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NOVEMBRE 2009

     

Marco, un bambino speciale

 

Gentilissima Madre,

            avevo scritto quanto segue per il direttore di Zenit, un quotidiano multimediale, Mirco Testa, al quale avevo scritto un giorno dopo aver letto un articolo sul Sacramento della Comunione…così, senza pensarci su e al quale avevo detto due cose di Marco. Non avrei mai pensato che il giorno dopo sarei stata contattata da lui, via mail, e che mi avrebbe chiesto di raccontargli di Marco e che lui, successivamente, avrebbe pubblicato nella rubrica delle testimonianze.

            Ho buttato giù di getto quanto il mio cuore mi diceva, poi ho comunicato a mio marito quanto era accaduto e lui si è mostrato scettico, così come mia figlia, allora sedicenne (adesso diciottenne) ed altre persone a me vicine. Mi sono fatta prendere dallo sconforto, ho chiuso il mio taccuino e l’ho riposto tra i miei libri di preghiera.

            Quando Loredana mi ha parlato dell’ esperienza sua e di Antonio a Roma, di lei, del legame con Gesù Misericordioso, mi è sembrato un segno. Marco, di fronte al suo letto, ha un quadro di Gesù Misericordioso che gli fu regalato il giorno della sua prima Comunione da una cara amica. Da quel giorno è diventata la prima immagine che lui vedeva al suo risveglio e l’ultima prima di addormentarsi e, oggi, è per noi ciò che guida i nostri passi, i nostri pensieri, il nostro rapporto con le persone e il nostro atteggiamento nell’ambiente lavorativo, la nostra bussola, oltre ogni dolore: “Gesù confido in te” ed è divenuta la missione mia e di mio marito da quando Marco non è più qui con noi.

 

            Marco è nato il 5 ottobre del 1995 e, prima di lui, è nata Claudia, il 25 giugno 1991.

Nel maggio del 2000, dopo diverse vicissitudini, viene diagnosticato a Marco “neuroblastoma surrenalico sinistro al quarto stadio”, un tumore maligno infantile tra i più aggressivi.

            Al mio bambino, di soli quattro anni e mezzo, un cancro!!!

            Solo la parola toglieva il fiato. Mi pareva di essere risucchiata da un vortice che  mi toglieva l’aria, mi sentivo svuotata, priva di ogni energia. “E adesso? Che faccio? Devo pregare…dobbiamo pregare!!!”

            In lacrime mi sono attaccata al telefono e ho iniziato a chiamare tutti coloro che conoscevo e a chiedere preghiere… Tutti mi dicevano costernati:”Mio Dio…cosa possiamo fare?” ed io: “Pregate e fate pregare, il Signore ci ascolterà!”.

            Con l’ambulanza ci siamo spostati dall’Ospedale di Ravenna al Reparto di Oncoematologia Pediatrica di Bologna e lì ha avuto inizio la nostra avventura, che è durata 6 anni.

(Ho pensato e ripensato a cosa scrivere, a come iniziare, ho cominciato decine di volte e ho strappato decine di fogli, non era mai quello che volevo. Una cosa era certa, nella mia mente risuonava una parola, sempre la stessa, ovunque io andassi, a qualsiasi incontro io partecipassi, in qualsiasi ambiente io mi trovassi, era sempre lei: SPERANZA.

            Eccola finalmente la chiave che guiderà i miei pensieri e le mie parole ed è su questo che mi concentrerò parlando di Marco, questo racconto porterà, senza ombra di dubbio a Lui, a Gesù Cristo, vivo e vero, presente accanto a noi.)

            Appena arrivati, gli misero un catetere venoso centrale per effettuare un prelievo di midollo e  per fare le terapie senza doverlo forare continuamente e glielo fecero da sveglio (adesso lo fanno in sedazione profonda!!!), per capire se ci fossero metastasi.

            Tutti in infermeria, Marco sul lettino, io, mio marito, la dottoressa e due infermieri, tutti su di lui per tenerlo fermo. Marco piangeva disperato, non capiva cosa stesse accadendo e, per la verità, neanche noi fino in fondo.

