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MARZO 2018

     

 

(Riflessioni a cura di Antonio Turi)

Traccia n. 6   Il racconto delle «lezioni (piaghe) d’Egitto» – Es 7,8 – 11,10

 

Inizia lo scontro diretto tra JHWH ed il faraone. La posta in gioco è molto alta, si tratta di sapere chi è il vero sovrano di Israele e a chi Israele deve «servire»: il faraone o JHWH?

Finora il faraone rifiuta di ascoltare Mosè e gli risponde: «Chi è il Signore? Non conosco il Signore» (5,5). Il racconto narra proprio l’opporsi di Dio a questa provocazione:«Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore!» (7,5).

Lo scontro si svolge in due tappe:

- Es 7,8-11: il racconto delle «lezioni (piaghe) d’Egitto»

- Es 12-14: la decima piaga - la Pasqua – e la fuga dall’Egitto

Le piaghe d’Egitto sono certamente un capitolo non facilmente comprensibile: non riusciamo a capire questo Dio vendicativo e punitivo!

Ma, al di là dello scontro tra JHWH e il faraone, dobbiamo cercare di cogliere, nel racconto, cosa Dio ha voluto insegnare all’uomo di ogni tempo.

Piaghe o lezioni?

Siamo abituati a parlare delle «piaghe d’Egitto», ma il testo biblico usa la parola piaga solo per l’ultima, la decima e decisiva (11,1). Nel resto del racconto  troviamo termini come «segni» o «prodigi», cioè eventi strani, fuori della norma. Attraverso questi segni prodigiosi, che richiamano la presenza e l’azione di Dio, si vuole dare un messaggio al faraone.

Più che di segni e prodigi, è ancora più appropriato parlare di «lezioni d’Egitto», cioè delle lezioni che Dio ha dato all’ostinato faraone per fargli conoscere il Dio di Israele (Torah vuol dire proprio insegnamento).

Molte volte sono state tentate delle spiegazioni scientifiche per dimostrare che gli eventi narrati non sono favole impossibili, ma situazioni che potrebbero essersi verificate; però non è questo che ci interessa maggiormente.

Da questi eventi, strani, non usuali e dannosi, probabilmente ingigantiti, è nato un racconto grandioso che non dobbiamo interpretare come una cronaca di ciò che è successo, perché il fine della Parola di Dio non può che essere teologico ed educativo.

Di fronte a questo racconto la domanda che infatti ci dobbiamo porre non è: «Cosa è successo? Come è successo?», ma «Che cosa intende Dio farci capire?».

Le nove lezioni d’Egitto (Es 7,14 – 10,29)

Le nove lezioni d’Egitto sono precedute da un prodigio iniziale e seguite dall’annuncio della morte dei primogeniti.

Ecco la struttura del racconto:

         Il prodigio iniziale (7,8-13)
      1 L’acqua cambiata in sangue (7,14-25)
      2 Le rane (7,26 – 8,11)
      3 Le zanzare (8,12-15)
      4 I mosconi (8,16-28)
      5 Moria del bestiame per la peste (9,1-7)
      6 Le ulcere (9,8-12)
      7 La grandine (9,13-35)
      8 Le cavallette (10,1-20)
      9 Le tenebre (10,21-29)

10 L’annuncio della morte dei primogeniti (11,1-10)

Con la nona lezione la rottura diventa definitiva.

  • La narrazione di ogni «piaga» segue uno schema ben preciso, che è il seguente:
    - ordine di Dio a Mosè e Aronne di minacciare la piaga al faraone
    - descrizione della piaga
    - ordine di Dio per la realizzazione della piaga
    - esecuzione dell’ordine da parte di Mosè ed Aronne
    - il faraone cerca un compromesso con Mosè
    - Mosè prega e la piaga cessa
    - il faraone resta ostinato ed allora si prepara la piaga successiva

E’ sempre Dio che agisce, Mosè ed Aronne ne sono i suoi portavoce.

Vorrei infine ricordare che troviamo il tema delle «piaghe» in altri testi biblici (sono sette invece che 10): Salmo 78,44-51, Salmo 105,23-36 e libro della Sapienza (capitoli 11-19).

