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GENNAIO 2012

 

 

CENNI SULLA STORIA DELLA CHIESA (Don Giampaolo Laugero)

 

Le prime comunità

 

            Una grande fucina di idee, di ministeri, di strutture. Così potrebbe essere definita la comunità cristiana dei primissimi secoli, quando tutto doveva essere organizzato e quasi inventato dal nulla. Le singole comunità (di esse si parlava quando in origine si usava il sostantivo “chiesa”) comparivano poco a poco, erano formate da nuclei di cristiani anche piccoli, suscitati dall’azione evangelizzatrice dei primi missionari itineranti. Queste comunità nascevano nell’entusiasmo per la novità, erano vivacissime, a volte un po’ sbarazzine! C’era in tanti, o forse in tutti?, la convinzione che lo Spirito Santo fosse all’opera nel suscitare nuove fondazioni, nel giudicarle, nell’arricchirle di nuovi carismi. Per cui tutto sembrava buono, lecito, utile. La comunità di Corinto è un esempio di tutto questo un esempio ancora attestato dalla Scrittura. Allora si è subito costretti a porsi sul “chi va là”, perchè accanto al positivo delle origini ben presto fanno capolino i problemi. Come organizzare le comunità? A chi affidarle? Fin dove spingersi a mettere delle regole e fin dove lasciare spazio alla libertà e alla creatività di singoli e di gruppi, e dietro di loro al soffio vitale dello Spirito? E come tenere collegate, unite, compatte nella stessa fede, le singole fondazioni, a volte così diverse per sensibilità e organizzazione? Fra il resto non esisteva una ricetta messa già a tavolino e applicabile ovunque. Bisognava poco per volta trovare le soluzioni più adatte.

 

Una chiesa dove abbandonano carismi e ministeri

 

            Si cominciò a Gerusalemme, quando alle “colonne” di quella chiesa, i Dodici e in particolare Pietro, Giacomo e Giovanni, si affiancò il gruppo dei “sette”, capitanato da Stefano. Un gruppo con una funzione particolare che in pratica non ebbe successori. Ma anche soltanto uno sguardo veloce alle altre comunità che ben presto si affacciarono sulla scena svela il comparire di altre figure particolari. Le troviamo già elencate con abbondanza nelle lettere del Nuovo Testamento: apostoli, dottori, profeti, maestri. Ma appena si va un po’ più avanti ecco che le figure ministeriali si aggiornano e rinnovano: compaiono i lettori, gli accoliti, gli esorcisti, gli ostiari, quelli cioè addetti all’accoglienza alle porte della chiesa. Accanto ad essi fanno capolino gruppi con caratteristiche proprie ed originali. Si va da quello dei confessori (non si fraintenda: sono coloro che hanno saputo testimoniare coerentemente e coraggiosamente la loro fede!) a quello delle vedove, a quello delle vergini. La testimonianza più chiara a riguardo è quella lasciataci da Eusebio sulla chiesa di Roma a metà terzo secolo: Ci sono 46 preti, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti, 52 esorcisti, lettori e ostiari, più di 1500 vedove e poveri che la grazia e l’Amore del Maestro nutrono…”. I vari ministeri rispondono alle molteplici esigenze delle comunità. I vari gruppi esprimono l’esigenza di incarnare la fede nelle diverse situazioni di vita. Gli uni presentano il profilo più istituzionale della nascente Chiesa, gli altri quello più spontaneo e carismatico. Ma è importante notare due aspetti: intanto cogliere la costante proliferazione di tali presenze, segno di creatività e di grande capacità di adattamento di fronte alle sfide inedite e ad esigenze inattese. Come accade nella distinzione esistente fra coloro che si accollano servizi itineranti, tali paiono essere, infatti, i profeti, i maestri, gli apostoli e coloro che li svolgono risiedendo in loco. In seconda battuta va sottolineato il fatto che esistono entrambi, anzi coesistono. Solo così, mettendo insieme il ministero programmato e ufficiale e il carisma più spontaneo e imprevedibile, si esprime il volto autentico della Chiesa.

