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OTTOBRE 2006

     

SUL SENTIERO DEL DIALOGO (Dada)

   Parlare di dialogo interreligioso è parlare di comunicazione in un campo molto specifico, dove il dialogo si arricchisce d'accoglienza e di sottile capacità d'ascolto, ma anche di silenzio interiore e dove la meditazione in comunione apre orizzonti di grande spiritualità, richiamando alla contemplazione e all'amore.

  Il dialogo interreligioso ci porta molto in dietro nel tempo nell'epoca in cui visse Gesù, quando la Buona Novella fu portata agli Ebrei, ma anche ai Greci e ai Romani, così come alle popolazioni che abitavano le terre ad essi limitrofe.

  Sollecitati dallo Spirito Santo, gli Apostoli e tanti altri discepoli di Gesù, comunicarono al mondo le Sue parole di verità e la loro esperienza di vita alla Sua sequela.

  Anche gli Apostoli dunque impostarono un dialogo interreligioso. E S. Paolo continuò in questo intento, lasciandoci pagine di geniale profondità, perché egli conobbe la verità in modo abbagliante e possente; rimanendone addirittura annichilito in un primo momento. Poi la Verità, finalmente, prese dimora in lui ed egli passò all'azione e poté iniziare il suo cammino d'instancabile comunicatore. Era allora anche il tempo dei grandi pensatori greci, che Paolo raggiunse ad Atene, per parlare di Chi essi chiamavano “il Dio ignoto”, rivelando che quel Dio non era più ignoto, ma che tante persone l'avevano conosciuto.

  Fu un dialogo che i Greci mantennero su un piano puramente filosofico, perché la storia della loro evoluzione stava attraversando il periodo dei grandi pensatori ed il grado del loro pensiero era impregnato di concetti filosofici. Ma il dialogo che Paolo voleva impostare andava oltre, dove il cuore si fa puro e la coscienza si ripulisce da tutte le “scorie”, che sono i pregiudizi e le incomprensioni, i rancori e le ipocrisie: erbe cattive, che soffocano il campo della vera comprensione.

  Entrare in comunicazione con l'altro non significa tuttavia cercare di convertirlo alle nostre idee, ma certamente è un modo di entrare nella sua umanità e nelle sue aspirazioni, con rispetto e spirito di gratuità, per cercare di capirlo. Da questo modo di interagire può nascere senz'altro qualcosa di buono e di proficuo, perché s'imposta un rapporto di fiducia e di reciproca disponibilità. Perciò la differenza dell'altro da noi non è più considerata “diversità” dallo sconosciuto, ma stimolo interessante e vivace per interagire e per costruire, insieme e senza preconcetti, un mondo migliore e una vita di qualità.

  Il dialogo interreligioso dei tempi attuali, in particolare, ha come scopo principale la pace e la giustizia, con una serie d'implicazioni che stanno a cuore a tutti gli uomini di buona volontà.

  La pace significa armonia; armonia dell'uomo con la terra, con Dio e con il suo prossimo.

  La pace è comunione profonda dell'uomo con Dio e degli altri uomini fra di loro; essa va riproposta sempre in termini di attualità e perseguita in tutti i modi possibili.

  Inoltre non c'è giustizia senza pace perché, nella visione globale della storia, la pace è un valore cui l'umanità deve tendere.

  La vita che Dio ha dato ad ogni uomo indistintamente come dono, diventa oggi un problema di sopravvivenza, perché vita e sopravvivenza sono la stessa cosa e chi non è per la vita non è nemmeno per la qualità della vita.

  In questa rubrica riporterò, nei prossimi mesi, alla lettera, alcune pagine tratte da libri che ho letto, sul dialogo interreligioso in generale e su quello, più specifico, ecumenico fra cristiani di diverse confessioni.

  A tale proposito ho letto e vi riporterò anche alcuni brani di quanto ha detto Papa Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Ut unum sint”, che è anche il titolo della rubrica che mi è stata affidata.

 

                    

Chiamare la guerra il concime del coraggio e della virtù

è come chiamare la corruzione il concime dell'amore.

Le glorie della guerra sono tutte macchiate di sangue, farneticanti e infettate dal crimine;

l'istinto combattivo è un barbaro suggerimento secondo cui il bene di un uomo si ottiene con il male di un altro. George Santayana

 

La vita pervade il mondo (Krishnamurti)

 

Rallegrati!

Il tuono romba tra i monti

e lunghe ombre attraversano

la verde faccia della valle.

Le piogge

traggono freschi germogli

dai ceppi morti di ieri.

In alto, fra le rocce,

un'aquila fa il nido.

Tutte le cose

sono grandi di Vita.

O amico,

la Vita pervade il mondo;

tu ed io

siamo in eterna unione.

La Vita è come le acque,

che nutrono egualmente

re e mendicanti:

il vaso d'oro per il re,

per il mendico il vaso d'argilla

che si sgretola alla fontana;

e ciascuno tien caro il suo.

Malinconia,

paura della solitudine,

angoscia del giorno che muore,

tristezza d'una nube che passa…

La vita priva d'amore

erra di casa in casa,

e non c'è nessuno

che proclami la sua bellezza.

Fuor della roccia granitica

è stata tratta un'immagine,

e gli uomini l'hanno sacra;

ma calpestano la roccia

sulla via che conduce al tempio.

O amico,

la Vita pervade il mondo;

tu ed io

siamo in eterna unione.

 

 

 

 

 


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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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