            La mia amica Annalisa mi aveva regalato l’Abitino di S. Domenico Savio ed io, che lo avevo al collo, gli dissi di stringerlo forte che quel Santo che tanto amava di bambini lo avrebbe aiutato. Marco lo fece, con estrema fiducia e stringeva tanto forte che le dita delle sue manine, divennero bianche…

            Nel giro di poche ore, sapemmo che le metastasi c’erano, che il tumore era al quarto stadio e che c’erano pochissime possibilità che ce la potesse fare. Per grazia di Dio, a parlarmi fu un professore credente, il dott. Rosito (che ancora oggi ringrazio), che aggiunse che la medicina poteva fare fino a un certo punto, il resto era nelle mani di Qualcun altro e di non perdere mai la SPERANZA.

            Ci preparammo all’autotrapianto di midollo, ma prima dovemmo affrontare le che mio, a dosi sempre più elevate.

            Le preghiere aumentavano, ogni giorno recitavamo il Rosario, io e Marco, e ogni settimana lo si diceva a turno a casa degli amici del gruppo-famiglie di cui tutt’ora facciamo parte.

            Marco reagiva bene, era allegro e sorridente, non vomitava…la catena di preghiere che c’era attorno a noi ci rendeva forti, ci sentivamo abbracciati, ci consolava, asciugava le nostre lacrime e teneva a bada che la rabbia, sì, la rabbia, che in certi momenti era così forte da sembrare concreta, tangibile, era come se prendesse il cuore in una morsa e lo stritolasse fino a provocare un reale e acuto dolore fisico.

            A dicembre del 2000 l’auto trapianto.

            Marco sta malissimo, prende una infezione e rischia di morire. Siamo in ospedale…con la febbre alta che lo accompagna da giorni, una notte vede ai piedi del suo letto qualcuno che lo vuole portare via, lui urla, si mette a sedere, con i piedini cerca di cacciarlo via, si dibatte, dice che non vuole, chiede il mio aiuto…

            All’improvviso si calma, il suo viso si illumina e si distende, si quieta.

            Io gli chiedo cosa sta accadendo, lo consolo, lo abbraccio, lo accarezzo e lui mi dice: “Quello è andato via…una signora mi ha detto che non devo andare!”. Io ero terrorizzata, riuscivo solo a dire un’ave Maria dietro l’altra. La febbre ha iniziato a calare e Marco a stare meglio…i primi di gennaio siamo rientrati a casa, a Ravenna, dove ci aspettavano, sempre con ansia e gioia, Claudia e la nonna Teresa, che è sempre stata con noi.

            Il nostro cammino di fede prosegue, la preghiera è la nostra stella polare, ringraziamo Dio per ogni istante. La vita riprende il suo corso “normale”: a settembre Marco, che ha quasi sei anni, va a scuola frequenta la prima elementare, ma a giugno…la prima recidiva (il male è tornato!)…si ricomincia.

            Marco non vuole curarsi, non vuole tornare in ospedale, dice: “Gesù mi guarirà, lo ha detto Lui, vero mamma? Me lo hai detto tu!!!”.

            “Sì amore, ma ti devi curare, è importante”.

            “E perché? Non serve, Gesù mi guarirà Lui!”.

            Ci sembrava di impazzire, non sapevamo come convincerlo…ma lo Spirito Santo trova sempre la strada.

            Una sera, pregando e piangendo, inizio a sfogliare la Bibbia e, con l’aiuto della mia amica Annalisa, troviamo quello che ci serviva: “

            Il giorno dopo, leggo quei versetti a Marco e lui mi guarda dritto negli occhi, con quei suoi meravigliosi e grandi occhi verdi e mi dice: “Va bene, mamma, se lo dice Gesù!”.

            Il giorno successivo eravamo di nuovo a Bologna per ricominciare le terapie.

            Non avevamo molte speranze, ma i medici vogliono provare con il trapianto da donatore esterno, anche se nel caso specifico del suo tumore era ancora una operazione in via sperimentale e che il rischio di insuccesso era molto alto e che avrebbe potuto non uscire più di lì.

 

(Continua al numero successivo)

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Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2018
 
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