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GIUGNO 2018

     

 

 

Traccia n. 9 La partenza degli israeliti per la strada del deserto. Il passaggio del mare – (Es 13,17 – 14,31).

(Riflessioni a cura di Antonio Turi)

Risultati immagini per Israele nel deserto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo arrivati al momento decisivo della liberazione dall’Egitto: il passaggio del mare. Questo evento segna l’addio definitivo della schiavitù e la  nascita di Israele come popolo. Il racconto, uno dei più noti della Bibbia, ripreso e celebrato continuamente, non precisa i fatti come siano esattamente avvenuti; anche il luogo del passaggio del mare è incerto. Non importa! Quello che dobbiamo cercare di coglierne è il messaggio…

Il racconto, che mette insieme diverse tradizioni, abbraccia due momenti:
- 13,17-22 La partenza degli israeliti per la strada del deserto
- 14,1-31   Il passaggio del mare
                  I Presso il mare, di sera (versi 1-14)
                 II In mezzo al mare, di notte (versi 15-25)
                III Sull’altra riva del mare, all’alba (versi 26-31)

Dopo la narrazione della partenza degli israeliti, inizia il racconto del passaggio del mare. Si svolge in tre scene, diverse per luogo e tempo. Ognuna inizia con il comando di Dio «Il Signore disse a Mosè», annunciando anticipatamente la vittoria «Io dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito»; segue la descrizione degli eventi e una professione di fede: di Mosè (v.14), degli egiziani (v. 25), di tutto Israele (v. 31).

Ritroviamo tutte le figure che abbiamo incontrato sin dall’inizio dell’esodo. E’ strana l’assenza di Aronne, forse per mettere più in risalto il ruolo di Mosè. Ma il protagonista è, senza dubbio, uno solo: JHWH! E’ la sua Parola che fa accadere gli eventi!

La partenza degli israeliti per la strada del deserto (13,17-22)

17Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del territorio dei Filistei, benché fosse più corta, perché Dio pensava: «Che il popolo non si penta alla vista della guerra e voglia tornare in Egitto!». 18Dio fece deviare il popolo per la strada del deserto verso il Mar Rosso. Gli Israeliti, armati, uscirono dalla terra d'Egitto. 19Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, perché questi aveva fatto prestare un solenne giuramento agli Israeliti, dicendo: «Dio, certo, verrà a visitarvi; voi allora vi porterete via le mie ossa».20Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite del deserto.21Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco, per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. 22Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.

            Ormai gli Israeliti sono usciti dall’Egitto. La strada per arrivare nella terra di Canaan sarebbe stata di pochi giorni (circa 200 km) passando per «la via del mare», chiamata anche «la strada dei filistei». Però non è la via che prese il popolo per andare là dove Dio lo conduceva. Perché? Perché la prima tappa del viaggio doveva essere il «monte del Signore» per servire il Signore su questo monte, come aveva promesso Dio a Mosè (3,7-8). Il racconto dà però un’altra ragione:  è per paura di incontrare troppo presto la guerra. Se dopo pochi giorni sarebbero arrivati nella terra di Canaan, avrebbero affrontato tutte le tribù e sarebbe nata una guerra che li avrebbe subito demoralizzati.

Prendono dunque non la via più breve, ma la via più lunga, «la strada del deserto verso il Mar Rosso»,  guidati da Dio.

            «Mar Rosso» viene dalla traduzione greca dei Settanta, mentre il testo ebraico parla di «mare delle canne» o «mare dei giunchi». Si ritiene che questo mare sia uno dei Laghi Amari, presso l’attuale città di Suez (la costruzione del canale di Suez ha profondamente modificato l’ambiente naturale della zona).

            Partono in schieramento di battaglia (non è la massa di gente di 12,37-38). Mosè porta con sé le ossa di Giuseppe, adempiendo la promessa di Gn 50,25: con l’Egitto non vogliono più avere niente a che fare.

Dopo Succot arrivano ad Etam, sul limite del deserto. Siamo al secondo giorno, la seconda tappa di un lungo cammino.

            Quale è il messaggio che il racconto vuole darci? Ci presenta un Dio che non solo libera, attraverso le piaghe, il suo popolo dall’Egitto, ma continua a preoccuparsi di questo popolo, lo accompagna, lo protegge, attraverso la «colonna di nube» nel giorno e la «colonna di fuoco» nella notte.

          Nube e fuoco fanno pensare alla scena di un temporale (nuvole e folgore). Nel linguaggio biblico proprio le immagini di un temporale sono segno della presenza di Dio. Anche gli eventi umani non si leggono alla luce della casualità, ma alla luce di un Dio che ci accompagna come una guida.

 

Il passaggio del mare(14,1-31)

            Arriviamo alla terza tappa del cammino : l’accampamento davanti a Pi-Achirot. Tutto si svolge nel «terzo giorno», dalla sera al mattino (il giorno ebraico inizia alle  18).

