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OTTOBRE 2011

     

CENNI SULLA STORIA DELLA CHIESA (Don Giampaolo Laugero)

 

ORIGINI

            Mi chiamo Abercio. Sono discepolo di un santo pastore che fa pascere il suo gregge sulle montagne e nelle pianure, che ha grandi occhi che vedono ovunque… E’ lui che mi ha inviato a Roma per contemplare la sovrana maestà… Lì ho visto un popolo segnato con un sigillo raggiante. Ho visto anche le pianure della Siria e tutte le città come Nibisi dall’altra parte dell’Eufrate. Ovunque ho incontrato cristiani, ovunque la fede mi fu guida”. Caro lettore hai appena letto uno stralcio dell’iscrizione funebre di Abercio, vescovo di Gerapoli, deceduto all’età di settantadue anni verso la fine del II secolo. Un documento interessante, perché fuori dell’ufficialità. Un testo dove con entusiasmo forse un po’ eccessivo si esprime tutta la sorpresa per la diffusione del cristianesimo a poco più di un secolo e mezzo dalla Pasqua di Gesù e della Pentecoste cristiana.

 

Una diffusione sorprendente

            In quegli anni è quindi già iniziata quella tendenza che porterà i cristiani a raggiungere, all’inizio del 400, la bella cifra di 20 – 25 milioni. All’incirca la metà della popolazione dell’impero romano. Senza contare quelli che stanno al di fuori dei suoi confini, come le comunità fiorite dove si estende l’impero dei Parti prima e quelli dei Persiani poi. Una cifra assai consistente, in rapporto al poco tempo trascorso. Come si è arrivati a questo traguardo? Attraverso quali vie il cristianesimo si è così tanto diffuso e anche sprovincializzato? E poi quali dinamiche hanno caratterizzato il vissuto ecclesiale? Quali problemi hanno agitato la giovane comunità?

            Proviamo a dare qualche prima risposta.

 

Quando la Giudea non basta più

            Sappiamo che tutto inizia in Giudea e che i primi cristiani appaiono come una nuova setta di giudei che va ad aggiungersi a quelle esistenti (farisei, sadducei, zeloti). Pregano, infatti, nel tempio, praticano la circoncisione, non mangiano carni immolate agli idoli. Ciò che li differenzia è il riferimento a Gesù e alcune pratiche come il Battesimo, la frazione del pane nelle case, la vita fraterna. Ma non tutto, nella comunità delle origini è idilliaco. Già si percepiscono le prime tensioni. La costituzione del gruppo dei “sette”, successivamente indicati, sbagliando, come i primi diaconi, ne è una riprova. Ma sarà soprattutto l’arrivo di Paolo a dare il primo salutare scossone alla Chiesa nascente. Questo ebreo di Tarso, che secondo un apocrifo “alle volte aveva una faccia d’angelo”, si lancia sulle rotte del mondo ellenistico e fa scoppiare per la prima volta il bubbone dell’inserimento del cristianesimo in un vissuto e in una cultura che non sono quelli nativi. La questione che si dibatte si può così sintetizzare: i convertiti dal paganesimo per diventare cristiani devono prima farsi ebrei? La discussione è così accesa che bisogna convocare un’assemblea straordinaria, quella che poi verrà definita, un po’ pomposamente, come il “Concilio di Gerusalemme”. Lì si dà il via libera all’evangelizzazione dei “pagani”. Filippi, Tessalonica, Efeso, Corinto, la stessa Atene accolgono la predicazione del vangelo. Così come l’aveva già accolta Antiochia, in conseguenza della prima persecuzione, quella lanciata contro Stefano e compagni. Un evento tragico che diventa occasione di espansione perché i cristiani, costretti a fuggire da Gerusalemme e dintorni si tramutano nei primi missionari. E da Antiochia il Vangelo si diffonde in buona parte di quella che oggi è la Turchia.

 

Un cristianesimo di città

            Non a caso abbiamo citato una lunga serie, pur incompleta, di città. Il cristianesimo delle origini è, di fatto, un cristianesimo urbano. Si impianta, infatti, nei grandi agglomerati posti lungo le vie di comunicazione, nei centri commerciali, nelle città portuali. Rarissime sono le fuoriuscite in campagna. Al riguardo bisognerà aspettare fino al IV – V secolo. Così il cristianesimo è chiamato fin da subito a confrontarsi con la cultura ellenica. Ne sono testimonianza lo scontro dialettico con il colto Celso e con Porfirio, filosofo e discepolo del grande Plotino. E bisogna pure difendersi da accuse infamanti e dalla derisione. Ecco allora che nasce la prima teologia, quella degli apologisti. Ma il confronto avviene anche con la pluralità di religioni che anima i grandi centri dell’impero fra il primo e il secondo secolo dopo Cristo. Una forte inquietudine spirituale fa spazio alle religioni più tradizionali, ma favorisce l’accoglienza del messaggio evangelico. Si ha, infatti, sete di verità e di senso della vita. Proprio ciò che sta al centro della proposta cristiana. Non tutto però avviene in modo lineare. Esistono problemi, resistenze, sospetti. Cose di cui, se ci sarà possibile, parleremo in uno dei prossimi numeri.

 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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