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FEBBRAIO 2010

     

Marco, un bambino speciale

 

Dolcissima suor Rifugio,             sono Antonio ! come  va?

            Ho mantenuto la mia promessa.  Le trasferisco, in allegato, quello che abbiamo vissuto  con Marco (il nipotino di Loredana affetto da neuroblastoma).

            Forse le parole non bastano per descrivere le sensazioni e il vissuto con il piccolo Marco.
vogliamo dare questa testimonianza per dire che, anche nella più grandi delle sofferenze, Cristo ci accompagna teneramente e ci da una forza sovraumana.

            Il vuoto che ci ha lasciato è incolmabile ma ringraziamo il Signore di avercelo Donato
il sogno di Loredana è di vedere pubblicati questi racconti grazie Suor Rifugio teneramente                                                                                                    Antonio e Loredana

 

            Loredana mi ha inviato la testimonianza che le allego (scritta col cuore da lei , da Cinzia e da Luciana (mamma di Marco)

            La concretizzazione  della pubblicazione sarà per noi un grosso traguardo, con lo scopo di trasmettere a tutti una grande Testimonianza di Vita

............. quel miracolo non è accaduto perchè tu rimanessi con noi ma perché non dubitassimo e avessimo la certezza di dove sei e con chi sei con Dio Padre e tra le braccia della “tua vera Mamma” come dicevi sempre.........

            Grazie Marco per averci detto, con la tua vita bella e semplice: “sia che gioisco, sia che soffro, sia che vivo, sia che muoio, sono tuo, o Signore!”.

            Marco prega per noi e rendici dimora di Gesù.

                                                                       con affetto Antonio e Loredana

 

     Testimonianza delle zie di Marco

deceduto in data 23 gennaio 2006

            Un giorno, mentre Gesù camminava lungo la riva del lago di Galilea, vide due pescatori che gettavano le reti: erano Simone e suo fratello Andrea. Egli disse loro:”Venite con me….”. E quelli abbandonarono le reti e subito lo seguirono.

            Queste sono le parole che tu hai voluto fossero lette da Don Giovanni, il tuo parroco, il giorno della tua dipartita dalla terra all’età di soli 10 anni, piccolo e magnifico Marco. Quante volte il Signore Gesù te le ha rivolte nell’arco della tua breve ma intensa e tenera vita. E tu quante volte, abbandonando la vita consueta e serena dei bambini della tua età con amore l’hai seguito?

            Una di queste volte è stata quando all’età di 4 anni, i medici comunicavano a papà, mamma, alla tua sorellina ed alla nostra famiglia la diagnosi terribile di neuroblastoma al IV stadio. Così piccino, ti sei sottoposto al tuo primo viaggio in “astronave”, come chiamavi l’apparecchiatura della T.A.C., non senza paura, ma con una grande fede nella Madonna, così come con fermezza ci hai comunicato dicendoci, durante il tuo primo ricovero a Bologna, “La Madonnina mi aiuterà!”.

            Da quel giorno, si sono presentati davanti a te tanti giorni e tante notti che non hai trascorso nel tuo caldo lettino, tra i tuoi  giochi, tra i tuoi amici della scuola materna. Molti giorni sono stati un ripetuto invito da parte di Gesù a condividere con Lui la Croce della sofferenza e del dolore, sia derivante dalla malattia, sia derivante dalle cure invasive alle quali ti hanno chiesto di sottoporti. E tu, docilmente, hai accettato con amore e con grinta. Quando parenti ed amici venivano a trovarti in ospedale, in realtà eri tu che accoglievi loro e, come condivisione al tuo dolore, chiedevi semplicemente di giocare insieme, ringraziando con i tuoi dolci occhi verdi chi desiderava condividere un po’ di tempo insieme a te. Hai mostrato una grande gioia di vivere ed alle zie che ti guardavano con occhi amorevoli ed addolorati hai sempre detto autorevolmente: “Queste celluline (riferendoti alle cellule tumorali), le dobbiamo sconfiggere!”.