            Al mare, inseguiti dal faraone, gli israeliti sono testimoni di un evento che resterà per sempre nella loro memoria. Al mare sono salvati e liberati per sempre dal potere egiziano. Sono testimoni di un evento che interpretano alla luce della fede.

Presso il mare, di sera (versi 1-14)

 

1 Il Signore disse a Mosè: 2«Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achiròt, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Sefòn; di fronte a quel luogo vi accamperete presso il mare. 3Il faraone penserà degli Israeliti: «Vanno errando nella regione; il deserto li ha bloccati!». 4Io renderò ostinato il cuore del faraone, ed egli li inseguirà; io dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che io sono il Signore! ». Ed essi fecero così.

5Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che cosa abbiamo fatto, lasciando che Israele si sottraesse al nostro servizio?». 6Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati.7Prese seicento carri scelti e tutti i carri d'Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. 8Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re d'Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. 9Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare; tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito erano presso Pi-Achiròt, davanti a Baal-Sefòn.
10Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani marciavano dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11E dissero a Mosè: «È forse perché non c'erano sepolcri in Egitto che ci hai portati a morire nel deserto? Che cosa ci hai fatto, portandoci fuori dall'Egitto? 12Non ti dicevamo in Egitto: «Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto»?». 13Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore, il quale oggi agirà per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! 14Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli».

            Cerchiamo di ricostruire gli eventi storici per quello che possiamo.

            Secondo la più antica tradizione, gli israeliti, nella notte sacra della festa del plenilunio di primavera, sono fuggiti in direzione del deserto. Si raccolgono nella zona di Succot, e da qui si dirigono verso il sud ed arrivano ad Etam. Tornano indietro accampandosi nei pressi del mare, o meglio presso una zona che gli archeologi hanno ricostruito come la zona dei Laghi Amari. E’ una zona acquitrinosa piena di laghi e paludi.

            Nel frattempo gli egiziani si sono ripresi dalla tanta paura, si svegliano al mattino (del secondo giorno), mentre il faraone viene avvertito della fuga degli israeliti. E dicono: «che cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto partire tutta questa gente che ci faceva tante opere…Adesso chi farà tutto quel lavoro?».

Oltre a questo «l’esodo fuga», è molto probabile che ci siano stati altri esodi, come «l’esodo espulsione» di cui parla Es 12,31-33.

            Il faraone decide, pensando anche  che il deserto abbia fermato la fuga degli israeliani, il loro inseguimento con il meglio della sua potenza militare: seicento carri scelti, affiancati da tutti gli altri carri con un ufficiale scelto in ogni carro. Il contrasto tra la poderosa macchina da guerra egiziana e i seicentomila uomini di Israele accresce la tensione.

            Gli israeliti si trovano in questa zona paludosa, con la strada sbarrata dall’acqua e dal fango. Proprio in quel momento sono raggiunti dagli egiziani. La situazione è disperata, davanti  l’acqua impedisce il cammino e dietro c’e la cavalleria egiziana.

            Presi da grande paura, gridano a Dio e accusano Mosè : «che cosa ci hai fatto?».

            Ritrovano la loro mentalità di schiavi; da 400 anni  erano abituati a curvare la schiena, a dire di sì a tutto quello che veniva ordinato loro. Quanto è difficile passare da una mentalità da «schiavi» (con la certezza della quotidianità)  a una mentalità da «liberi» (con l’incognita della libertà).

            Mosè risponde alla paura degli israeliti. Dalle sue parole, la tradizione ebraica deduce quattro pensieri che gli israeliti hanno avuto nel vedere gli egiziani venirgli incontro:

  • il primo gruppo si è avvicinato a Mosè, dicendogli:«gettiamoci nel mare, piuttosto che cadere nelle mani degli egiziani». Mosè ad essi risponde: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore».
  • alcuni dicono:«non ce la facciamo, dobbiamo tornare in Egitto». Mosè risponde: «gli egiziani che oggi vedete, non li rivedrete mai più!».
  • altri sono decisi a combattere contro gli egiziani: «facciamoci forza, prendiamo le armi e andiamo incontro agli egiziani». Mosè dice no: «il Signore combatterà per voi».
  • gli ultimi pensavano che urlando con tutta la forza possibile, gli egiziani sarebbero partiti subito avendo paura. A questi Mosè dice : «starete tranquilli», state zitti, piuttosto pregate.

            Mosè si fida di Dio (vv.13-14) ed ha il coraggio di trascinare il popolo, che accettando di entrare nel mare, accetta supera la paura di morire.…

 

In mezzo al mare, di notte (versi 14-25)

 

15Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. 17Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».
19L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. 20Andò a porsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
21Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. 23Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
24Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta.25Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».

