre la sua bocca.

15 Sì, sono come un uomo che non intende

      e non ha sulla bocca parole per replicare.

16 Poiché in te spero, Signore, ho sperato:

      tu risponderai loro, Signore Dio mio.

17 Ho detto: «Di me non si rallegrino!”,

      loro che quando il mio piede vacillava,

      si sono innalzati contro di me.

18 Poiché io sono sul punto di cadere

      e la mia pena mi è sempre dinanzi.

19 Ecco, confesso la mia iniquità,

      sono in ansia per il mio peccato.

20 Ma i miei nemici sono ben vivi e forti,

      sono molti quelli che mi odiano senza ragione;

21 quelli che mi rendono male per bene,

      mi accusano perché cerco il bene.

22 Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,

      da me non stare lontano;

23 accorri in mio aiuto,

      Signore, mia salvezza.


           

Divisione del testo                 

            I1 salmo è composto da ventitre versetti e si può suddividere sei parti:

                        v. 2: appello iniziale;            

                        vv. 3-9: descrizione della malattia e ammissione della colpa;

                        vv. 10-13: invocazione e lamento;

                        vv14-16: silenzio e fiducia in Dio;

                        vv17-21. lamento e confessione;

                        vv22-23: supplica finale.

 

v. 2: Il salmo inizia con un appello in cui l'orante giustifica lo sdegno di JHWH e chiede clemenza ammettendo la propria colpa.

 

vv. 3-9: In questa sezione, il tema principale è la malattia, raccontata con forti tinte e riconosciuta come un castigo di Dio per le colpe commesse (vv. 3-5). I temi di malattia e peccato, tuttavia, si

        intrecciano e fanno appello a un bisogno di salvezza totale, del corpo e dell'anima.

 

vv. 10-13: Un'invocazione segnala un nuovo inizio: il salmista affida a Dio tutte le sue sofferenze (v. 10b) e i suoi desideri (v. 10a): a una situazione di debolezza e paura (v. 11), si aggiunge il dolore per l'indifferenza di amici e conoscenti (v. 12) e per la violenza degli oppositori (v. 13).

 

vv. 14-16: In questo stato di cose, l'orante preferisce rinunziare alla propria difesa e tacere, rimettendo a Dio la sua causa (v, 16). È lo stesso atteggiamento del servo di JHWH (Is 53,7) e di Gesù nella passione: «Soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia » (1Pt 2,23).

 

vv. 17-21: L'orante sente arrivare su di sé la sventura (v. 18). In questa situazione, i suoi avversari lo stringono ancora di più (v. 17) ed egli, infermo, si trova circondato da nemici che sono invece forti e numerosi (v. 20). Come in altri salmi, l'odio degli empi verso il giusto è immotivato (v. 20b) sembra avere come spiegazione solo l'appartenenza dell'uno alla sfera del bene e degli altri a quella del male (v. 21). Il tema è ricorrente nel salterio (cfr. Sal 37,12; 112,9-10).

 

vv. 22-23: I1 salmo si conclude con una supplica urgente dell'orante: è solo l'azione salvifica e sanante di Dio che può liberare l'uomo dalle insidie dei nemici, dall'infermità, e dal peccato.

 

 
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Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2018
 
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