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FORTI NELLA TRIBOLAZIONE

MARZO 2003

     

IL VOLTO VERO DELL'INDIGENZA Maria Pia Lauri
Con il crac economico del mio secondo marito, mi ritrovai la casa vuota: c'erano soltanto due reti, un cordino da parete a parete per i vestiti, in un angolo, per terra, la biancheria….
Che squallore, che sofferenza! Quando dalla mia finestra vedevo le dirimpettaie che spolveravano e pulivano la casa, piangevo, mi guardavo in giro: in cucina una tavola da stiro con tre sedie, in camera da pranzo soltanto il letto di Piero… e mi chiedevo: "Perché è successo tutto questo?" Non lo so: la mia incoscienza, il mio non sapere che esisteva la miseria, il non considerare che avrei potuto sposare solo in chiesa Lallo e non avrei perduto la pensione di Turi….
Ma dovevo reagire. Lallo conosceva un suo amico che vendeva latticini nelle latterie, nelle trattorie, nel mercatini, perché non fargli vendere i prodotti conservati della Ditta "Lauri"?
Di nuovo chiamo i miei genitori, insieme decidiamo di aprire un magazzino in V. Zenodossio 53. Io stavo al magazzino, i miei mi mandavano i prodotti da Priverno, mio marito con l'amico li vendeva e si sopravviveva con il guadagno.
Quello con Lallo fu un matrimonio basato soltanto sul rispetto e sulla comprensione; c'era in noi una certa serenità d'animo, voleva molto bene ai miei figli, come io volevo bene al suo unico figlio.
Anche questo matrimonio durò poco: un giorno una telefonata: era stato raccolto per strada e portato all'ospedale: un ictus cerebrale e dopo pochi giorni la morte.
Da quel momento la mia grande fede cominciò a vacillare, mi sembrava assurdo che tutto questo potesse accadere solo a me: il Signore anche la seconda volta mi aveva abbandonata. Anche perché questo avvenimento era stato accompagnato dal tracollo finanziario difficile da gestire.
Intanto avevo conosciuto un amico del secondo marito, si chiamava Francesco: un povero derelitto, malato, malandato, sofferente, ma molto buono. Frequentava la mia famiglia perché ci aiutava a fare le consegne. Con il suo aiuto andavamo avanti.
Piero intanto aveva trovato un buon lavoro, cresceva bene. Nunzia andava avanti alla meglio con il marito e le sue figlie.
Ma nel marzo 1984 anche Francesco si ammala: pancreatite: rimase tra la vita e la morte. Lo curai con amore cristiano, si salvò però aveva bisogno di tante cure, la famiglia non lo voleva in casa perchè sarebbe stato di peso. Parlarono di ospizio.
Mio figlio, in un atto d'amore decise di portarlo a casa nostra. Dopo soltanto 7 mesi Piero si sposò. Io rimasi insieme a Francesco, stavamo benino perché Francesco era buono, lo curavo e la vita andava avanti serenamente. Senonché nel 1989 comincia a stare poco bene: una stupidaggine in apparenza! In realtà si trattava di una grande malattia di cui non ricordo il nome, so soltanto che nel 1991, il 31 gennaio, dopo sofferenze terribili, con amputazione della gamba, Francesco muore.
Di nuovo la solitudine, lo sconforto, ma con l'aiuto dei figli e il conforto della preghiera la vita continuò a scorrere.
In questo periodo avevo conosciuto una giovane signora, una vicina al magazzino, spesso veniva da me e comperava qualcosina, mi portava le sue amiche. Fra noi era nata un'amicizia, mi ispirava, aveva una disponibilità unica. Lei mi parlava di un Dio grande e misericordioso, di una Madre buona, che parlava al cuore delle persone, di una suora, Suor Rifugio, con la quale potevi dialogare… Ma le mie sofferenze, la mia poca fede mi dicevano che erano chiacchiere, la realtà della mia vita era diversa!… Dio mi stava chiamando, ma io ancora non riuscivo a riconoscere la Sua voce.


 

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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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