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MARZO 2007

 

 

GESU' MUORE IN CROCE (Mt 27,32-42)

 

  “ Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei».

  Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

   E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo”.

 

  Al mite Agnello, che era passato beneficando tutti, non viene risparmiata nessuna umiliazione, nessuno strazio, si trascina, temono che non arrivi vivo al Calvario.

  Beato Simone di Cirene che fu scelto dal Padre a condividere il peso della croce! Beati noi se, ancora oggi, riusciamo a condividere la stessa croce, accettando e portando con amore la nostra e quella dei nostri familiari. Ognuno di noi può essere Simone di Cirene, se si muove a pietà del fratello e lo aiuta a portare il peso della vita in tutti i suoi aspetti. Essere cristiani significa anche questo. La sola vita di pietà non basta per definirsi tali, occorre esprimere la fraternità evangelica e questa si evidenzia, quando riusciamo a fare innanzitutto un servizio di ascolto, prima in casa, con le persone care, che ci sono state affidate dall'Alto, perché le orientassimo a capire la volontà di Dio e lenissimo le loro pene con la misericordia, e poi con gli altri fratelli di fede, che ci è dato incontrare sul nostro cammino. Simone non sapeva che quel giorno avrebbe portato la croce di Cristo, il Messia del Signore, il Redentore del mondo, ma si lasciò sorprendere dall'imprevisto ed ebbe l'opportunità di aiutare lo stesso Figlio di Dio. Che grande grazia! Che grande onore!

  Eppure uguale grazia viene proposta a noi ogni volta che vediamo un fratello, che trascina a fatica la sua croce e noi gli offriamo la spalla perché possa arrivare meno stremato al suo Calvario. Gesù, infatti, il giorno del giudizio dirà: “L'hai fatto a me”.

  I soldati, con un residuo di umanità, offrono a Gesù vino mirrato, che avrebbe attenuato il dolore della crocifissione, ma Lui lo assaggia per gratitudine e anche per farci capire che non è contro il volere di Dio attenuare il dolore con rimedi possibili, ma rifiuta di berlo, non volendo mettere un limite alla sua offerta vittimale. L'aiuto lo aspetta dall'Alto e lo riceve come forza di sopportazione e come capacità di rimanere nell'amore, nonostante l'infierire della violenza e delle barbarie su di Lui.

  E poi la crocifissione. Come si può pensare di inchiodare un uomo quasi fosse una cosa? Eppure Gesù sta lì, stirato come un elastico, per poter arrivare con l'altra mano, al buco già preparato per il chiodo. Che spettacolo di crudeltà! A quale degrado siamo giunti!

  Il Figlio di Dio, per salvarci, ha subito tutto questo strazio nel corpo, nel cuore, nella mente, ma non si è ribellato, non ha stritolato col suo potere divino, la spavalda creaturina che si prendeva gioco sadico di Lui. Ci ama troppo per poter rinunciare a noi, figli ingrati e perciò ha preferito dilatare il suo Cuore trafitto alla misericordia, per poterci perdonare.

  Se contempliamo il Crocifisso, che ne è dei nostri rancori, dei nostri ricorsi alla giustizia, anche verso parenti opportunisti e ingrati? Il rossore ci infiamma le guance.

 

 

 

 

 

 

•  “ Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

•  Simone di Cirene, beato te che hai potuto sentire sulle tue spalle il peso della Croce più santa del mondo e hai alleviato il cammino del Martire divino! Anch'io, Signore, ho avuto e ho questa fortuna, ma spesso non mi accorgo che sei Tu che mi chiedi aiuto. Perdonami, Signore, e rendimi più sensibile alle altrui sofferenze.

 

•  Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.

•  Quel vino mirrato è la falsa pietà che questi poveri soldati praticano verso di Te, Gesù, prima di iniziare il supplizio della crocifissione. Anch'io, qualche volta, dico, a parenti ed amici, parole dolci, comprensive, che non corrispondono ai pensieri del mio cuore. E' il mio vino mirrato. Quanto vino mirato viene offerto ai nostri giorni alle spose o agli sposi traditi, ai figli abbandonati. Giustamente Tu, Gesù, non hai voluto quel rimedio ipocrita e hai preferito la nuda verità. Insegnaci, Signore, a non scollegare la mente dalla coscienza, l'apparenza dalla verità.

 

•  Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia.

•  Non hai più niente, Gesù, Maria non può avere neanche il ricordo della veste intrisa del tuo sangue: se la tirano a sorte i soldati. Ma forse è giusto che sia così: loro hanno più bisogno di Te di essere purificati da quel Sangue. Lei, la tutta santa, la tutta pura, la donna forte sta in piedi e fa il vero servizio di guardia al Re che muore. Madre di misericordia, vieni anche al mio capezzale, nell'ultima ora, per proteggermi dal maligno e consegnare la mia anima al Padre.

 

•  Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei».

•  Non solo dei Giudei, Gesù, Tu sei Re, ma sei Re del mio cuore, della mia famiglia, della mia patria, del mondo intero. Ma la tua sorte è sempre la stessa: quella di dare la vita. Donala con amore per i tanti figli ingrati di oggi, donala per me, donala per i miei cari.

 

•  Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

•  Sei in buona compagnia, Gesù: “sei stato annoverato tra i malfattori”, anzi sei il più malfattore di tutti se la pena che ti hanno inflitto è più crudele della loro. Sì, Gesù, perché il più malfattore sono io e Tu hai preso il mio posto! Come dirti grazie, o mio Salvatore?

 

•  E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».

•  Ma Tu non scendi dalla croce perché non solo stai salvando Te stesso, ma stai salvando tutti noi. Non puoi scendere dalla croce, Gesù, perché anche se mi mettessi io al tuo posto, l'umanità non avrebbe speranza. Resta sulla croce, Gesù, e insegnami a vivere con dignità regale la mia piccola croce.

 

•  Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo”.

•  No, non credereste, sacerdoti, scribi e farisei ipocriti, non credereste perché il vostro cuore è indurito nell'invidia e nell'odio. Gesù, non permettere che io ripeta il loro peccato.

 

 

 


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Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2012
 
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