Il prodigio iniziale (Es 7,8-13)

Il prodigio iniziale, simbolicamente, riassume tutto il racconto e ne anticipa la conclusione. Mosè e Aronne vengono mandati davanti al faraone e fanno quello che Dio aveva detto. Aronne getta il bastone (segno dell’ordine) davanti al faraone ed ai suoi ministri e il bastone si trasforma in un serpente (segno del caos). Il faraone convoca i sapienti, gli incantatori, i maghi, ed essi fanno la stessa cosa, gettano i loro bastoni e anche i loro bastoni diventano serpenti. Ma «il bastone di Aronne inghiottì i loro bastoni». L’ordine di Dio ha trionfato, però «il cuore del faraone si ostinò».  

            ♦ L’insegnamento del racconto

Il racconto delle «piaghe» non può non lasciarci perplessi. Sono pagine la cui lettura si cerca di evitare, pur narrando il cuore della storia di liberazione, di salvezza. Alla luce di questo racconto si sono a volte giustificate delle azioni di violenza. Ho letto e riletto più volte i diversi capitoli, cercando di allontanarmi man mano dall’immagine del Dio violento per ritrovare il Dio misericordioso che Gesù Cristo ha rivelato in pienezza.

Non abbiamo il tempo di una lettura continua del lungo racconto, ci soffermeremo perciò sui versi più significativi, cercando di capire quel che Dio ha voluto insegnarci.

Cominciamo col dire che il racconto ci dà una lezione teologica, nel senso che ci insegna qualcosa sull’agire di Dio, attraverso tre temi:

il riconoscimento di IHWH come Dio e Signore del creato e della storia

Dice il Signore: Da questo fatto saprai che io sono il Signore; ecco, con il bastone che ho in mano io batto un colpo sulle acque che sono nel Nilo: esse si muteranno in sangue (7,17 – L’acqua cambiata in sangue).

Sia secondo la tua parola! Perché tu sappia che non esiste nessuno pari al Signore, nostro Dio, le rane si ritireranno da te e dalle tue case, dai tuoi ministri e dal tuo popolo: ne rimarranno soltanto nel Nilo (8,6 – Le rane).

Perché questa volta io mando tutti i miei flagelli contro il tuo cuore, contro i tuoi ministri e contro il tuo popolo, perché tu sappia che nessuno è come me su tutta la terra (9,14 – La grandine).

Attraverso le piaghe con cui Dio colpisce il faraone e gli egiziani, piaghe che lo stesso Dio toglie, dietro le promesse non mantenute del faraone, si manifesta tutta la potenza di Dio. E’ un messaggio per gli egiziani, ma anche per gli israeliti (10,1-2 – vedi più avanti).

l’elezione del popolo di Israele

C’è una distinzione, nell’agire di Dio, nei confronti di Israele e dell’Egitto ed anche nei confronti  degli stessi egiziani.

Dio ha scelto un popolo e lo separa dagli altri.

Ma la scelta non è arbitraria: il popolo di Dio è composto da coloro che hanno ascoltato la sua voce. La distinzione è tra chi ascolta e chi rifiuta:

Chi tra i ministri del faraone temeva il Signore fece ricoverare nella casa i suoi schiavi e il suo bestiame; chi invece non diede retta alla parola del  Signore lasciò schiavi e bestiame in campagna  (9,20-21 – La grandine).

Se rifiuto Dio, che è vita, mi precipito verso la morte. La morte non è la punizione per la disubbidienza, ma la scelta che faccio quando dico no a Dio. Se sono in una stanza oscura e vedo una porta che dà alla luce, mi precipito verso la luce. Se rimango nella oscurità non è una punizione, è la scelta che faccio.

E’ utile ricordare che se Dio ha scelto Israele è perché, attraverso Israele, vuole salvare tutta l’umanità. Ma anche Israele, salvato attraverso le piaghe, può essere minacciato dalle stesse piaghe se non rimane fedele a Dio, in ogni tempo, in ogni giorno:

Allora il Signore disse a Mosè: «Va' dal faraone, perché io ho indurito il cuore suo e dei suoi ministri, per compiere questi miei segni in mezzo a loro, e perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio come mi sono preso gioco degli Egiziani e i segni che ho compiuti in mezzo a loro: così saprete che io sono il Signore!» (10,1-2 – Le cavallette).

dalla schiavitù alla libertà

Mosè chiede in quasi ogni piaga, in nome di Dio, al faraone: «Lascia partire il mio popolo, perché possa servirmi nel deserto!». La libertà cui Dio chiama Israele ed ognuno di noi non è la libertà per fare quello che si vuole…così si diventa schiavi del proprio io. E’ libertà per entrare al servizio di Dio e obbedire alla sua Parola. Ce ne dà l’esempio Gesù Cristo, Servo obbediente del Signore (Isaia 53 e At 27-30). Ce lo ricorda Paolo.

