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OTTOBRE 2017

     

           

Nell’attuale momento storico l’uomo non vuole più confrontarsi con uno stile di vita legato a rigidi valori, cui un tempo si faceva riferimento, per sentirsi a posto con la coscienza e in pace con Dio e con gli uomini.

            L’uomo di oggi è un essere ben più complesso e vuole delle riposte articolate, tali da soddisfare le istanze, che la consapevolezza acquisita nei secoli pone.

            Duemila anni fa Gesù entrò nella Storia e parlò di tempi maturi per la sua venuta. Si riferiva alla nostra capacità mentale, più evoluta rispetto a quella tribale degli antenati, di comprendere e di elaborare ciò che Lui ci offrì nel Vangelo, come chiave di lettura. Da essa si evince l’essenza del suo messaggio e del Suo stile di vita, che è alla base dei valori assoluti.

            Sono trascorsi tanti secoli e quei valori sono passati attraverso il vaglio di una evoluzione umana sempre più complessa: da alcuni disattesi, da altri onorati ed esaltati, da molti abbandonati. Eppure l’uomo continua nel suo cammino evolutivo sempre più complesso. I valori si sono fatti cangianti: un arcobaleno di idee e di comportamenti variegati, che sfociano talvolta in filosofie nichiliste, esistenziali, relativiste; il relativismo ne è una espressione estrema. Ciò che piace al singolo va bene per tutti; faccio quello che voglio, soddisfo i miei istinti. I valori sono obsoleti nella società dei consumi esasperati, non servono, sono vincoli senza significato, sono io padrone della mia vita, scelgo liberamente come vivere senza remora alcuna; decido io se vivere o suicidarmi.

            Cartesio affermava: “Cogito ergo sum”, tuttavia non basta sapere che esisto perché penso e sono capace di pensiero riflesso, ovvero so di pensare e sviluppo capacità critica su ciò che il mio pensiero è in grado di elaborare. Dire che sono, che esisto perché penso non risolve le sempre più pressanti istanze dei tempi moderni. E’ necessario che l’uomo recuperi e dia valore ai rapporti umani autentici. Porsi in relazione non significa soltanto scambio di pensieri, benché utile fra uomini liberi, ma ci deve essere di più, perché l’uomo è “di più”. Il processo di consapevolezza, che cammina da secoli parallelo alla storia umana, avviene, si forma, prende corpo nella misura in cui siamo capaci di porci in relazione, pensando ed amando. L’essenza di una relazione umana è l’amore.

            La vita non è una fredda equazione o un sistema di equazioni a più incognite, non è un problema matematico da risolvere, ma è un complesso intreccio di relazioni umane, regolate da valori.

I valori si formano all’interno del nostro vissuto, prendono corpo dalle esperienze di vita, dal pensiero autonomo posto a confronto. Attraverso esperienze positive e negative, dispensatrici di gioie e dolori, motivo di riflessione o di ribellione, l’uomo costruisce o demolisce ceri valori, pena una alienazione che ammala la psiche, obnubila la mente e può sfociare nella depressione, che tanto tormenta le nuove generazioni. Eppure non tutti approdiamo agli stessi “principi non negoziabili”, non tutti partiamo da una uguale consapevolezza, non tutti riusciamo a riconoscere certi valori. Non per tutti il processo di spiritualizzazione porta a scelte radicali che trasformano la vita del singolo e influenzano comunque la comunità. Nell’uomo primitivo una certa spiritualità diventa evidente e organizzata quando egli sente la necessità di seppellire i morti e accompagna il rito con funzioni religiose, seppure ancora grezze, non affinate da una cultura ed una educazione legate al pensiero consapevole. Dunque stavano nascendo certi valori, legati alle necessità primarie e al vivere comune, ormai stanziale e organizzato in tribù.

L’uomo continua la sua evoluzione. Egli sa o percepisce di contenere in sé un qualcosa che sfugge al tentativo di spiegazione razionale.

Un valore molto trascurato al giorno d’oggi è l’attenzione. L’attenzione dell’uomo verso l’uomo, verso le sue attività, il suo lavoro, il suo rapporto con l’ambiente; verso l’uomo che si confronta con la solitudine, la malattia, la gioia, le ingiustizie, con la sofferenza, con l’evasione dal quotidiano multiforme.

Attenzione all’ineffabile, a ciò che egli non sa o non può esprimere a parole, ma che emerge dal suo sentire profondo. Attenzione all’Oltre dell’uomo, a tutto ciò che egli è capace di dare dal profondo di sé, sorprendentemente toccato da quella luminosissima scintilla, che ciascuno di noi contiene in sé e che chiama Spirito.

(segue)

                                                                       Dada

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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