            La tua Croce condivisa con il Signore, ha comportato nel corso di quasi sei dei tuoi dieci anni, diverse remissioni e recidive di malattie: tante chemioterapie, radioterapie, un numero incalcolabile di trasfusioni di sangue, tre interventi chirurgici un trapianto autologo di midollo osseo, numerosi ricoveri in ospedale. La seconda volta il midollo te lo ha donato la tua sorellina che con circa trenta punture lombari su di lei praticate in anestesia generale, ti ha donato un po’ di salute. Ricordo il volto della piccola Claudia sorridente, illuminato dalla speranza di donarti un po’ di vita condividendo con te una parte di sé ed il tuo sorriso colmo di serena fiducia quando hai accolto dentro di te l’infusione di ogni singola goccia del midollo di tua sorella.

            Successivamente, hai chiesto a mamma e papà di ricevere un anno prima rispetto ai tuoi compagni, il sacramento dell’Eucarestia perché, dicesti alla mamma: “Così Gesù potrà guarirmi da dentro”. Ricordo che hai lasciato stupiti i tuoi cari quando papà, nella vostra nuova casa, ha affisso il Crocifisso. Ti sei messo a piangere e non volevi che fosse appeso al muro. “Ma perché non vuoi?” Ti chiese papà. “Perché mi dispiace per Gesù che continua a soffrire”, hai risposto tu.

            Hai vissuto anche l’esperienza dell’emoroissa che da numerosi anni presentava perdite di sangue e che aveva sofferto tanto a causa di molti medici e molte terapie, ma nessuno era riuscito a guarirla. Anche tu andando a Lourdes con la tua mamma, portato dal treno bianco, ti sei aggrappato al mantello della Madonna, come l’emorroissa fece con il mantello di Gesù, chiedendo il miracolo della guarigione. La Madonna ci ha ascoltati, infatti tutti i tuoi successivi controlli in ospedale sono risultati negativi. I medici non hanno saputo fornire una umana spiegazione di quanto stava  accadendo.

            A gennaio nuovamente il Signore ti ha rivolto il suo invito: “Vieni e seguimi”. Tu non hai esitato a seguirlo, lasciando la tua cartella e i tuoi compitini di scuola sul tavolo, i tuoi giochi, mamma, papà e le tue sorelline. Ed al capezzale del tuo letto il quadro di Gesù che tu stesso avevi voluto affiggere con la scritta: “Gesù confido in te!”.

            L’unico ed ultimo giorno che sei stato ricoverato in rianimazione, Don Giovanni ti ha amministrato il sacramento della Cresima e, per l’ennesima volta, l’Unzione degli infermi. Don Giovanni, durante la Messa nella quale ti abbiamo dato l’estremo saluto, ci ha detto che avrebbe voluto che tutti i presenti fossero stati con lui nella tua stanzetta di ospedale perché avevi un volto molto sereno e Don Giovanni, che ci ha raccontato di non aver mai visto un angelo, ci ha comunicato che se l’avesse visto, senz’altro avrebbe avuto il tuo volto.

            L’autopsia obbligatoriamente inferta dal Primario della rianimazione, ha confermato che il tuo decesso non è stato a causa della malattia. La “Bella Signora” di Lourdes che tu stesso hai avuto l’onore di vedere proprio in quel luogo santo, ti aveva guarito del tutto. Tu l’avevi capito subito nel momento stesso in cui sei uscito dall’acqua della piscina con una espressione tra il meravigliato e lo spaventato dicendo alla tua mamma “ho sentito un fuoco alle gambe, la Madonna mi ha guarito”. E così è stato, ma quel miracolo non è accaduto perchè tu rimanessi con noi, ma perché non dubitassimo e avessimo la certezza di dove sei e con chi sei: con Dio Padre e tra le braccia della “tua vera Mamma” come dicevi sempre.

            Grazie Marco per averci detto, con la tua vita bella e semplice: “sia che gioisco, sia che soffro, sia che vivo, sia che muoio, sono tuo, o Signore!”.

            Marco prega per noi e rendici dimora di Gesù.

 

             Mamma e papà di Marco: Luciana Forleo ed Enzo Petruzzellis

                     Le zie di Marco: Loredana e Cinzia Forleo

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2019
 
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