            Il «passaggio del mare» è certamente uno degli episodi più noti della Bibbia, ripreso più volte anche nel cinema. Siamo sempre stati colpiti da quell’immagine grandiosa del mare che si ritira, grazie ad un forte vento, lasciando della terra asciutta e creando un muro d’acqua a destra e a sinistra del passaggio.

            Lontano da immagini spettacolari, ci chiediamo:  cosa può essere successo?

            E’ accaduto qualcosa che, molto probabilmente, gli stessi israeliti non hanno capito, perché è successo di notte, molto velocemente e in grande confusione. C’è stato un temporale e la notte di luna piena è diventata una notte di grande buio. Un forte vento orientale alza molta polvere e sabbia del deserto e muove l’acqua delle paludi, asciugando vaste zone di terra. Israele si è incamminato verso un passaggio in mezzo al fango, spinto dalla disperazione.

            Quando il vento diminuisce, gli egiziani si lanciano all’attacco dei fuggitivi, ma trovano un terreno fangoso e vi si impantanano con i loro carri e cavalli (v. 25). Anche essi hanno paura e vengono travolti dalle acque. Non c’è niente di miracoloso, ma gli israeliti vedono nell’evento l’agire di Dio:«è il Signore che ci ha salvato!». E il passaggio del mare, un evento “normale”, diventa un evento miracoloso e si riscrive la storia, dove è l’angelo di Dio ad agire (versi 19-20), Mosè che alza il bastone  e stende la mano sul mare…

            Le immagini dell’ «acqua, del mare,della terra asciutta, della divisione tra Israele e Egitto, del vento» hanno dipinto il passaggio del mare come «una nuova creazione». Come Dio ha separato le acque dalla terra asciutta nella creazione, come Dio ha dato della terra asciutta a Noè, Dio «crea» terra asciutta per fare «uscire» Israele.

            Per la prima volta gli egiziani riconoscono JHWH e si rendono conto che combatte contro gli egiziani a favore degli israeliti: è la loro professione di fede (verso 25).

Sull’altra riva del mare, all’alba (versi 26-31)

26Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». 27Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. 28Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno.29Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.

30In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; 31Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.

            Il mattino seguente, quando la tempesta notturna si è placata, gli israeliti si trovano, miracolosamente, sani e salvi sull’altra riva del mare. Vedono le zone acquitrinose piene di cadaveri e di carri abbandonati. Hanno fatto l’esperienza della salvezza, ma come siano andate le cose, non sono in grado di spiegarlo. Il Salmo 76,17-21 ne dà una rilettura poetica.

            Il passaggio del mare è il segno del giudizio di Dio, della sua vittoria e della preghiera degli israeliti. Il faraone ha sprecato l’ultima possibilità di liberare Israele. Il momento in cui riconosce impaurito la presenza e la potenza di Dio è il principio della sua fine (v. 25), una fine che rivela un suicidio.

            «In quel giorno» si realizza la vittoria-salvezza promessa da Mosè e Israele crede e teme Dio (v.31, la professione di fede). Avevano già creduto dinanzi alle parole e ai prodigi di Aronne (4,31), ma era una fede debole, spenta dinanzi alle minacce del faraone.

Si sottolinea che credere in JHWH è credere anche in Mosè, al quale Dio si è rivelato. Noi cristiani crediamo a Dio attraverso Gesù.

«Non si turbi il vostro cuore! Credete in Dio e credete in me» (Gv 14,1).

            Nel racconto ritorna per tre volte (versi 4, 8 e 17) il tema dell’ «dell’indurimento del cuore del faraone da parte del Signore», tema importante (vedi Traccia 6).

            Il passaggio del mare, come inizio di una nuova creazione è la risurrezione di Gesù, avvenuta nel terzo giorno.

            Il passaggio del mare è anche il “battesimo” per Israele; nel battesimo, in Cristo, passiamo dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia.

            Come i discepoli, anche noi siamo impauriti dal mare in burrasca, ma Gesù è il primo a camminare su questo mare e rassicurarci: «Io sono, non temete» e guidarci sull’altra riva.

 

Approfondimento personale

● Nel nostro cammino di fede, abbiamo anche noi «nostalgia dell’Egitto?»  

● Non basta «nascere», occorre «vivere». Ci impegniamo a vivere seriamente la Parola?

● Vinciamo le nostre paure per non rimanere schiavi e aprirci alla libertà? 

● Mosè incoraggia il popolo come Dio lo aveva incoraggiato. Incoraggiamo noi gli altri?

● Abbiamo piena fiducia in Dio, come Gesù al Getsemani (Lc 13,24;22,43)?

● Ci lasciamo guidare dalla «nube» della Parola di Dio?

● Riconosciamo la testimonianza dei santi come una ottima «bussola» per noi?

● Il passaggio del mare è una nuova nascita per Israele. Ricordiamo il nostro Battesimo?

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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