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MARZO 2016

     

 

50 DOMNDE SULL’ABORTO

 Sergio Mora La campagna Voglio vivere

D. 31: Potete descrivere la vita intra-uterina del nascituro?

R. 31: La vita intra-uterina è stata ben descritta dal dr. Wil­liam Liley, il «padre della fetologia». Il nascituro, capace di ambientarsi e di tendere al proprio fine, s'impianta nella cavità spugnosa dell'utero e, imponendo la propria presenza, inter­rompe il ciclo mestruale della madre. Nei successivi 270 gior­ni, l'utero diviene la casa dell'embrione; per renderla abitabile, egli si produce una placenta e una capsula protettrice di fluido (liquido amniotico).

Egli si muove con agilità e grazia nel suo mondo fluttuante. E' sensibile al tatto, al gusto, alla temperatura, al suono e alla luce. Veglia o dorme; beve il suo liquido amniotico, con piace­re se viene addolcito artificialmente, con dispiacere se gli si dà un sapore sgradevole; può avere il singhiozzo. Talvolta gesti­cola e si succhia il pollice. Si annoia perfino; ma si può solleci­tarlo a rispondere ad un primo segnale e poi anche ad un secon­do diverso. Infine, è lui a determinare il suo compleanno, perché l'inizio delle contrazioni del parto risulta da una inizia­tiva unilaterale del feto.

E' questo stesso feto che, come un paziente qualsiasi, può ammalarsi e necessitare di diagnosi e cure.

 

D. 32: Il nascituro avverte il dolore?

R. 32: Certo: avendo il senso del tatto, il nascituro è sensi­bile al dolore. La nostra capacità di avvertire e reagire al dolore non comincia dopo né durante la nascita. Nel corso degli ultimi decenni, i progressi nella rilevazione in tempo reale mediante gli ultrasuoni, la fetoscopia, l'EEG fetale, hanno dimostrato la considerevole recettività del nascituro: sensibilità al tatto, e dunque al dolore.

Ha scritto l'ex presidente americano Ronald Reagan: «Dobbiamo renderci conto della realtà degli orrori che si veri­ficano. I medici di oggi sanno che un nascituro, dentro le visce­re della madre, può sentire una carezza, come può reagire al dolore. Ma quanti sono al corrente delle tecniche abortive che bruciano la pelle del feto con una soluzione salina, provocan­dogli una mortale agonia che può durare ore?».

 

D. 33: Che cos'è la nascita?

R. 33: Ha scritto il dr. Jack Willke: «La nascita consiste nell'uscita del bebè dal ventre della madre, tagliando il cordone ombelicale, e quindi nell'inizio di una vita fisicamente staccata dalle viscere materne. Alla nasci­ta, la sola cosa che muta radicalmente è il sistema di supporto della vita del bebè. Il figlio non è diverso prima o dopo la nasci­ta, eccetto il fatto che ha cambiato il proprio metodo di respira­zione e di nutrizione. Prima di nascere, l'ossigeno e il nutri­mento gli arrivavano dalla madre mediante il cordone ombelicale; dopo la nascita, l'ossigeno gli arriva dai propri polmoni e il nutrimento dal proprio stomaco, se è abbastanza maturo per essere così saziato».

 

3- La Legge sull’aborto

«Con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi, dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. «Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa» Papa Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium Vitae, 1995

 

D. 34: Perché mai la legge dovrebbe intromettersi nel privato dominio della vita sessuale di una donna?

R. 34: Nella sentenza del cruciale processo Roe contro Wade, che nel 1973 ha legalizzato l'aborto negli Stati Uniti, la Corte Suprema americana si basò sul cosiddetto diritto alla protezione della vita privata, sancito e tutelato dalla Costitu­zione.

Ma quello che avviene nell'intimità dell'utero materno non è una faccenda privata della donna; è la formazione e lo svilup­po di un essere umano che ha pieno diritto alla protezione legale. Quando questo viene minacciato di morte, si ha non solo il diritto ma anche il dovere d'interferire nella vita della madre per evitare l'omicidio del nascituro.

L'intimità dell'utero non può dare alla madre una licenza di uccidere all'interno delle sue pareti, così come l'intimità di una casa non può dare al padrone un diritto di eseguire un omicidio dentro le sue mura. I pompieri e la polizia violano a pieno dirit­to la proprietà privata, per salvare la vita di persone che vi si trovano dentro, ad esempio abbattendo le porte delle case in fiamme per soccorrere coloro che vi sono rimasti imprigionati.

 

D. 35: Se l'aborto viola le vostre convinzioni mora­li e religiose, potete rifiutarlo. Ma non potete impe­dire ad altri di ricorrervi. Perché mai la legge dovreb­be imporre una certa moralità pubblica, violando l'autonomia delle coscienze e facendo decidere altri per loro?

R. 3 5: Una decisione resta personale solo nei limiti in cui si riferisce esclusivamente agli interessi e ai diritti della persona che decide. Ma se coinvolge gli interessi e i diritti esclusivi di altri, tale decisione non è più personale ma delegata. Tuttavia nessuno può delegare un diritto che non gli appartiene, tanto più se è primario come quello alla vita. La vita infatti appar­tiene esclusivamente al suo Creatore e spetta a Lui, come il darla, così il riprendersela; per cui nessuno può sopprimere un essere umano innocente, nemmeno la madre.

Sopprimere qualcuno in nome della libertà di gestire la propria vita privata, significa annientare la stessa ragion d'essere di ogni vita privata: ossia la dignità dell'uomo creato ad immagine di Dio. L'aborto, il massacro dei nascituri, non è una scelta privata ma un crimine privato che grida vendetta da­vanti a Dio e agli uomini, reclamando giustizia.

Come sarebbe assurdo tollerare che certi genitori commetta­no abusi sessuali sui loro figli, col pretesto che si tratta di una faccenda privata che avviene all'interno della famiglia, così è assurdo tollerare che una donna sopprima il figlio che porta in seno, col pretesto che si tratta di una faccenda privata che avvie­ne all'interno del suo utero. Dopo tutto, l'aborto è l'abuso per ec­cellenza che una madre possa commettere verso suo figlio.

 

D. 36: Perché i diritti di un feto in gestazione do­vrebbero prevalere su quelli di una donna adulta?

R. 36: Vi sono diverse categorie di diritti, che sono disu­guali moralmente e giuridicamente; i diritti primari o originari devono prevalere su quelli secondari o derivati. Quello alla vita è il diritto primario e originario per eccellenza, senza il quale non è possibile esercitare tutti gli altri; esso va dunque difeso più e prima degli altri, che possono essergli sacrificati, se necessario, anche se teoricamente legittimi.

Una madre che vuole abortire pretende di esercitare un proprio diritto secondario e derivato -quello di «gestire il pro­prio corpo» o di liberarsi da un «problema» - sacrificandogli il diritto primario e originario - quello di vivere - non proprio, ma altrui: cioè del figlio. Dunque ella pretende di ottenere un proprio (discutibile) vantaggio facendolo però pagare al figlio, e al carissimo prezzo della vita, realizzando così l'esatto rove­scio del sacrificio materno. Per questo la legge ha il dovere di vietare l'aborto: perché rovescia la gerarchia dei diritti/doveri.

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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