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APRILE 2018

     

            La parabola dei vignaioli omicidi appare in tutti e tre i vangeli. Essa riprende il celebre canto, bello e triste, del profeta Isaia (5,1-7), ma Gesù la amplia e la porta a compimento.

            E’ una storia ricca di simboli e si inserisce proprio nel periodo storico della vita di Gesù, sottolineandone le ingiustizie, l’avidità di potere e i vizi.

            La vigna si può interpretare come un luogo dove si svolge un lavoro corale, con personaggi dagli intenti diversi. Le piante da frutto affondano qui le loro radici, in un terreno accogliente e che dà uva buona e abbondante.

            Questa straordinaria fecondità attrae l’attenzione dei contadini avidi e senza scrupoli. Alla morte violenta di alcuni servi fidati (inviati dal padrone a ritirare il raccolto) per mano dei vignaioli, si avvicendano altri servi e altre morti violente.

            Il padrone è lontano e la carneficina nella vigna continua su altri servi inviati. Finalmente il padrone entra in scena nel racconto e decide di mandare il figlio. Ma i contadini – vignaioli, sempre più accecati, dalla avidità di ricchezza e di potere, meditano di uccidere anche il legittimo erede.

            L’interpretazione che viene data a questa parabola pone la vigna come il Regno di Dio. Ma il Regno è sede dell’incommensurabile consapevolezza e i servi sono coloro che lavorano per questo luogo e per i risultati conseguenti il loro zelo, nel coltivarlo con perizia e massima cura. Dunque,impossessarsi della vigna e uccidere i servi significa prendere ingiustamente il potere sulle consapevolezze altrui e farne mercimonio, vendere ed arricchirsi. Abbandonarsi al puro piacere che dà la ricchezza e, agli agi che ne conseguono, anche lastricando il loro cammino di cadaveri. Il Signore ha dato a questo mondo di crescente consapevolezza gli strumenti giusti per poter andare uniti nella direzione della vita, i cui frutti sono i valori che si producono: l’amore, l’unione, la creatività, la gioia. L’unione che si forma dalla relazione fra i tralci, nutriti tutti dalla stessa linfa; la creatività che sorge da questa unione e che produce frutto, e la gioia che scaturisce nel vedere il prodotto ottenuto: il vino (Frutto della vite e del lavoro dell’uomo), che nasce dal fermento del mosto che ribolle e si arricchisce di spirito …

            I vignaioli della parabola sono ciechi egoisti, non sanno apprezzare altro se non il danaro; sono ottusi, non capiscono che quella vigna va fatta fruttificare secondo le sue caratteristiche e da chi ha mandato il Signore. Loro, invece, cercano solo il potere su di essa e il denaro che ne consegue e che li dovrà sostenere. Ma il potere e il danaro fine a se stesso diventa senza limiti; non ce n’è mai abbastanza per cui i vignaioli osano programmare di uccidere anche il figlio del padrone, detentore del legittimo potere sulla vigna e la cui ricchezza non è il danaro fine a se stesso, ma il rispetto e la cura amorevole della vigna, secondo i fini per cui è nata. Finalmente questo padrone darà consistenza a questa vigna quando caccerà i malvagi e li sostituirà con servi degni e intelligenti. Egli la farà fruttificare nella direzione dell’unitivo e del creativo, l’equivalente dell’Amore che pervade tutto il Regno di Dio e che noi chiamiamo Trinità. Ma c’è voluta la morte del Figlio, anche Lui mercificato e venduto per 30 denari, perché il popolo dei giusti capisse che quella vigna è veramente il Regno di Dio e che tutti abbiamo accesso ad essa, purché ne rispettiamo la natura, traendone i frutti della consapevolezza e riconoscendola come bene comune unificante, da conservare con amore e per amore.

Canto della vigna (Isaia 5:1-7)

Canterò per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva,

ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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