Cristo ci ha liberato per la libertà! Siate dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il gioco della schiavitù! Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siete invece a servizio gli uni dagli altri (Gal 4, 1 e 13).

Ritroviamo,nel racconto, altri temi, dei ritornelli significativi.

● compaiono alcune volte maghi, indovini e sapienti. Inizialmente riescono a fare le stesse cose che fanno Mosè e Aronne (7,22 e 8,3), ma poi falliscono:

«I maghi cercarono di fare la stessa cosa con i loro sortilegi, per fare uscire le zanzare, ma non riuscirono, e c’erano zanzare sugli uomini e sulle bestie» (8,14 – Le zanzare).

Nulla può la potenza umana contro Dio! I maghi dovettero ammettere che il bastone di Mosè e di Aronne è il «dito di Dio» (8,15 – Le zanzare). Colpiti dalle ulcere verranno sconfitti definitivamente (9,11).

● alcune esagerazioni, come per la grandine e le cavallette, rendono le lezioni come insuperabili.

Ecco, io farò cadere domani, a questa stessa ora, una grandine violentissima, come non ci fu mai in Egitto dal giorno della sua fondazione fino ad oggi (9,18 – La grandine).

Le cavallette salirono sopra tutta la terra d'Egitto e si posarono su tutto quanto il territorio d'Egitto. Fu cosa gravissima: tante non ve n'erano mai state prima, né vi furono in seguito (10,14 – Le cavallette). 

● tutte le lezioni sottolineano l’indurimento del cuore: dapprima si nota che è il faraone ad ostinarsi e ad indurire il cuore: «Però il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto» (7,22…). Ma, ad un certo momento si dice che: «Il Signore rese ostinato il cuore del faraone» (9,12, 10,20 e 27) ed anche dei suoi ministri (10,1). Sono le parole che ci colpiscono di più e di non facile comprensione. Ci ritorneremo più tardi.

● anche i ministri del faraone si ostinano (9,34), ma alla fine cominciano a capire.

I ministri del faraone gli dissero: «Fino a quando costui resterà tra noi come una trappola? Lascia partire questa gente, perché serva il Signore, suo Dio! Non ti accorgi ancora che l'Egitto va in rovina?» (10,7 – Le cavallette).

● ogni lezione inizia con la parola di Dio rivolta a Mosè: «Allora il Signore disse a Mosè ». E tutto finisce come il Signore aveva detto: «Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, come aveva detto il Signore»: tutto è nelle mani di Dio.

● il faraone fa sempre delle promesse a Mosè per scongiurare le piaghe:

Allora il faraone replicò: «Vi lascerò partire e potrete sacrificare al Signore nel deserto (8,24 – I mosconi). Vi lascerò partire e non dovrete più restare qui (9,28 – La grandine). Partite voi uomini e rendete culto al Signore ( 9,10 – Le cavallette).

Ma, scampato il pericolo, non mantiene la promessa e si ostina sempre di più.

● Nel racconto della grandine e delle cavallette, riconosce infine la propria colpa nei confronti di JHWH (9,27) e poi anche nei confronti di Mosè e di Aronne (10,16-17). Chiede il loro perdono e una preghiera-intercessione a Dio. Ma il suo non è un vero pentimento. Ancora una volta, scampato il pericolo, non mantiene la promessa.

Dopo tre giorni di tenebre, promette la partenza senza il bestiame, impedendo il sacrificio a JHWH.

Partite, servite il Signore! Solo rimangano le vostre greggi e i vostri armenti. Anche i vostri bambini potranno partire con voi (10,24 – Le tenebre).

Al rifiuto di Mosè, è la rottura definitiva:

Gli rispose dunque il faraone: «Vattene da me! Guardati dal ricomparire davanti a me, perché il giorno in cui rivedrai il mio volto, morirai». Mosè disse: «Hai parlato bene: non vedrò più il tuo volto!» (10,28-29 – Le tenebre).

Chi non vuole essere perdonato, chi non riconosce JHWH, diventa imperdonabile e arriva allora il giudizio di Dio.