 

 

Verso un’organizzazione più stabile

            Man mano che passa il tempo le cose si organizzano meglio e assumono una certa stabilità. Ecco allora che sul versante delle comunità provenienti dal giudaismo si affaccia una struttura collegiale, quella dei cosiddetti presbiteri, gli anziani della comunità, mentre in quelle nate sull’onda dell’evangelizzazione di Paolo e di provenienza pagana fanno capolino i vescovi, che alla lettera significano i “sorveglianti”, e i diaconi. Per un po’ di anni, allora, convivono due modelli di Chiesa: quella col profilo presbiterale e quella col profilo episcopale. Sono due grandi modelli attorno ai quali si organizza stabilmente la comunità cristiana delle origini. In ogni caso si tratta di organismi collegiali, dove vale e conta il contributo di tutti, pur nella diversità dei ruoli. I due modelli per un po’ camminano parallelamente, ma con il passar degli anni si fondono. Anche nel collegio presbiterale emerge la figura di un responsabile. Si intraprende così quel percorso che porterà ad organizzare in modo gerarchico quella chiesa che ormai va allargando i suoi confini. In cima sta il vescovo, con i suoi diaconi e presbiteri. Attorno ad essi si muove la galassia degli altri ministeri. Si tratta, almeno in parte, dell’organizzazione che abbiamo ancora oggi sotto gli occhi, anche se ce la ritroviamo impoverita dal secolare cammino percorso dalla chiesa stessa. In ogni caso, fra tutti, eccelle il vescovo al quale soprattutto è affidato il compito di salvaguardare l’autenticità della fede, di presiedere al culto (non era sempre e solo lui, che accoglieva i nuovi cristiani nell’unico appuntamento battesimale la notte della Veglia Pasquale?), di governare le singole comunità. E il carisma? Non scompare affatto, anzi trova sempre nuove espressioni. Prima fra tutte quella del variegato universo monastico. Che, guarda caso, compare non solo quando le persecuzioni allentano la loro tenaglia, ma nello stesso momento in cui l’organizzazione ecclesiastica assume una certa stabilità e chiarezza e si afferma una struttura gerarchica sempre più definita.

 

ORGANIZZAZIONE GERARCHICA DELLA CHIESA CATTOLICA

 

PAPA dal greco "papas" =padre o da "pater pastorum"

­            ­ capo della Chiesa Cattolica, Vescovo di Roma, ­ successore di Pietro

­

­ CARDINALE  vescovo delle diocesi (arcidiocesi) più importanti o capi di dicasteri vaticani

­ ­

­VESCOVO    da "episcopus"= sorvegliante capo della DIOCESI

                              unità amministrativa della Chiesa Cattolica

 

PRESBITERO (=anziano) collaboratore del Vescovo sacerdote prete parroco se responsabile di una                             Parrocchia  settore di una diocesi

 

PAPA: è la stessa parola (padre) che ha prodotto papa e pope. Il vescovo di Roma, eletto da      cardinali, rivendica un primato sulle altre chiese.

 

VESCOVO: il vescovo è considerato come il successore degli apostoli. E’ il pastore supremo della sua diocesi. Nominato dal papa, egli ordina i sacerdoti e i diaconi e amministra la Confermazione.

 

DIOCESI: circoscrizione amministrativa della Chiesa Cattolica alla testa della quale sta un vescovo.

 

CARDINALE: membro del Sacro Collegio che elegge il papa ed è nominato da lui.

            Originariamente, un cardinale era titolare di una chiesa di Roma.

 

PARROCCHIA: divisione territoriale attribuita ad un parroco. Le parrocchie sono raggruppate in          decanati.

 

SACERDOZIO: è l’esercizio di una funzione sacra . Nel Cristianesimo, tutti i battezzati partecipano     a questa funzione sacra di testimoniare Gesù Cristo. Per i cattolici, alcuni, attraverso il      sacramento dell’Ordine, hanno un ruolo (ministero) particolare.

 

 
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Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019
 
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