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FEBBRAIO 2016

     

 

50 DOMANDE SULL’ABORTO

 Sergio Mora La campagna Voglio vivere

 

D.25: Si può dire che, prima dell'annidamento nell'utero, esiste solo un «pre-embrione» privo di na­tura umana, per cui si può parlare di essere umano solo dopo questo annidamento?

R. 25: Niente affatto. Questa tesi è anti-scientifica e serve solo a giustificare cinicamente la manipolazione dell'em­brione nelle sue prime settimane di vita, negandogli la dignità umana. In realtà, nulla è cambiato nell'embrione una volta che si è annidato nell'utero: ha solo occupato la sua prima casa; po­tremmo forse dire che un uomo è tale solo dopo che alloggia in un'abitazione, emarginando così i senza-tetto in una categoria pre-umana?

Si pretende anche che l'annidamento segni l'inizio della vita umana, in quanto con esso si stabilisce un rapporto biolo­gico tra l'embrione e sua madre. Ma non è il rapporto con qual­cuno a costituire l'essenza di un uomo, bensì al contrario è l'esistenza di una vita umana a rendere possibile un rapporto bilaterale; per avere rapporti con qualcuno bisogna prima es­sere qualcuno.

Nella natura dell'embrione nulla è cambiato nel passaggio dalla fase precedente a quella successiva all'annidamento; dunque si tratta dello stesso essere umano; e del resto, se così non fosse, quella madre non avrebbe rapporti con qualcuno ma con qualcosa.

 

D. 26: Le cellule del figlio non provengono dalle cellule della madre?

R. 26: No. Secondo la biologia e la genetica, è l'embrione che, con una vera esplosione di vitalità, intraprende il proprio autonomo sviluppo nelle viscere della madre. Il dr. Bart Hef­fernan descrive questa fase dinamica dello sviluppo: «Fin dal concepimento, il figlio è un individuo complesso, dinamico, dalla crescita rapida. Mediante un processo naturale e conti­nuo, un solo ovulo fecondato si sviluppa in molti miliardi di cellule nel corso dei nove mesi». «Dopo l'ottava settimana, non rimane più nessun abbozzo (rudimento di organo embrio­nale); tutto è al suo posto e lo si ritroverà nel neonato».

 

D. 27: Quand'è che l'embrione è «vitale»?

R. 27: Come pure molti termini lanciati dagli abortisti, an­che quello della «vitalità» è ambiguo e quindi pericoloso.

Se, per «vitalità», s'intende la capacità del concepito di svi­lupparsi indipendentemente dalla madre, il buon senso ci porta a dire che allora non solo i nascituri, ma anche i neonati, per quanto possano essere sani e di grandezza giusta, non sono «vitali». Senza la costante cura da parte della madre o di altre persone che lo assistono, il neonato non sopravvive e muore ben presto.

Ancora nel XX secolo, i bambini nati prematuramente pri­ma del settimo mese di gravidanza morivano, perché le tecni­che dell'epoca non avevano i mezzi adeguati per salvarli. Oggi noi siamo in grado di salvare un bebè nato al termine di sole 20 settimane di gravidanza, e gli scienziati stanno lavorando per costruire una placenta artificiale che renderebbe «vitali» gli embrioni di appena dieci settimane.

Come si vede, la categoria di «vitalità» non è in grado di identificare la natura umana di un essere vivente, ma solo di valutare la sua capacità di vita indipendente. Applicare questo concetto discriminatorio agli esseri umani nelle varie fasi della loro vita, conduce all'assurdo di condannare a morte mediante eutanasia, in quanto «non vitali», non solo i nascituri, ma an­che le persone incapaci di vita indipendente come gli anence­fali, i pazienti in coma, eccetera.

 

D. 28: In quale momento il cuore del nascituro co­mincia a battere?

R. 28: Al termine della terza settimana dopo la feconda­zione, il cuore del nascituro comincia a battere, facendo circo­lare il proprio sangue, che può essere di un gruppo sanguigno diverso da quello materno.

 

D. 29: Quand'è che il nascituro sviluppa il primo abbozzo del sistema nervoso?

R. 29: Lo sviluppo del sistema nervoso centrale ha inizio alla terza settimana dal concepimento; già alla quarta settima­na, il nascituro manifesta attività riflesse complesse, come le reazioni motorie. Dopo la sesta settimana, il nascituro è già provvisto del cervello, tanto che l'elettroencefalogramma (EEG) può registrarne le onde cerebrali.

 

D.30: Alcuni dicono che si può parlare di vita umana solo quando, essendosi formato nel feto un abbozzo di sistema nervoso, il suo cervello emette le prime onde cerebrali, rilevabili dall' EEG. E' questa una tesi accettabile?

R. 30: Niente affatto. L'umanità del feto non consiste nella sua capacità di emettere onde cerebrali, come l'adulto non è uomo solo se è capace di pensare; altrimenti dovremmo negare la dignità umana ai cittadini anencefalici (ossia privi di cervel­lo) o ai pazienti in coma che non danno segni elettrici all'EEG, condannandoli quindi all'eutanasia. Più in genere, non bisogna scambiare l'esistenza della vita con la mera capacità di dar se­gni di vita, né la razionalità umana con la mera vitalità cere­brale. Come il feto è uomo anche prima di annidarsi nell'utero o di palpitare, così lo è anche prima di emettere onde cerebrali, anche se le sue facoltà vitali possono attuarsi solo progressiva­mente, manifestandosi con crescenti segni esterni rilevabili dagli apparecchi clinici.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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