L’annuncio della morte dei primogeniti (11,1-10)

Fino ad ora c’era sempre la possibilità di un cambiamento del cuore indurito del faraone e la cessazione delle piaghe fatte cadere sull’Egitto. Adesso JHWH annuncia un colpo definitivo, una sentenza inesorabile: la morte di tutti i primogeniti d’Egitto da quello del faraone (il solo a morire secondo 4,23) fino a quello del bestiame.. Nessuno, però potrà fare del male agli israeliti. Usciranno dall’Egitto con ricchi doni, dopo che i ministri egiziani si saranno prostrati davanti a Mosè. La rottura col faraone è ormai definitiva.

Ritorniamo ora sul tema che ci può lasciare perplessi: l’indurimento del cuore.

L’indurimento del cuore

Abbiamo già visto che tutte le lezioni sottolineano l’indurimento del cuore.

«Però il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto»

Inizialmente è il faraone ad ostinarsi e ad indurire il suo cuore: Il faraone è l’uomo dal cuore di pietra che rifiuta la parola di Dio, si chiude in sé stesso…

Nel linguaggio biblico il cuore è la sede non del sentimento, ma è quel che noi chiamiamo la mente, il pensiero.  Avere un cuore indurito significa essere ostinato e testardo fino in fondo, diremmo essere una  «testa dura».

Dio vuole che il  cuore di pietra del faraone si trasformi in un cuore di carne capace di vivere secondo la volontà del Signore:

Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne (Ez 36,26).

Per ben nove volte Dio gli dà questa possibilità (la pazienza di Dio). Se  Dio avesse voluto, avrebbe cancellato in un sol colpo l’Egitto:

Se fin da principio io avessi steso la mano per colpire te e il tuo popolo con la peste, tu ormai saresti stato cancellato dalla terra; invece per questo ti ho lasciato sussistere, per dimostrarti la mia potenza e per divulgare il mio nome in tutta la terra (9,15-16 – La grandine). 

Ma il faraone continua ad ostinarsi! Non vuole riconoscersi creatura davanti all’unico sovrano e creatore! E’ un pagliaccio, piagnucola, sembra pentirsi, più per paura, chiede a Mosè di pregare per lui, ma è un imbroglione, promette la libertà, e, scampato il pericolo, manca di parola. Persino i maghi (8,15) ed alcuni servi del faraone (9,20) temono JHWH, cioè riconoscono la potenza del Signore: ma non il faraone, che non vuole riconoscere che l’Egitto va in rovina! (10,7).

 

«Il Signore rese ostinato il cuore del faraone»

Dio comprende che il faraone, nonostante tutte le lezioni, non capirà, si ostinerà sempre di più. Nonostante questo Dio non interrompe la sua azione. In questo senso Dio indurisce il cuore del faraone: Dio continuava ad agire per la libertà e la salvezza e, continuando ad agire, il faraone si ostinava sempre di più.

La vicenda storica di Gesù è significativa. Di fronte alla sua predicazione e ai miracoli, i capi giudei hanno indurito i loro cuori, rifiutando di comprendere e di riconoscere il progetto di Dio. Ha avuto Gesù una responsabilità in questa ostinazione? Se fosse andato incontro a sadducei e farisei, moderando le proprie affermazioni, sarebbero giunti  probabilmente ad un accordo. Ma poteva Gesù cambiare la propria missione? Potremmo dire che Gesù ha indurito il cuore dei giudei, perché ha continuato ad agire per la libertà e la salvezza dell’uomo, nonostante il rifiuto ed il pericolo che correva.

Dio agisce sul cuore ostinato del faraone e lo lascia libero di decidere, perché anche il faraone e l’Egitto sono sue creature. Israele deve liberarsi dalla schiavitù del faraone, l’Egitto dalla schiavitù del peccato.

Noi sappiamo cosa accadrà a chi non scolta Dio: ecco la lezione profetica del racconto.

Il racconto è, paradossalmente, anche una lezione d’amore che Dio dà al faraone  e ad ogni uomo, nonostante il suo messaggio violento. Dio ci corregge come un uomo corregge il proprio figlio ed interviene come un padre amoroso.

Concludiamo riaffermando che le piaghe non sono dei castighi, ma correzioni di Dio in favore del peccatore indurito, che è stato sordo alla sua parola, ha voluto opporsi testardamente al consiglio paterno ed ha lasciato che il suo cuore si consegnasse al male. Le “piaghe” sono solo conseguenze delle proprie scelte.

 

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Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019
 
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